CINEMA GAY DI SCENA A PARIGI

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Pasolini, l'Italia e il mondo al Festival francese di film gay e lesbici

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PARIGI – Un cappello magico. Che trabocca di cose meravigliose. Si può definire così l’ultima selezione del Festival di Film Gay e Lesbici di Parigi ( www.ffglp.net ) che si apre il 13 dicembre.

9 film, cortometraggi e lungometraggi, su tutti i supporti, dal video alla pellicola, provenienti da 17 diversi paesi di ogni parte del mondo, dalla Nuova Zelanda alla Corea del Sud, dal Giappone all’Argentina, dall’Uruguay all’Australia. E poi da Francia, Italia, Germania, Svizzera, Portogallo, Spagna, Belgio, Gran Bretagna, Grecia… Più di 80 ore di cinema gay in 5 giorni. 3 sale, da 500, 300, 100 posti. 8000 spettatori attesi. Incontri con registi e attori. Anteprime Europee e francesi. Proiezioni inedite di film che non hanno ancora distributori in Europa. Che certo meriterebbero di averne ma forse non ne avranno mai. Un posto di riguardo riservato ai film scoperti nei festival di Cannes e Venezia. Il Festival gay parigino, giunto alla sua sesta edizione, ha di che lasciare stupefatti.

Qualche pennellata per rendersene conto. Apertura la sera del 13 sotto gli auspici del film spagnolo che tanto ha fatto parlare di se a Cannes (selezionato dalla Settimana della Critica) "Krampack" di Cesc Gay, la storia di due sedicenni che in una calda estate mettono alla prova la loro virilità nascente nell’incontro con due ragazze, l’atmosfera è quella di un edonismo libertino, il bello sta in quella ambiguità che si crea fra loro. Un film piccante e giusto che esplora la confusione dei sentimenti alla soglia dell’età adulta.

Inizio e fine. La chiusura del festival domenica 17 dicembre è dedicata a Venezia e al suo film scandalo "O’ Fantasma" di Joao Pedro Rodrigues in uscita nelle sale francesi nel 2001. In Italia di questo film portoghese si sa tutto: è la storia di Sergio, uno spazzino dei quartieri nord di Lisbona, che ha una vita sessuale quanto meno vivace. La storia di una vendetta, dell’errare notturno fra ossessione e sadomasochismo, di un ragazzo solo, che parte per un viaggio solitario.

In mezzo ancora anteprime: "Chuck and Buck" lungometraggio statunitense di Miguel Arteta, in uscita in Francia in febbraio, e presentato al festival di Deauville. E poi "Lezioni di tenebre" film d’autore del francese Vincent Dieutre, girato fra l’altro anche a Napoli e Roma, e che mette a confronto l’erotismo delle pitture del Caravaggio con la rappresentazione contemporanea dell’erotismo gay. Un dramma barocco, una riflessione sulla bellezza, un’analisi sull’amore.

Poi altre anteprime e un omaggio: 8 minuti di silenzio ed emozione per la storia delle ultime ore di Pier Paolo Pasolini, nei 20 anni della sua morte, raccontata dal francese René Gilson in "Lasciate la vittoria agli infami".

Una citazione al cinema italiano: "Are you greedy?" di Federica Tuzzi e Cristina Volo. Un documentario in sette capitoli in cui le donne parlano senza tabù della loro sessualità.

La riflessione doverosa, nel secolo delle grandi guerre mondiali che si chiude, dedicata alla deportazione di migliaia di omosessuali nei campi di concentramento nazisti: "Paragrafo 175". È il paragrafo del Codice penale tedesco che prevedeva la prigione per i gay e il titolo del documentario, ricco di immagini originali, e testimonianze di sopravvissuti, degli statunitensi Rob Epstein e Jeffrey Friedman. Il film sarà seguito da un dibattito dal titolo "Quali le ragioni di un tale silenzio?" a cui parteciperanno ricercatori, studiosi, associazioni e rappresentanti del Governo francese.

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Poi ancora una sezione speciale "Mascarade". Una selezione di film degli anni ’60-’80 che possono essere posti all’origine del cinema "queer", sul travestitismo, il rovesciamento dei generi e dei codici. Da segnalare, un film di Andy Warhol ancora inedito in Francia: "Horse".

Insomma di cose nuove da vedere ce ne sono. E non importa se la Francia è il paese del Pacs, dei sindacati gay, del riconoscimento sociale, dei diritti dell’uomo uguali per tutti, e poco importa anche se qui nessuno ha ormai più nessuna scusa di nascondere la propria sessualità.

A cosa serva oggi, a Parigi, un Festival di film gay e lesbici ce lo spiega il programmatore della sezione gay, David Dibilio (nella foto): "Serve, innanzitutto perché la maggior parte dei film presentati al Festival non hanno distributori. L’80 per cento non esce in sala. Poi perché non è possibile accontentarsi dell’immagine dei gay che è data dalla tv o dai film grande pubblico. L’alternativa c’è e merita di essere esplorata. Il festival cerca di privilegiare la ricchezza dei punti di vista. Propone una programmazione che non si può vedere altrove. E poi tenta di esprimere l’immagine dell’epoca in cui viviamo. Tenta di anticipare ciò che succederà".

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