CinemaSTop: che bravi Lithgow e Molina nel commovente Love Is Strange

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Nel pacato I toni dell’amore di Ira Sachs sono una coppia di anziani gay senza casa.

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Oggi dedichiamo l’intera rubrica CinemaSTop al film gay della stagione, il pacato e commovente “I toni dell’amore – Love Is Strange” di Ira Sachs che potremmo vedere ai prossimi Oscar soprattutto per l’interpretazione straordinaria dei protagonisti John Lithgow e Alfred Molina. Sono loro, infatti, a incarnare con una lodevole gamma di sottotoni la coppia formata dal pittore Ben e dall’insegnante di musica George, finalmente neosposi dopo quasi quarant’anni di vita in comune. Ma al ritorno dalla luna di miele, George si trova licenziato in tronco dalla scuola cattolica di cui dirige il coro e, non potendo più permettersi l’appartamento di Manhattan in cui vivono, i neomariti saranno costretti a farsi ospitare dagli amici: Ben viene sistemato nella cameretta di un adolescente inquieto suo pronipote, George nell’abitazione di un’altra coppia gay, formata da due giovani poliziotti festaioli, Ted e Roberto (Cheyenne Jackson e Manny Perez che avremmo voluto vedere più coinvolti nel plot). Era un film pieno di trappole, “Love Is Strange”, che il regista smarca abilmente con un riflessivo sguardo d’autore molto meditato: il rischio che fosse ‘piacione’ e ruffiano risultava alto, invece Ira Sachs raffredda tutta la componente melò infondendo estrema naturalezza alla vicenda, e finalmente la coppia di omosessuali agés non solo non è lamentosa né patetica ma colta in un’intimità realistica difficilmente riproducibile al cinema, dovuta anche alla perfetta alchimia tra i protagonisti (e si vedono scene quotidiane eppure rare sul grande schermo, come quella in cui George va a buttare la spazzatura). Ma la bellezza della sceneggiatura scritta a quattro mani dal regista insieme a Mauricio Zacharias – non ci stupiremmo se venisse candidata agli Academy Awards – sta nell’aver evitato ogni sentimentalismo senza rinunciare a una fisicità diretta tra i due uomini – amorevoli carezze, dolci baci, una tenerezza diffusa – ma soprattutto nell’aver trasformato il film in un vero e proprio racconto di formazione attraverso lo splendido personaggio del ragazzo adolescente costretto a convivenza forzata con Ben (i quadri realizzati da quest’ultimo sono opera del vero marito di Ira Sachs, il pittore Boris Torres: non si può non pensare a una componente autobiografica). La rivelazione del film è infatti il sedicenne Charlie Tahan (ha già una solida carriera alle spalle iniziata nel 2007 con “Io sono leggenda”) nel ruolo di Joey, inizialmente insofferente dell’ingombrante presenza di Ben – “Io non sono gay” chiarisce subito, visibilmente infastidito – ma poi depositario di una sorta di ‘eredità etica’ come se fosse il figlio che la coppia non ha mai potuto avere (è tutto suo il bellissimo e straziante finale). Fondamentale contributo alla tessitura di un delicato dramma tutto in crescendo, colmo di sguardi empatici e ingentilito dalla musica di Chopin, è anche la scelta dell’affiatato cast di contorno, prima fra tutti una misuratissima Marisa Tomei, la mamma di Joey, romanziera frustrata dall’impossibilità di ritagliarsi in casa uno spazio tutto suo per poter dedicarsi alla scrittura. Sullo sfondo resta l’amata città del regista, New York, inizialmente luogo di intoppi burocratici per trasformarsi poi in calmo riflesso di meravigliosi ‘cupi tramonti’ per dirla alla Leo McCarey.

Pur inserendosi in un filone piuttosto trendy nel cinema queer, quello dedicato alla terza età – si pensi a “Gerontophilia”, “Cloudburst”, “80 giorni” – probabilmente “I toni dell’amore – Love Is Strange” è il primo del genere pensato e rivolto a un pubblico non solo lgbt: dopotutto il titolo è antifrastico e nei sentimenti di Ben e George non c’è nulla di strano, anzi, sono quanto di più universale e condivisibile si possa immaginare.

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