CANNES 2000, TRA LESBICHE E SAMURAI (GAY)

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In concorso ‘Gohatto - Tabu’ di Oshima, l’omosessualità al tempo dei samurai. E il film di Rodrigo Garcia con l'italiana Valeria Golino nel ruolo di una lesbica malata...

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Il festival cinematografico più bello del mondo, più ricco, più interessante, più cinefilo, più organizzato, più glamour si affaccia al nuovo millennio guardando al passato: moltissimi film in costume nel concorso, grande attenzione alla cinematografia asiatica e mediorientale (sette titoli) e nordeuropea (quattro), molti autori interessanti, poco noti, da lanciare alla ribalta internazionale (Labute, Kollek, Shinji), grandi attese: il nuovo film di Lars Von Trier, ‘Dancer in the Dark’ con Bjork e Catherine Deneuve, melodramma e musical ambientato negli Stati Uniti degli anni Sessanta in cui una giovane operaia ceca e quasi cieca deve trovare i soldi per l’operazione agli occhi suoi e di suo figlio, l’ultima epica avventura dei fratelli Coen ‘Oh brother where art thou?’ con George Clooney e John Turturro, ‘Bread & Roses’, primo film girato in America dell’inglesissimo Ken Loach , Wong Kar-Wai con un’opera priva di titolo.

In odore di Palma d’Oro è anche ‘Gohatto – Tabu’’, grande ritorno sullo schermo dopo quattordici anni di Nagisa Oshima, regista de ‘L’impero dei sensi’, che affronta gli amori contrariati di due samurai del corpo d’èlite Shinsen-gumi nella Kyoto di fine Ottocento che devono difendersi da chi non accetta la loro passione e dal severo codice penale (il ‘Gohatto’, appunto). Tratto da un romanzo di Ryotaro Shiba, vanta la presenza del grande attore-regista Takeshi Kitano e di Ryuchi Sakamoto che firma anche la colonna sonora.

Da segnalare nella sezione laterale ‘Un certain regard’ ‘Cose che puoi dedurre al solo guardarla’ di Rodrigo Garcia, figlio del premio Nobel Gabriel Garcia Marquez: film corale al femminile e a episodi, racconta le storie di diverse donne problematiche losangeline tra cui Valeria Golino lesbica e malata di cancro innamorata della chiromante Calista Flockhart. Nel cast anche Glenn Close e Cameron Diaz nel curioso ruolo di una cieca con un’appagante vita sessuale.

Inutile spendere parole sulla quasi assenza del brutto cinema italiano (‘Pane e tulipani’ di Soldini alla Quinzaine e Calopresti con ‘Preferisco il rumore del mare’ in ‘Un certain regard’), non resta che scoprire il cinema di domani che probabilmente ci racconterà un po’ meglio un passato ancora troppo sconosciuto e ignorato.

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