Festival di Cannes, sei film in lizza per la Queer Palm

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Selezione concentrata ma importante per il prestigioso premio queer sulla Croisette. Concorrono il lesbico "La vie d'Adèle" di Kechiche, Soderbergh e l'orgiastico "Les rencontres d'après minuit".

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Grande, grande, grande. Dal maestoso Il grande Gatsby di Baz Luhrmann con Leo Di Caprio, Tobey Maguire e Carey Mulligan, blockbuster da 104 milioni di dollari dalla produzione travagliata e girato in Australia, scelto per l’apertura mercoledì 15 maggio, all’Amara Vita cafonal de La Grande Bellezza di Sorrentino in concorso, quest’anno il Festival di Cannes si preannuncia davvero larger than life come l’ha definito Piera Detassis sull’Huffington Post. Il ritorno di grandi autori in competizione (Polanski, Jarmusch, i fratelli Coen), grandi attese dal Certain Regard (i luccicori delle ladre modaiole in The Bling Ring’ di Sofia Coppola; il nuovo lavoro del prolifico James Franco tratto da Faulkner, As I Lay Dying; il buon Miele, sorprendente esordio registico della Golino), un grande cinema, quello indiano, festeggiato sontuosamente nel centenario della nascita.

E “grande”, nel senso di importante, è anche la lista dei sei titoli – non molti ma significativi – in corsa per la quarta Queer Palm, prestigioso riconoscimento trasversale destinato al miglior lungometraggio a tematica lgbt. «Una selezione concentrata, quest’anno, con sei film molto differenti – ci spiega l’organizzatore Franck Finance-Madureira – che rappresenta una sorta di controllo dello stato di salute del cinema lgbt. Sono titoli ambiziosi formalmente: drammi, commedie, film intimisti o adattamenti da opere letterarie, una grande varietà che non mancherà di fornire materiale da dibattito alla giuria presieduta da João Pedro Rodriguez». L’innovativo regista portoghese sarà affiancato dal produttore inglese Daniel Dreifuss, dal giornalista belga Nicolas Gilson, dall’addetta stampa francese Annie Maurette e dal regista ed ex direttore di ARTE Michel Reilhac.

Dei sei film queer “impalmabili” ben due sono nel concorso ufficiale: il primo è l’extra-kitsch Behind the Candelabra di Steven Soderbergh che avrà come titolo francese Ma vie avec Liberace (“La mia vita con Liberace”), primo caso della storia della competizione cannense di film con destinazione televisiva: verrà infatti trasmesso domenica 26 maggio dal canale HBO, la stessa sera della cerimonia di premiazione in cui verrà assegnata la Palma d’Oro. Scatenato biopic sul pianista e attore gay ultracamp Wladziu Valentino Liberace, il più pagato al mondo fra gli anni Cinquanta e Settanta, celebre per le sue pellicce dagli strascichi chilometrici, le ville ultra-deluxe, i candelabri del titolo che non potevano mancare dai suoi pianoforti suonati con virtuosistico trasporto, desterà scalpore soprattutto perché interpretato da due icone etero quali i superdivi Michael Douglas e Matt Damon (quest’ultimo interpreta il grande amore di Liberace, il suo autista Scott Thorson che lo citò in giudizio).

Il secondo è il lesbico e fluviale La vie d’Adèle (La vita di Adele) di Abdellatif Kechiche, tratto dalla graphic novel Le bleu est une couleur chaude (“Il blu è un colore caldo”) di Julie Maroh, in cui la quindicenne del titolo, interpretata da Adèle Exarchopoulos, si invaghisce perdutamente di Emma, una ragazza dai vistosi capelli azzurri (Léa Seydoux).

Faranno sicuramente parlare di sé altri due film sulla carta audaci e scabrosi: al Certain Regard si potrà vedere il thriller drama L’inconnu du lac di Alain Guiraudie, regista eccentrico specializzato nella rappresentazione ruspante ed esplicita di sesso gay campestre. Un uomo che frequenta un battuage sulle sponde di un lago si innamora di un tizio che si rivela essere un assassino. Nella baldanzosa commedia Les rencontres d’après minuit (Incontri in piena notte) di Yann Gonzalez, presentata come Proiezione Speciale alla Settimana della Critica, una giovane coppia già annoiata organizza insieme alla loro governante travestita, descritta come “estrosa e ipersessuata”, un’orgia monumentale in casa propria a cui parteciperanno personaggi dal nome emblematico: la Cagna, lo Stallone, la Star e l’Adolescente. Survoltato il cast: la ferina e splendida Béatrice Dalle, l’angelico franco-canadese Niels Schneider di ‘Gli amori immaginari’ e l’ex calciatore Eric Cantona.

Completano il sestetto arcobaleno l’indiano Bombay Talkies, film collettivo indiano in quattro episodi tra cui uno queer (un bimbetto ama vestirsi da femmina ma viene scoperto dal padre che non esita a schiaffeggiarlo), e la commedia famigliare autobiografica Les garcons et Guillaume, à table! di Guillaume Gallienne, tratto dal suo omonimo one-man-show teatrale.

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Non è stata inserita nell’elenco la commedia musicale Opium, perché selezionata nella sezione non competitiva “Cannes Classics”, in abbinamento alla versione restaurata di La belle et la bête di Jean Cocteau, scelta per celebrare il cinquantenario della morte del grande artista francese. L’ha diretta la stravagante Arielle Dombasle, attrice e cantante francese molto nota in patria soprattutto come moglie del filosofo Bernard Henri-Lévy, che qualcuno ricorderà nella commediola gay Quand je serai star di Patrick Mimouni. In Opium si ricostruisce la leggendaria storia d’amore fra Cocteau e Raymond Radiguet che avranno i volti rispettivamente di Grégoire Colin e Samuel Mercer.

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