GHETTO GAY?

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Un lettore: abbiamo i nostri locali, i portali, i nostri matrimoni, ora anche una tv, ma non ci stiamo ghettizzando? E la jena: ma che dscorsi anni '70...

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Caro Fabio, abbiamo da tempo i nostri locali, ora abbiamo il nostro portale internet, i nostri giornali e ora anche la nostra gay tv. Ci si vuol sposare invece di contribuire a far capire che la famiglia tradizionale ormai fa acqua da tutte le parti, dovremmo lottare non per il cosiddetto matrimonio gay ma per l’estensione di diritti di coppia alle coppie di fatto, tutte, lottando al fianco della società civile che le vuole. Invece vogliamo tutto col marchio, tutto esclusivamente gay, e lo otterremo, perché così non daremo più tanto fastidio, avremo, come da tempo auspica chi ci vuol fuori dai piedi, i nostri spazi e le nostre strutture. Mi ricordo che a Firenze un tempo c’era il Tabasco, gestito da un donnone etero che a me sembrava tanto cinica e ora mi sembrano ugualmente cinici quei gay che commerciano in gayezza e che se un giorno ci fosse davvero la parità dei diritti e l’uguaglianza, forse non saprebbero più che fare. Insomma, forse sbaglierò tutto, ma mi pare che invece di lottare dall’interno delle istituzioni, dei partiti, della società civile, del marketing o dell’informazione, ci stiamo confinando nel piccolo spazio pubblicità, tipo riserva indiana. Ti pare giusto? A me per niente.

un abbraccio.

Fausto da Firenze

Carissimo Fausto, sono lieto di informarti che non sono d’accordo con te neanche un po’! Ti piace come inizio? tra il formale e il confidenziale… A parte gli scherzi, veramente non riesco a vedere le cose così drammatiche come le vedi tu. O forse vogliamo le stesse cose ma le chiamiamo con nomi diversi, non so. Presumo che sia anche per colpa dei mezzi d’informazione (si lo so banale ma spesso vero…) e soprattutto di chi, all’interno della comunità gay, dovrebbe far capire cosa sta succedendo, come ci stiamo muovendo. Quindi è sicuramente anche colpa mia. Quello che tu chiami "matrimonio gay" in realtà non è assolutamente un matrimonio scimmiottato dall’Istituto eterosessuale (cattolico soprattutto). Credo che molti lo chiamino così per semplificare le cose, per far capire di che argomento si stia parlando, magari c’è anche chi usa la parola matrimonio giusto per far polemica, per complicare le cose, ma non è assolutamente un matrimonio quello che vorremmo ottenere. Stiamo (mi ci metto anch’io nel mezzo a questo punto!) cercando di ottenere proprio quello che vorresti tu, ovvero l’estensione dei diritti di coppia anche alle coppie di fatto e quindi anche ai gay! Quello che, per esempio, in Francia già esiste e si chiama PaCS (Pacte civil de Solidarietè) Si tratta di una legge del 15 novembre 1999 che sancisce il diritto di due persone anche delle stesso sesso, di cui almeno una di nazionalità francese, di poter concludere un Patto Civile di Solidarietà presso il Tribunale dove hanno la residenza o, se residenti all’estero, presso i Consolati di Francia.

Saprai benissimo che proprio lunedì 21 ottobre si sono "sposati" a Roma anche l’editore di Gay.it, Alessio De Giorgi ed il suo compagno Christian Panicucci (sarà parente di Federica? glielo chiederò…) cosa resa possibile dalla doppia cittadinanza Italiana e Francese di Christian. Come uno poi decide di festeggiare l’evento, se permetti, sono affari suoi. Che vuol dire avere tutto con il marchio gay? non capisco! Il "marchio" come lo chiami tu, io non lo vedo. Dipende molto da come si affrontano le cose, con che spirito. Nel caso specifico del PaCS, che ci sia il "marchio" o no, che la cosa possa essere o sembrare riduttiva di "cosa gay" si tratta non credi? sono due uomini a firmare questo patto, due persone dello stesso sesso che decidono per il loro futuro insieme e oltre, credo proprio si possa parlare di "cosa gay"….Ma questo non per dare delle etichette, delle classificazioni, ma semplicemente per dare un nome alle cose, per poter parlare di un argomento e sapere di cosa stiamo parlando.

Se poi le parole, gli aggettivi scelti, non piacciono, benissimo, troviamone altri, perché no! Ma da questo ad avere questa visione così pessimista, sinceramente mi sembra eccessivo. Parliamo poi del business gay. Allora una volta per tutte: mi spiegate che c’è di male?! Cosa dovremmo fare? chiudere le discoteche gay perché qualcuno ci guadagna? Non fare più film a tematica gay perché i produttori ci guadagnano? Basta rispondere alla Lettere alla iena! sappi che ci guadagno!….Ma che discorso anni ’70 da collettivo di classe!! mi sembra sinceramente Fausto che tu ti voglia confinare in una riserva indiana! Solo i gay dovrebbero lavorare con i gay ? non sono proprio d’accordo! Certo, certo c’è chi ci specula, senza dubbio, ma come in tutte le cose basta aprire gli occhi! Ti ricordi Donna Summer? Brava, eterosessuale e amatissima dai gay ( e quindi mantenuta dai gay!) ebbe la cattivissima idea di fare affermazioni omofobe (anche poco furba la ragazza!) e la comunità gay americana decise di boicottarla, fine della storia.

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