FASSBINDER TERZO MILLENNIO

di

"Gocce d'acqua su pietre roventi", capolavoro

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Fassbinder 2000: ovvero il grande autore tedesco (forse il più importante regista teutonico del dopoguerra, specializzato in sado-melodrammi e dominazioni soprattutto psicologiche ) analizzato alla luce del nuovo millennio. E’ finalmente uscita nelle sale l’interessante operazione del regista francese François Ozon ‘Gocce d’acqua su pietre roventi’, presentato quasi due anni fa a Berlino dove vinse il Teddy Bear, dramma da camera tratto dall’omonima pièce che Rainer Werner Fassbinder scrisse all’età di diciannove anni ma che non mise mai in scena né adattò per il grande schermo.

Germania, anni ’70: il giovane Franz dai capelli rossi va a vivere nell’appartamento di Leopold, un uomo d’affari cinquantenne fascinoso e autoritario. La convivenza si rivela ben presto difficile e i rapporti di potere tra i due accentuano inevitabilmente le differenze di carattere. Le cose si complicano quando si fanno vive l’ex fidanzata di Franz, la bionda Anna, e Vera, il grande amore di Leopold, un transessuale che nel frattempo ha cambiato sesso a Casablanca.

Ozon, uno dei più interessanti registi francesi contemporanei, dallo sguardo critico ma molto ironico, autore del premiatissimo cortometraggio gay ‘Une robe d’été’, del grottesco ‘Sitcom’ e dello splendido ‘Sotto la sabbia’, ricrea con perizia e precisione un’ambientazione tipica dei film di Fassbinder: set unico, mancanza di esterni (come ne ‘Le lacrime amare di Petra Von Kant’), inquadrature frontali, colori smorti e profondità di campo che accentuano le simmetrie dell’arredamento. Ma sa rinnovare il linguaggio: introduce siparietti grotteschi (scenette buffe delle varie coppie a letto che separano gli atti in cui è diviso il dramma, un improvviso numero musicale in cui gli attori ballano in sincrono ‘A far l’amore comincia tu’ della Carrà – ! – cantato in tedesco) e aggiorna il discorso sulla diversità sessuale mettendo in luce come i rapporti interpersonali siano essenzialmente rapporti di dominio e di potere indipendentemente dal sesso, tema carissimo a Fassbinder e focalizzato nelle sue opere con una visione sempre pessimista (‘L’amore non esiste, esiste solo la possibilità dell’amore‘).

Se tutto funziona è soprattutto merito degli ottimi attori: il titanico Bernard Giraudeau interpreta con lucido distacco il sadico Leopold e la magnifica Anna Thompson (attrice poco nota ma bravissima, feticcio del regista Amos Kollek, ha recitato con Clint Eastwood, Oliver Stone, Jonathan Demme, Michael Cimino) si cala con mimetica partecipazione nei panni della passionale e segaligna Vera, disposta a tutto pur di assecondare il suo sentimento d’amore soffocato dalla quotidianità. Sorretto da un bel finale inevitabilmente tragico e claustrofobico (ma il regista ne aveva girato anche un altro più ottimista), ritmato dalla stupenda canzone di François Hardy ‘Traum’, dimostra come sia possibile analizzare criticamente e con esiti sorprendenti un autore del passato senza abbandonarsi alla facile moda del remake o del semplice omaggio.

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