Brotherhood farà scandalo: l’amore gay diventa razzista

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Sarà il film queer-shock del Festival di Roma: la passione sfrenata tra due neonazi che organizzano raid punitivi proprio contro gli omosessuali ma anche arabi. Dalla promessa danese...

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È tutto merito di Lars. Sì, ma questa volta non di Von Trier, sebbene il regista sia danese anche se di origini italiane, il trentaquattrenne Nicolo Donato, con una buona gavetta alle spalle come fotografo e autore di spot televisivi – pensate: ha anche lavorato nella caffetteria della Zentropa dove serviva il caffè proprio a Lars Von Trier! – ed esordiente nel lungometraggio con Brotherhood (Amore fraterno ma anche Confraternita), scandalo annunciato nel ricco concorso del Festival Internazionale del Film di Roma – 15/23 ottobre – che, al suo quarto anno e con un unico direttore artistico, Piera Detassis, si preannuncia abbastanza queer (da non perdere Viola di mare di Donatella Maiorca, di cui si dice un gran bene, e il bisex argentino Plan B diretto da Marco Berger).

Dicevamo di Lars. Il protagonista di questo dramma a tinte forti è proprio un ventiduenne danese, il radicale Lars (Thure Lindhart, bellissimo) che abbandona l’esercito per entrare a fare parte di un gruppo neonazista che prende di mira gay e arabi. La gavetta non è facile e Lars viene affiancato dall’affascinante e laconico Jimmy (lo svedese David Dencik di A soap) che deve testarne l’affidabilità e soprattutto la preparazione su testi fondamentali quali Mein Kampf. Ma ecco che tra i due, come un fulmine, scoppia una passione incontrollabile. Ovviamente la relazione viene vissuta in segreto, e sconvolgerà la vita di entrambi anche perché entrerà nel gruppo Patrick, il fratello minore di Jimmy: tradiranno i loro sentimenti o i fratelli ideologicamente così schierati da non poter nemmeno concepire l’idea che in mezzo a loro possa esistere un gay, figuriamoci amare un altro nazi? Ahi noi, sarà pura violenza.

«È innanzitutto una storia d’amore» spiega Donato. «Ispirata al film di Rosa Von Praunheim Men, heroes and gay nazis. Puoi essere disaccordo con la gente riguardo alle proprie idee ma non puoi giudicarle dal colore della loro pelle. È difficile amare tutti ma penso che si debba almeno provarci.

Quello che ho appena detto è in effetti un po’ tardo-hippy ma è sicuramente vero che dobbiamo rispettarci a vicenda. La violenza è un tabù, in realtà. Dimostra poca intelligenza. Queste frange radicali mi danno da pensare. Ricorrere alla violenza è la dimostrazione che se si ricorre ad essa, ci si appella a una sorta di diritto ad essere violenti: queste persone hanno tentato di risolvere i loro problemi in altri modi fallimentari e si sentono senza potere. Ecco perché si arriva all’atto violento. Riguardo allo stile del film, bisogna avere rispetto del mezzo. Si può provocare e rompere le regole ma bisogna amarlo e rispettarlo: è meglio che attenersi semplicemente alle regole insegnate dai libri di cinema. Amo Von Trier ma anche Gus Van Sant e il linguaggio cinematografico non si può cambiare».

Girato con molta camera a mano in stile post-Dogma, è stato realizzato con un budget di circa 10000 corone danesi (intorno a un milione e trecentomila euro). Vincerà il Marc’Aurelio d’Oro? E se succederà, insorgeranno i gay, i neonazisti o gli arabi? In qualsiasi caso vorrà dire che è un ottimo film.

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