Cannes fischia “Michael”, il pedofilo rapitore

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Accolta negativamente la fredda opera prima austriaca su un pedofilo che tiene segregato in cantina un bambino di dieci anni. "Sui media i colpevoli sono mostri, non esseri...

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Mentre la cronaca italiana svela l’ennesimo caso di abuso su un minore, il sacerdote Don Seppia di Sestri Ponente accusato di abusi e cessione di droga con almeno tre complici, un’algida opera prima austriaca in concorso, "Michael" di Markus Schleinzer, scuote il pubblico di Cannes. Il resoconto quasi cronachistico, senza giudizi, degli ultimi cinque mesi di convivenza tra un signor qualunque, Michael, e un bambino di dieci anni che tiene segregato, non si sa da quando, in una cantina insonorizzata nella sua anonima casetta, non ha convinto. Si vorrebbe descrivere la quotidianità del rapporto tra i due e soprattutto l’apparente normalità della vita di Michael – è apprezzato sul lavoro, va a sciare, ha un ordinario giro di amicizie – per enfatizzare quanto l’orrore sia imperscrutabile nell’occultamento assoluto tipico di questi crimini. Ma l’ambiguità dello sguardo troppo distante non l’ha fatto apprezzare dal pubblico che l’ha fischiato coprendo un timido applauso.

Gli abusi non vengono ripresi, ma la scena choccante di Michael che prepara il lubrificante in bagno non è meno perturbante. L’autore Markus Schleinzer è un apprezzato direttore di casting che ha lavorato per "Il nastro bianco" di Haneke, il cui stile glaciale è stato sicuramente un riferimento per il regista. E non si può non pensare al caso di Natascha Kampusch, anche se Schleinzer non ha voluto riferirsi a nessun caso di attualità in particolare.

"Non avrei osato affrontare un argomento simile se non avessi già avuto a che fare con bambini come direttore di casting – ha spiegato Schleinzer in conferenza stampa -. E proprio in quel caso mi è venuta l’ispirazione. Durante la preproduzione a Berlino de "Il nastro bianco" vidi molte foto sui muri di bambini spariti. Sono circa 40.000 all’anno, una cifra che mi ha colpito. Noi ne cercavamo 48 per il film. Molti vengono trovati il giorno dopo ma altri no: alcuni vengono rapiti e restano prigionieri in garage, granai e sottosuoli. Mi ha molto turbato. Ci sono molti casi, non solo in Austria".

Riguardo all’accoglienza non benevola del pubblico, Schleinzer commenta: "Il tema del film è controverso: non credo che sia possibile lasciare la sala senza che provochi dei dibattiti sul tema affrontato. Penso che sia gli applausi che i fischi dimostrino che il film ha un impatto importante sugli spettatori".

Particolarmente apprezzata è stata l’interpretazione di Michael da parte dell’attore omonimo, Michael Fuith, giudicata autentica e credibile:

"Ho cercato di crearlo immaginandolo: aveva una vita con così tante sfaccettature che era come se ci fossero cinque personaggi diversi in uno. Sapevo che il film si sarebbe costruito intorno alle diverse sfaccettature del personaggio. Alla prima lettura della sceneggiatura ho subito capito che si trattava di un progetto di qualità, benché fossi sconvolto anche in quanto padre".

"Non volevo riferirmi a qualche caso in particolare – continua Schleinzer – Sono stato colpito dal fatto che non ci siano film sui pedofili. Trovavo interessante in questo personaggio la relazione, benché perversa, con la vittima che è al centro della sua vita: è tutto per lui. È un compagno, è la persona che ama, è il suo partner sessuale".

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"Il fatto che sembri una persona normale è come dire che è come noi?" chiede una giornalista piccata. "Non penso che questo film sia un tentativo di contraddire il trattamento dei media sull’argomento anche se si parla spesso con toni sensazionalistici. Ho voluto affrontare l’argomento sotto un’altra prospettiva: nei media i colpevoli sono mostri, non esseri umani, bisogna tenere una certa distanza nei confronti del personaggio".

"Dall’inizio volevo proteggere il bambino, anche a livello di casting – prosegue il regista -. Ho dato ai genitori un breve riassunto della storia, ne abbiamo scelti quattro: ci siamo incontrati, ho spiegato tutto in modo che fossero perfettamente informati. Ai giorni nostri la pedofilia è affrontata con i bambini dicendo che non devono andare con sconosciuti, ma in realtà non si spiegano le vere ragioni. Questo problema va affrontato con i bambini: ho cercato di discutere con lui su come immaginare la relazione con un uomo così, come vendicarsi, come evadere, gli ho anche fatto dipingere la stanza in base ai suoi gusti".

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