Demoni e dei

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Un film assolutamente da vedere, per confrontarsi coi propri demoni, per capire dove sta il confine tra il divino interiore e esteriore. Un film che può insegnare molto,...

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Nel panorama dei film a tematica omosessuale una delle pellicole sicuramente più toccanti è “Demoni e dei” di Bill Condon, uscito nel 1998 e pubblicizzato in sordina quasi fosse come un thriller psicologico – horrorifico. Perché, come sappiamo, al cinema i gay fanno ridere, ma assolutamente non devono far riflettere.

Questo film si anima di un coraggio narrativo proprio solo a poche opere di questo tipo, come può forse essere (con tutte le differenze del caso) “Priscilla, la regina del deserto”.

“Demoni e dei” si ispira molto liberamente alla vita del regista James Whale, noto al mondo cinefilo per aver diretto dei film “horror” come Frankenstein, L’uomo invisibile, e La moglie di Frankenstein, e la cui morte per annegamento avvenne in modo misterioso.

Dopo il 1940 Whale si era ritirato a vita privata nella sua villa di Los Angeles, dove coltivava la sua passione per l’arte classica (era un copista di buon livello) e quella per l’arte amatoria: gay “di fama” a Hollywood tutti sanno tutto, ma a nessuno frega niente di niente), Whale amava ospitare giovanotti aspiranti attori, e amici nella sua grande piscina.

Fin qui l’allegra vita “sotto i riflettori”. Ma cosa accade se ci spostiamo più in là? SE la mezza età ha ceduto il passo all’età anziana, se la fama è scemata, se il corpo cede, insieme alla mente, e alle capacità artistiche, che tanta consolazione davano al vecchio cineasta? Cosa succede se ci si rende improvvisamente conto di essere già nei libri di storia? E’ qui che interviene la giovane esuberanza di un anonimo giardiniere, bello, prestante e, all’apparenza, sciocco, ma con un gran cuore. Il giovane, scegliendo di posare per un ritratto, sceglie anche di mettere a nudo la propria anima, le proprie paure, i complessi le debolezze, e, di rimando, scopre i lati non meno angosciosi e toccanti di Whale che lo ritrae.

Il risultato? I due arriveranno a un vero e proprio scontro, tra i mostri interiori e quelli reali, tra quelli artistici, e quelli umani. Uno, il regista, soccomberà al mostro del suo decadimento, che lui cerca di materializzare in quella che è la “maschera” di Boris Karloff (ideata e disegnata dallo stesso Whale), l’altro, il giardiniere, vincerà il mostro della proprie immaturità e insicurezza, capendo che ogni mostro ha un lato divino.

Tutto ciò in un film che diverte, commuove, e scuote, non solo grazie alla sapiente sceneggiatura, e alla straordinaria messa in scena (vi sono anche delle chicche, come alcune scene ricreate al millimetro e poste coraggiosamente a confronto quelle originali di alcuni dei film di Whale), ma anche per la bellissima prova, di attori come Ian McKellen (che è lo straordinario James Whale, veramente da applauso in ogni movimento del volto) e un misurato Brendan Fraser (prima de “La Mummia”).

Un film assolutamente da vedere, per confrontarsi coi propri demoni, per capire dove sta il confine tra il divino interiore e esteriore. Un film che può insegnare molto, sia sui demoni che sui gay…

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