“Ex Drummer”: droga, sesso gay & rock’n’roll

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Un delirante film grottesco belga anarcoide dalle parti di "Trainspotting" su una band di psicopatici, tra cui un gay, a cui si aggrega un noto scrittore. Lerciume borderline...

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«È come con le sigarette: non si riesce a smettere» spiega al padre legato a un letto, con malcelato senso di colpa da sex-addicted in crisi, il povero Jan Verbeek (si legge come bareback), bassista gay con un braccio reso inutilizzabile da un’improvvida masturbazione adolescenziale. A che cosa si riferisce? Al fatto che ha iniziato a succhiare membri dall’età di 16 anni e non può farne a meno!

È una delle scene più stralunate di un delirante film grottesco belga, Ex Drummer di Koen Mortier, nelle sale italiane in 15 copie grazie alla distribuzione indipendente L’Altrofilm gestita dal regista off Louis Nero che a Torino ha presentato quest’opera prima alla presenza del regista. «Siete le mie vittime» intima Mortier. «Se questo film che è passato in più di 40 festival internazionali vi avrà messo di buon umore e non vi avrà disgustato dovrete andare dallo psichiatra». Louis Nero ci spiega poi che «Ex Drummer ha fatto scandalo in Belgio e la censura italiana non voleva farlo passare. Siamo poi riusciti ad ottenere il divieto ai minori di 18 anni senza imposizioni di tagli. Non è facile portare in Italia film del genere».

Il motivo di tanto accanimento è dovuto a una storia scomoda e scorretta, tratta dall’omonimo best seller di Herman Brusselmans, scritta apposta per far infuriare i benpensanti: tre musicisti dissociati di Ostenda – uno stupratore seriale, un tossico finto sordo e il gay di cui sopra – cercano un batterista per poter partecipare al più importante raduno di musica fiamminga. Decidono quindi di scritturare un famoso scrittore, tale Dries (Dries Vanhegen), ma anche lui deve avere un’anomalia per essere preso nella band The Feminists: così si inventa di non saper suonare la batteria.

Sarà che ormai siamo assuefatti a qualsiasi tipo di cineimmagini, ma l’intento di provocare a tutti costi rimane più nelle intenzioni che, in definitiva, nei risultati visto che il tono spesso straborda nel trash causando assoluta incredulità nello spettatore: così non resta che sorridere quando si assiste a una penetrazione anale in un bagno tra un amico della band soprannominato "Big Dick" (eh sì, ha una dotazione genitale di ben 50 cm!) e Jimmy, un amante di Jan, le cui lacerazioni posteriori lo faranno gridare dal dolore per ore; oppure quando si vede una scena di sesso esplicito a tre con tanto di copula in primo piano tra lo scrittore, la graziosa mogliettina e una terza donna che sta facendo un’inchiesta su che cosa stava facendo la gente quando è morto re Baldovino (è il refrain-tormentone del film).

La violenza iperrealista, pulp, dissacratoria di Ex Drummer lo fa inevitabilmente accostare a Trainspotting anche per la ricerca di elaborati "trip registici" che restituiscano lo stato allucinatorio dei protagonisti: così la prima scena diventa un viaggio in bicicletta al contrario, dall’arrivo alla partenza, con la pellicola che si riavvolge su se stessa; lo stupratore vive in un lercio appartamento capovolto e cammina sul soffitto; una vagina diventa un surreale antro rosso fuoco da esplorare dove si può entrare stando in piedi. Lo stile vintage ricorda alcuni graffiati film sperimentali degli anni ’70 di gusto anarcoide e sbeffeggiante come i primi Ferrara con qualche virata "videoclippara" molto più contemporanea (il regista arriva dalla pubblicità televisiva, e si vede). 

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Il personaggio gay ha un discreto spazio nell’economia del film – in senso proprio e figurato: è un low budget costato meno di un milione di euro – e tutta la storia è pervasa da un certo cameratismo "filoqueer" (nonostante gli innumerevoli «frocio!» che si bofonchiano in continuazione) riscontrabile nei vari nudi maschili soprattutto posteriori e nel comportamento di Jan che non riesce a rinunciare a lunghe sedute di baci con la lingua coi suoi amanti nemmeno durante le prove di registrazione tra il disappunto dei colleghi etero.

Il meglio di questa scombiccherata alienazione punk un po’ puerile è però la musica: ecco una raffica di Arno, Millionaire, Devo, Mogwai, Isis, Ghinzu, Funeral Dress, Tritones e molti altri per la gioia dei musicofili più underground.

Non per tutti i gusti ma si può vedere.

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