CinemaSTop, è tempo di commedia con Pride e Storie Pazzesche

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Gay e minatori da Golden Globe ma anche una commedia grottesca prodotta da Almodóvar

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Pride, il trascinante e premiatissimo film queer delle feste sull’accoppiata vincente di gay e minatori
Ieri ha ottenuto la nomination come miglior commedia ai Golden Globes – un altro importante film gay, “The Imitation Game” di Morten Tyldum, ne ha conquistate cinque – ed è fresco vincitore di tre Oscar del cinema indipendente britannico (miglior film e migliori attori non protagonisti: Andrew Scott e Imelda Staunton). Ma è già stato coronato con la Queer Palm a Cannes e si è aggiudicato il premio del pubblico al festival belga di Gand. Il trascinante “Pride” di Matthew Warchus è il film queer delle feste e uno dei migliori dell’anno. Una commedia effervescente e dinamica in grado di coniugare impegno civile alla Ken Loach con una leggerezza quasi camp – dai balli scatenati alla scoperta di dildi e sex club da parte delle anziane signore – davvero irresistibile. E ci fa scoprire una curiosa storia vera che risale al 1984: un gruppo di attivisti lgbt londinesi si recarono in un paesino del Galles meridionale, Delais, per esprimere solidarietà ai minatori in sciopero e recapitare loro secchi colmi di sterline. Superata l’iniziale diffidenza, nascerà un’insolita alleanza dai frutti anche politici: nel 1986 furono inserite per la prima volta nel programma laburista e nello statuto dei lavoratori alcune norme per la difesa dei diritti gay proprio su richiesta dei minatori. Recitato da un cast corale in stato di grazia (ci sono anche Bill Nighy, Dominic West, Paddy Considine, George MacKay, Jessica Gunning e molti altri), è un bell’esempio di cinema lgbt intelligente e non autoreferenziale. Impeccabile sceneggiatura di Stephen Beresford. Da vedere assolutamente.

Almodóvar produce Storie pazzesche, sei episodi grotteschi sulla perdita del controllo
Sei gradi di separazione dalla civiltà e dal rispetto del prossimo, ossia altrettanti episodi viranti al grottesco sulla perdita del controllo e sull’incontrollabile esplosione di violenza che ne consegue: ecco le “Storie Pazzesche” dell’argentino Damian Szifron. I passeggeri di un aereo di linea sono tutti legati da un enigmatico filo rosso; uno sgarbo fra due automobilisti ha conseguenze imprevedibili; un miliardario cerca di coprire il figlio che ha investito una donna incinta; un ingegnere contesta una multa per divieto di sosta; la cameriera e la cuoca di una tavola calda si trovano di fronte un cliente arrogante; una sposa scopre alla festa di nozze che una delle invitate è l’amante del marito.
Finanziato dalla casa di produzione El Deseo dei fratelli Almodóvar con omaggio esplicito a “Gli amanti passeggeri” nell’episodio d’apertura ambientato su un aereo con Dario Grandinetti, attore di “Parla con lei”, ha avuto l’onore del concorso a Cannes dove è stato accolto in maniera controversa.
“Le storie di questo film sono frutto dell’immaginazione più sfrenata – spiega il regista -. Mentre lavoravo ad altri progetti – spesso scoraggiato dal fatto che sembravano impossibili da realizzare – ho cominciato a scrivere una serie di racconti per dare libero sfogo alle mie frustrazioni. Quando li ho raccolti in un volume, mi sono reso conto che erano legati da alcuni temi comuni: parlavano tutti di catarsi, vendetta e distruzione. E dell’innegabile piacere di perdere il controllo.
Spesso penso alla società capitalista occidentale come a una specie di gabbia trasparente che ci rende insensibili e distorce i nostri rapporti con gli altri. Questo film racconta le storie di alcuni individui che vivono dentro questa gabbia senza esserne consapevoli. E quando arrivano al punto di rottura, anziché reprimersi – o deprimersi – come facciamo quasi tutti, partono in quarta senza riuscire più a fermarsi”.

Ma tu di che segno 6? Battute da caserma su gay ed escort trans nella commedia triviale di Neri Parenti
Altro film a episodi, ma del genere trash italico: “Ma tu di che segno 6?” di Neri Parenti è il collage di cinque microstorie su quanto la passione per l’astrologia condizioni la vita degli italiani scaramantici: un maresciallo dei Carabinieri (Vincenzo Salemme) è ipergeloso della figlia minorenne e le sabota ogni fidanzamento; un imprenditore ipocondriaco (Massimo Boldi) crede di essere in fin di vita dopo aver letto il suo oroscopo negativo; un truffatore di assicurazioni s’innamora dell’avvenente Monica (Mariana Rodriguez), lettrice assidua di un oroscopo online scritto da un amico del truffatore; un avvocato intransigente (Gigi Proietti) non crede agli oroscopi al contrario della sua segretaria e gliene succedono di tutti i colori; un tecnico specializzato in parabole satellitari (Ricky Memphis) ha il terrore delle donne dell’Ariete. Si preannunciano comicità rasoterra con ricorso a emorroidi, badilate di escrementi e battutacce nei confronti di gay e escort transessuali. Per intenditori.

Bianco e noir per “Neve”, l’arcano thriller di Stefano Incerti con la rivelazione caffelatte Esther Elisha
L’incontro casuale tra un uomo misterioso (Roberto De Francesco) e una donna di colore (Esther Elisha) inseguita da un gangster a cui ha sottratto qualcosa di importante. Un noir atipico nel bianco immacolato di un Abruzzo costantemente immerso nella neve. Un piccolo film italiano che potrebbe rivelarsi una bella sorpresa. Presentato in concorso al Courmayeur Noir in Festival.
“Credo che la neve, che spesso è legata a storie rassicuranti e natalizie, possa avere un che di impietoso proprio perché non viene colta immediatamente come ostile – ha spiegato il regista Stefano Incerti a Film.it –. Continua a cadere apparentemente leggera ma può diventare pericolosissima. Ottunde i movimenti e i ragionamenti come una droga. Ovatta i rumori e i sentimenti mettendoti come in uno stato di trance. Allo stesso tempo rispecchia un freddo interiore: non è solo paesaggio, ma soprattutto elemento drammaturgico principale”.

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