GAY RAMPANTI CRESCONO

di

Esce questo weekend nelle sale italiane "Le invasioni barbariche", seguito ideale di "Il declino dell'impero americano". Ma la carica trasgressiva si è ingrigita...

CONDIVIDI
0 Condivisioni Facebook Twitter Google WhatsApp
0

Clicca mi piace per non perdere nemmeno una notizia.


Arrivano i barbari. Incitato dal coro di approvazione che l’ha accompagnato al Festival di Cannes, dove ha vinto la Palma d’Oro per la migliore sceneggiatura e per la migliore attrice (Marie-Josée Croze, a cui, essendo il film corale, quasi nessuno aveva pensato) sbarca nelle sale italiane Le invasioni barbariche di Denys Arcand, seguito ideale de Il declino dell’impero americano che il regista canadese aveva girato quasi vent’anni fa. Stessi personaggi, stessi attori con molte rughe in più e più spessore, un tema difficile (la morte per un male incurabile a cui va incontro uno di loro, il divorziato Rémy) ma una straordinaria leggerezza e una graffiante ironia nel criticare l’imbarbarimento culturale e la superficialità contemporanei. Ritorna anche il personaggio del canadese gay di originali italiane ma la versione nostrana sciuperà inevitabilmente il suo simpatico accento soprattutto quanto commenta “La nostra generazione ha subito prima le Brigate Rosse e adesso Berlusconi”. Si intravede anche il suo nuovo fidanzato ma forse è solo un amico, visto che in questo seguito non si accenna nemmeno alla sua omosessualità.

Nel Declino parlava in continuazione di sesso e orinava sangue a causa di un’infezione, ne Le invasioni barbariche si limita a una brillante disquisizione di dieci minuti sul verbo ‘spompinare’.

Eh sì, i quattro uomini che in una casa di campagna esaltavano il sesso e il rampantismo negli Anni Ottanta sono ora un po’ acciaccati e disillusi (ma l’arrivismo sembra che l’abbia ereditato proprio il figlio di Remy, l’aggressivo manager Sébastien) e altrettano dicasi per le quattro donne che in palestra parlavano solo di uomini tra una parolaccia e l’altra.

La Palma d’Oro assegnata a sorpresa a Marie-Josée Croze, la tossica Nathalie che fornisce la droga a Rémy per alleviargli i dolori, ha trovato un forte sostenitore nell’italiano Erri De Luca, il bravo scrittore ex attivista di sinistra che era in giuria e a questo proposito aveva dichiarato: «E’ stata l’attrice a dare il massimo in un piccolo ruolo scritto benissimo». Se il tono è inevitabilmente più nostalgico e pacato del primo episodio, non manca un forte sarcasmo nel descrivere l’accomiatarsi dalla vita del libertino Rémy che si autodefinisce “un socialista concupiscente” e dopotutto affronta la morte nel modo migliore possibile: circondato dai suoi più grandi amici.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:


Commenta l'articolo...