Film di Natale: cosa vedere nelle sale

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Manca il titolo lgbt ma qualcosa di gay c'è: da Cetto La Qualunque che si scopre gay nel fiacco "Tutto tutto niente niente" al ragazzo in drag dell'intenso...

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Ahimè, non ci sono film gay tra i titoli del Natale 2012, come ormai succede da qualche anno. Eppure, qui e là, compaiono personaggi queer: guardiamoli nel dettaglio. Il più visto è una delle tre maschere deformate del deludente Tutto tutto niente niente, fiacco seguito del grottesco-trash Qualunquemente diretto da Giulio Manfredonia, con Antonio Albanese uno e trino, già oltre i 4 milioni di euro d’incasso. L’indefinibile politico arrivista Cetto La Qualunque, a capo del più che probabile "Partitu du pilu" tra i cui slogan si legge un esplicativo "Sotto una quarta di reggiseno non è vera passione politica" scopre suo malgrado di essere gay – come confermato da una stizzita psicologa freudiana – dopo aver avuto un rapporto con una trans che credeva una donna (Vittoria Schisano, nota soprattutto come Giuseppe, ex fidanzato di Alessandro Cecchi Paone, prima del cambio di sesso) in un’apparizione quasi istantanea. Sconvolto per la scoperta del membro maschile una volta trovatosi in intimità con la trans, Cetto vuole addirittura privarsi della mano che l’ha toccato e inizia a fare sogni bizzarri in cui la venerabile Carrà appare sullo schermo televisivo e nella sua pacchinissima villa si materializzano ballerini e mirror balls supercamp. Si sorride a denti stretti, e allo stesso modo funzionano poco gli sketch senza respiro dello sballato Frengo che la madre iperreligiosa (Lunetta Savino) vorrebbe vedere beato e del secessionista nordico Rodolfo Favaretto che prepara un raffazzonato piano militaresco nello stile del bunkeriano "Gruppo T.N.T.". Poche risate, e "minori", come avrebbe detto Bataille, mentre non sono male le sgargianti scenografie pop e postfuturiste di Marco Belluzzi.

Molto meglio, sempre nell’ambito di film italiani, l’umanissimo personaggio gay che si esibisce in drag nell’intenso Dimmi che destino avrò di Peter Marcias, visibile gratuitamente in streaming a questo indirizzo: http://trovacinema.repubblica.it/speciali/dimmi-che-destino-avro?ref=NRCT-48948168-2 fino al 9 gennaio. Alla brava protagonista Luli Bitri spetta una delle scene più commoventi, in cui sfoga il suo dolore al commissario interpretato dal notevole Salvatore Cantalupo: «Ti sei mai svegliato di notte con l’ansia di che cosa ti aspetta domani? O stanco di essere diverso?».

Un attore napoletano che come Cantalupo ha recitato in Gomorra, Ciro Petrone, appare nel ruolo di un cameriere gay nella commedia agrodolce Love Is All You Need del premio Oscar danese Susanne Bier che potrebbe rivelarsi il film rivelazione delle feste. Tra limoni e mandolini da cartolina, in una solare Sorrento, si svolge il matrimonio tra due giovani danesi, la figlia di Ida (Trine Dirholm), una parrucchiera malata di cancro appena tradita dal marito, e il figlio di Patrick (Pierce Brosnan), un importatore ortofrutticolo vedovo. Ma le ben attese nozze, complici le intricate disfunzionalità famigliari, subiranno inevitabili contrattempi… Per una leggerezza intelligente, vista anche la bravura della Bier, si può andare sul sicuro.

Chi ama il fantasy può invece scegliere Lo Hobbit – un viaggio inaspettato, sontuoso prequel del tolkeniano Il Signore degli Anelli in 2 o 3D, nuovamente diretto dal visionario Peter Jackson che  ha già girato gli altri due episodi di questa seconda trilogia. Ritroviamo il magnifico attore baronetto gay dichiarato Ian McKellen nel ruolo cult di Gandalf, guida-stregone fedele barbutissima, qui luce di viaggio per il minuscolo Bilbo Baggins e tredici nani più o meno agguerriti, alla ricerca della riconquista del regno di Erebor e del suo prezioso tesoro conquistato dal temibile drago Smaug.

Sempre in zona avventura, anch’esso disponibile in due o tre dimensioni, vi segnaliamo infine l’epico Vita di Pi, ultimo lavoro del sensibile Ang Lee (Brokeback Mountain), tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore canadese Yann Martel. Grazie al consistente budget di 120 milioni di dollari, il regista taiwanese ha ricostruito con sofisticati effetti speciali l’incredibile storia di un ragazzo indiano, Piscine Molitor Patel (il padre l’ha chiamato come una piscina parigina, e la sua abbreviazione dà il titolo al film), che si ritrova su una barca sperduta in mezzo all’Oceano Pacifico, in seguito a un naufragio, insieme a una feroce tigre bengalese (interamente animata in digitale). Già si parla di Oscar tecnici, grandi emozioni grazie a un uso massiccio di prodigi tecno-informatici dall’effetto naturalistico e a una bella storia dal grande respiro e(so)tico. E di Ang Lee c’è sempre da fidarsi. Buon Natale a tutti!

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