Ecco i 10 film queer più attesi del 2017: prima parte

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Dal black drama di Barry Jenkins a Rupert Everett nei panni di Oscar Wilde.

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Moonlight di Barry Jenkins

Sarà uno dei protagonisti alla prossima notte degli Oscar, e già ai Golden Globes parte tra i favoriti, con sei nominations, solo una in meno rispetto al front runner, l’acclamato musical La La Land. E gli ingredienti per conquistare l’Academy ci sono, eccome, essendo una storia d’importanza civile su razzismo nei confronti dei neri e omofobia.

Basato sull’opera teatrale In Moonlight Black Boys Look Blue (Al riflesso di luna i ragazzi di colore sembrano blu) di Tarell Alvin McCraney, racconta la vita dell’afroamericano gay Chiron (Trevante Rhodes), soprannominato Little, dal bullismo subito durante l’infanzia difficile – madre prostituta tossicodipendente – all’età adulta, quando si farà chiamare Black e verrà a patti con l’amore nei confronti del suo migliore amico. Moonlight ha aperto l’ultima Festa del Cinema di Roma a ottobre scorso e uscirà nelle sale italiane il 2 marzo grazie a Lucky Red.

The Happy Prince di Rupert Everett

L’attesissimo esordio da regista – anche sceneggiatore e interprete – di Rupert Everett, il cineprogetto a cui si è dedicato per lunghi anni e che finalmente viene alla luce: un biopic su Oscar Wilde negli ultimi anni della sua vita (The Happy Prince è un suo racconto del 1988). Rupert aveva già interpretato Wilde nella pièce di successo ‘Il bacio di Giuda’ scritta da David Hare e diretta da Neil Armfield. Qui sfodera un cast delle grandi occasioni: lo affiancheranno Colin Firth, Tom Wilkinson, Emily Watson, Miranda Richardson e Béatrice Dalle. Tra le varie location, anche Napoli, città adorata da Rupert. Speriamo che sia un grande ritorno, visto che ultimamente la sua carriera si era un po’ appannata. Riusciremo a vederlo al Festival di Cannes?

Tom of Finland di Dome Karukoski

Altro biopic di cui abbiamo grandi aspettative: il disegnatore gay più celebre al mondo, il finlandese Touko Lavio Laaksonen (1920-1991) detto appunto Tom of Finland, il nome con cui si firmava sulla rivista Physique Pictorial. Con i suoi omaccioni dai muscoli spropositati, il look pre-leather che fece storia, quei sessi in sovradimensione che premevano sulla pelle nera, sovvertì lo stereotipo del gay macilento ed effemminato, entrando nell’immaginario gay feticista. Grazie a un diploma in pianoforte, iniziò a frequentare le feste più esclusive della società bohémienne di Helsinki, viaggiando per l’Europa. Negli anni ’70 arriva il successo internazionale con le prime mostre ad Amburgo, Los Angeles e San Francisco. Nel 1979 fonda la Tom of Finland Foundation insieme all’uomo d’affari canadese Durk Deher. A incarnare il protagonista sarà l’attore finlandese Pekka Strang. In predicato alla prossima Berlinale.

Call Me By Your Name di Luca Guadagnino

Abbiamo già parlato di questo sogno estivo romanticamente gay che sarà l’unico titolo battente bandiera italiana al prossimo Sundance Film Festival (19-29 gennaio). Siamo negli anni Ottanta, durante un’estate afosa. Il fascinoso Armie Hammer, visto ultimamente in Animali Notturni, interpreta un giovane studioso newyorchese, ospite nella villa sulla Riviera del Ponente ligure di un professore, il cui figlio Elio (Timothée Chalamet) si innamora di lui, ricambiato. Tratto dal romanzo omonimo di André Aciman, poco noto in Italia, e sceneggiato nonché prodotto anche da James Ivory, potrebbe rappresentare l’occasione giusta per riconciliare Guadagnino con la critica italiana che l’ha sempre trattato con una certa freddezza. Sarebbe perfetto per l’apertura del Togay di aprile.

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Una famiglia di Sebastiano Riso

Opera seconda di Sebastiano Riso, rivelazione del ‘grimaldiano’ Più buio di mezzanotte, è un dramma corale raccontato dalla voce onniscente di un uomo di mezz’età legato alla madre da un rapporto morboso. Della trama non si sa molto e lo stesso regista, da noi contattato, non può ancora parlarne: dovrebbe raccontare del tentativo illegale di una donna e del suo uomo di avere una famiglia a tutti i costi. Girato nelle periferie romane, vanta un cast di prim’ordine: Micaela Ramazzotti, Patrick Bruel, Pippo Delbono, Marco Leonardi e Matilda De Angelis. Chissà se lo vedremo selezionato al prossimo Festival di Cannes, dove è stato scoperto Riso.

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