FESTIVAL MILANO: E ADESSO SESSO

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'Kingdom Cum' e 'The Fluffer', due film sulla pornografia, sui complessi rapporti che si creano intorno a quel mondo fatto di ragazzi bellissimi, incapaci di amare, e sesso-spettacolo.

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Ore 18.30: lezione di sesso. Paul Westmoreland in arte Wash West arriva trafelato da Los Angeles con un aereo in leggero ritardo per presentare il suo seminario in video ‘Kingdom cum‘ (‘viene’ il regno), una sorta di ‘sguardo altro’ sul mondo della pornografia gay. Il motivato desiderio sarebbe quello di «creare un cambiamento qualitativo nella natura della rappresentazione erotica lavorando all’interno della stessa industria che questo tipo di immaginario produce e diffonde».

Sguardo appassionato e parlantina decisa, si vede che Wash West è un grande appassionato e conoscitore della materia: nella sua articolata presentazione affronta i limiti evidenti di questo genere cinematografico che in America ha un mercato fiorentissimo e seriale ma ben poche qualità artistiche. Il problema è anche educativo: West sottolinea come l’innaturalezza delle scene di sesso nei film porno gay spesso crei disturbi nei rapporti sessuali dei ragazzi, che riescono a identificare l’oggetto del loro desiderio unicamente con gli irreali pornostalloni da cassetta (e non riescono a far sesso se durante l’amplesso non guardano un film hard). La sua nobile idea è quindi: sesso sì, ma al naturale.

Diviso in sei sezioni abbastanza arbitrarie, ‘Kingdom cum‘ (che per il regista non ‘è porno’ ma ‘parla di porno’ intersecando cinema e sesso) è un collage di scene di molti dei film firmati da West: si va da ‘Lumberfuck‘, storia di un impiegato della Lumberjack che incontra un tipo che fa jogging e magicamente si ritrova a far sesso con lui negli anni ’70, a una serie di caste riprese di bodybuilders anni ’50 modello ‘Beefcake‘.

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