“Escort – Una storia d’amore”, sesso gay per clienti etero

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Un curioso mediometraggio prodotto da Babele Movie racconta la giornata lavorativa di due escort fidanzati tra loro, Thomas e Wagner. Lo firma un critico italiano con lo pseudonimo...

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A volte, sugli scaffali delle librerie, si possono trovare piccoli, curiosi, bizzarri film che mai si vedranno al cinema. È il caso dell’artigianale Escort – una storia d’amore, mediometraggio gay reperibile nelle librerie Babele di Roma e Milano (è infatti una produzione targata Babele Movie). Lo ha realizzato un critico cinematografico italiano – non possiamo dire di più perché ci ha caldamente pregato di non rivelare il nome – che firma con lo pseudonimo di Duke Badpots (al montaggio l’alias è puro camp: Bunny Breckinridge). Un soggetto "bollente" che getta una luce in un mondo fatto di riservatezza e, appunto, anonimato: la storia di due escort fidanzati tra di loro, Thomas e Wagner – il primo è brasiliano ed esercita da sei anni, il secondo è padovano e si prostituisce da due – attraverso una lunga intervista frontale in cui raccontano la loro giornata lavorativa a domicilio, a cui segue uno show porno senza censure che i due escort mettono in scena in un locale gay. Ne abbiamo parlato col regista:

Com’è nato "Escort"?

Il progetto è nato da un’idea di Rolando Canzano, proprietario della Libreria Babele di Milano, produttrice del film. Ci incuriosiva il mondo della prostituzione maschile; in questo momento se ne parla molto, ma quasi sempre in chiave etero. Poco o nulla è stato fatto sulla prostituzione omosessuale; avevamo dunque voglia di colmare un vuoto.

Come hai conosciuto Thomas e Wagner? Che cosa ti ha affascinato tanto da dedicar loro un film?

Inizialmente, Thomas e Wagner sono stati scelti un po’ a caso tra alcuni degli escort più ‘gettonati’ d’Italia, e che pubblicano abitualmente i loro annunci sulle riviste di settore. Quando li abbiamo conosciuti, ci sono sembrati perfetti: sono brillanti, simpatici, e tra di loro fidanzati. Wagner fa questo lavoro da molti anni, Thomas ha cominciato solo un paio d’anni fa, quando si è fidanzato con lui. Ci sono sembrati perfetti anche per questo incastro tra vita privata e vita professionale: offrivano una specie di ‘storia nella storia’.

Che cosa hai imparato del mondo della prostituzione maschile?

Nessuna sorpresa, devo dire, anche se ho avuto conferma che i clienti di persone come Thomas e Wagner sono in larga parte eterosessuali! Mariti e fidanzati, per lo più; pochi giovani e pochi single. Per il resto, nessuna particolarità. Ma c’è da dire che il mondo di Thomas e Wagner è un po’ più ‘high class’: ricevono infatti a casa, e le tariffe sono piuttosto alte; credo che il discorso sarebbe un po’ diverso se si guardasse alla prostituzione ‘da strada’.

Il grande rimosso del cinema è il membro maschile. Ma anch’esso si sta lentamente sdoganando sul grande schermo. Da critico del cinema che cosa mi dici a riguardo?

Penso che, come per tante altre cose, il processo sia in via di accelerazione soprattutto grazie alla televisione. Basta guardare la prima puntata di Tell me You love me per rendersene conto: in poco più di mezz’ora, si vede di tutto, due membri maschili compresi. Credo che la questione sia, tra l’altro, da mettere in rapporto con la forza e pervasività di un punto di vista femminile sempre più diffuso al cinema e in televisione: non è un caso, per esempio, che in un film per altro castigatissimo come Sex and the City, l’unica parte ‘scoperta’ sia proprio il sesso maschile; Tell me You love me è ideato e scritto da una donna. L’esposizione maschile crescerà sempre più in relazione a prodotti non tanto pensati per ma fatti da donne: donne che, tra l’altro, hanno voglia di spogliare gli uomini…

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La mamma intervistata nel film non si pone problemi riguardo al mestiere del figlio… Che la prostituzione sia meno ‘scandalosa’ dell’omosessualità?

Stando alla signora, in effetti… Ma bisogna sempre considerare a quali valori si richiamano le persone. L’omosessualità, in quanto di pubblico dominio, mette a rischio la rispettabilità sociale; la prostituzione resta invece confinata in certi settori, e in più fa guadagnare bene… La mamma di Thomas è preoccupata soprattutto dalle malelingue del vicinato, direi.

La scena più forte è l’iniezione diretta nel membro: il ‘doping’ è così diffuso nel mondo della prostituzione maschile?

Sì. Non tanto per le prestazioni ‘singole’, quanto per gli show. Thomas e Wagner vi ricorrono non soltanto per mantenere ‘viva’ l’erezione, ma anche, se non soprattutto, per sciogliere ogni residua inibizione. A volte si esibiscono di fronte a centinaia di persone: una défaillance causata dall’ansia da prestazione è sempre in agguato.

Il sottotitolo è ‘una storia d’amore‘ ma si parla solo di sesso: sembra che i sentimenti dei protagonisti debbano rimanere fuori campo… Che ne pensi?

In realtà, nel film, Thomas e Wagner analizzano approfonditamente anche il loro rapporto sentimentale. È indubbio, d’altra parte, che la loro relazione sia in larga parte costruita sul sesso e su un’attrazione reciproca di tipo molto fisico.

Come sta evolvendo, secondo, te il cinema gay?

Il campo è equamente diviso tra film (ancora!) a ‘tema’, e film, ben più interessanti, ‘post-gay’, dove l’omosessualità è già data per scontato, accettata e assimilata. Ancora una volta, comunque, trovo più interessanti certi lavori televisivi: Six Feet Under, Desperate Housewives, Brothers and Sisters, in cui l’omosessualità, per quanto, in alcuni casi, problematizzata, non deve ogni volta ricapitolare da capo la sua ragion d’essere. Comunque, spero proprio che il cinema gay smetta definitivamente di essere un vero e proprio genere cinematografico a sé stante.

 

Altri progetti da regista?

Mi piacerebbe raccontare ‘l’altra Milano‘: una storia dell’omosessualità milanese. Milano è infatti 

la città italiana che, nel bene e nel male, ha meglio e più di tutte elaborato in termini sociali l’emersione della cultura gay.

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