Golden Globes: niente da fare né per Milk né per Gomorra

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Mickey Rourke batte Sean Pean a Beverly Hills e così "Milk" resta a secco. Tonfo anche per "Gomorra" superato dal toccante "Valzer con Bashir". Standing ovation per il...

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Delusione. Sean Penn non ce l’ha fatta ad agguantare il Golden Globe per la sua acclamata interpretazione nel biopic "Milk" di Gus Van Sant che uscirà in Italia il 23 gennaio con due anteprime a Roma e Milano il 15 e il 19. È stato battuto dal pesto Mickey Rourke del Leone d’Oro "The Wrestler" di Darren Aronofsky, quasi un risarcimento alla mancata Coppa Volpi andata poi al nostro Silvio Orlando per l’umile avatar (nel senso di Pupi Avati!) in ‘Il papà di Giovanna’. Questa bruciante sconfitta rappresenta una decisiva battuta d’arresto per la corsa di "Milk" all’Oscar, tant’è che quella di Sean Penn, seppur solida come candidatura, era l’unica segnalazione ai Golden Globes del pur apprezzato film di Van Sant.

Doppia delusione. Anche "Gomorra" di Garrone non è riuscito a conquistare la statuetta pre-Oscar pur essendo il favorito ma in questo caso non si dica che è un’ingiustizia, un errore, uno smacco: il vincitore, il film d’animazione israeliano “Valzer con Bashir” di Ari Folman sul massacro del 1982 nei campi profughi di Sabra e Chatila alla periferia di Beirut durante la guerra del Libano, è meraviglioso, toccante, incisivo. Un vero pugno nello stomaco che restituisce in tutto il suo orrore la brutalità, la bestialità, l’inutilità della guerra attraverso il filtro di poetiche immagini disegnate e geniali invenzioni visive oniriche (una per tutte, la gigantessa felliniana nuda che solca le onde nel sogno erotico del soldato).

Il regista spiega anche che il rapporto dei libanesi col loro presidente Bashir Gemayel, assassinato alla vigilia del massacro, era “quasi sessuale” mentre il valzer del titolo si riferisce a un gendarme che sembra ballare con lui davanti a un suo manifesto sparando all’impazzata e offrendosi al fuoco nemico. E il finale con vere immagini documentarie dei corpi delle vittime è semplicemente straziante. “Valzer con Bashir”, insomma, meritava il Golden Globe: mettendo da parte i protezionismi campanilisti, dobbiamo ammettere che è più bello di “Gomorra” e riscatta così l’ingiusta esclusione dal palmarès di Cannes (come si fa a premiare la Deneuve di “Racconto di Natale e ignorarlo snobisticamente?). All’Oscar si ripresenterà probabilmente la stessa corsa a due e anche questa volta “Gomorra” rischia grosso, perché “Valzer con Bashir”, con la guerra a Gaza in atto, è quanto mai tempestivo nella sua evidente attualità.

La grande trionfatrice della serata è però l’adrenalinica favola musicale para-bollywoodiana “The Millionaire” di Danny Boyle che si è aggiudicata quattro premi (film, regia, sceneggiatura e colonna sonora) mentre la commedia vagamente bisex “Vicky Cristina Barcelona” di Woody Allen ha prevalso tra i titoli non drammatici e “Wall-E” tra i cartoons. Per quanto riguarda gli attori, vince un ritrovato Colin Farrell per il suo criminalotto travolto dai sensi di colpa nella buona tragicommedia “In Bruges”. È stata standing ovation, commossa e prolungata, per il Golden Globe postumo a Heath Ledger, alias il joker nel possente “Il cavaliere oscuro”. Kate Winslet ha centrato la doppietta ed è stata premiata sia come protagonista per “Revolutionary Road” del marito Sam Mendes, che non protagonista per il suo personaggio di ex nazista in “The Reader” di Stephen Daldry. Tra le attrici di musical o commedie, la spunta l’inglese Sally Hawkins, rivelazione della stagione nella sincera commedia di Mike Leigh “La felicità porta fortuna”.

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