Ecco i dieci film lgbt più attesi del 2018 (prima parte)

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Dal fenomenale Call Me By Your Name di Luca Guadagnino in predicato per l’Oscar a Anything con Matt Bomer in versione trans, passando per Xavier Dolan e tanto...

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Il 2018 è alle porte e, per i cinefili di tutto il mondo, sarà un altro grande anno all’insegna di film LGBT. In due articoli abbiamo dunque raccolto i titoli a nostro parere più interessanti e attesi.

CALL ME BY YOUR NAME di Luca Guadagnino

È il film da Oscar che potrebbe ripetere l’exploit di Moonlight dell’anno scorso. Dopo le tre nominations ai Golden Globes, le sei agli Independent Spirit Awards, i due Gotham Awards vinti (in tutto ha già raggranellato 31 premi in tutto il mondo), si preannuncia come il più importante titolo a tematica queer in uscita nel nostro Paese nel 2018. Tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman e sceneggiato dal maestro James Ivory, racconta la torrida estate del 1983 “da qualche parte nel nord Italia” (è stato girato a Crema e dintorni) di Elio, un colto diciassettenne altoborghese, e del ventiquattrenne americano Oliver, studente ospite nella rigogliosa tenuta della famiglia di Elio. Tra loro scoppia una passione sensuale e travolgente.

Già la cult la scena di masturbazione con ausilio di pesca matura.

Era dai tempi di Brokeback Mountain che la critica non era così unanime riguardo a un film a tematica omosessuale: Esquire parla di ‘capolavoro’, il New York Times dice che ‘Guadagnino rapisce ancora una volta i sensi’, per l’Hollywood Reporter è un film ‘sublime’. I protagonisti Timothée Chalamet e Armie Hammer, pare bravissimi, potrebbero aspirare all’Oscar.

Lo vedremo dal 25 gennaio distribuito da Warner Bros.

THE HAPPY PRINCE di Rupert Everett

Sarà presentato al prossimo Sundance Film Festival di Robert Redford a Salt Lake City (18-28 gennaio) questo atteso biopic che ricostruisce gli ultimi anni di vita di Oscar Wilde, quelli dell’autoesilio imposto dopo la condanna a due anni di lavori forzati in seguito all’infame processo del 1895. Debutto registico per Rupert Everett che interpreta anche il ruolo del protagonista, viene descritto da lui stesso come “un road movie che vedrà Wilde viaggiare dal carcere alla tomba”.

Wilde è una sorta di Cristo per ogni persona LGBT – sostiene EverettL’omosessualità non esisteva, in quanto dibattito, fino a quando non esplose lo scandalo Oscar Wilde. Con la morte di Oscar, nel 1900, presero il via tutti i dibattiti del ventesimo secolo: il modernismo, il femminismo, il comunismo. La morte di Wilde ha dato il via al dibattito sull’omosessualità. In quanto gay, per me è una storia terribilmente importante e personale, perché Oscar venne realmente crocifisso da quella stessa società che l’aveva adorato. È una sorta di patrono, per me. Mi piacerebbe far arrivare questo messaggio a tutti”.

Produzione importante da 13 milioni di dollari, vanta un cast di prim’ordine: oltre a Everett, ritroviamo Emily Watson nel ruolo di Constance, la moglie di Wilde, Colin Firth in quello dello scrittore Reginald Turner mentre il nordirlandese Colin Morgan sarà Sir Alfred ‘Bosie’ Douglas.

THE DEATH AND LIFE OF JOHN F. DONOVAN di Xavier Dolan

Nuovo lavoro del prolifico genietto canadese Xavier Dolan che lo definisce “un film satirico ma drammatico”. Dieci anni dopo la morte della star tv John F. Donovan (Kit Harington), l’attore ventunenne Rupert Turner (Jacob Tremblay) ricostruisce l’episodio che costò la carriera a Donovan: la redattrice di una rivista di gossip, Moira McAllister-King (Jessica Chastain) lo infanga rendendo pubblico lo scambio epistolare appassionato tra Donovan e Turner, allora undicenne e grande fan della celebrity televisiva.

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Cast da leccarsi i baffi: ci sono anche Natalie Portman, Kathy Bates, Bella Thorne e Sarah Gadon.

In predicato per il prossimo Festival di Cannes, verrà distribuito in Italia da Lucky Red.

 THE SHAPE OF WATER di Guillermo del Toro

Anche se non esplicitamente queer, è un visionario apologo sulla bellezza della diversità e la comprensione dell’altro da sé. Probabile front runner agli Oscar dopo le sette nominations ai Golden Globes, il fantasy dell’autore de Il labirinto del fauno, già vincitore del Leone d’Oro a Venezia, racconta l’eccentrica love story ambientata nei primi anni Sessanta tra un’addetta alle pulizie muta, Elisa (Sally Hawkins, pare superlativa) e una misteriosa creatura anfibia (Doug Jones), una sorta di uomo-pesce tenuto nascosto nel laboratorio governativo di massima sicurezza dove lavora.

L’attore etero neosettantenne Richard Jenkins interpreta il ruolo del solitario illustratore Giles, il migliore amico gay di Elisa discriminato per la sua omosessualità. In fase di scrittura, il personaggio era stato pensato per Ian McKellen.

Nell’era trumpiana più antigay del nuovo millennio, potrebbe essere la risposta progressista della Hollywood democratica agli Academy Awards. Uscirà il giorno di San Valentino, il 14 febbraio, per 20th Century Fox.

 ANYTHING di Timothy McNeil

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