GRAZIE LUCKY RED

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È la casa di distribuzione cinematografica più gay-friendly in assoluto: ha portato in Italia importanti titoli a tematica. Il Togay le dedica un omaggio e premia Andrea Occhipinti.

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Grazie Lucky Red. E grazie soprattutto al suo patron Andrea Occhipinti. Perché senza di lei (e di lui) molti importanti titoli gay probabilmente non sarebbero mai arrivati in Italia e non avrebbero potuto avere un loro pubblico che potesse decretarne un successo spesso meritato. Il Festival Gay di Torino le dedica un doveroso omaggio, ‘Più di 10 anni di Lucky Red’ con 14 titoli e ha consegnato una targa ad Andrea Occhipinti in occasione della proiezione del film ‘Amor de Hombre‘ (foto accanto al titolo) di Yolanda Garcia Serrano e Juan Luis Iborra di cui è protagonista.

«Sono grato al festival per quest’omaggio ai film con tematiche omosessuali distribuiti dalla Lucky Red nel corso di 18 anni di attività – dice Occhipinti – Fa un certo effetto vederli tutti insieme. Sono autori di grande spessore e film di puro intrattenimento, che abbiamo fatto scoprire e conoscere al pubblico italiano. Sono tanti, forse i migliori che c’erano sul mercato, un filo rosa che attraversa negli anni la nostra distribuzione. Sono orgoglioso di pensare alla Lucky Red come una società ‘gay friendly’».

E l’impegno verso un cinema di ricerca ha garantito l’approdo da noi di film di ottima qualità: «La nostra vocazione è sempre stata quella di portare al pubblico un buon cinema, che diverta e che faccia riflettere, che ci racconti di paesi, tematiche e realtà diverse; cinema per conoscere, capire, sentire e farci sentire vicini ai protagonisti di quelle storie – continua Occhipinti – Molta strada è stata fatta. Il cinema, forse più di qualunque altra forma di espressione, ha avuto e avrà un ruolo importantissimo nel processo di ‘normalizzazione’, della percezione che la società ha dell’omosessualità. A volte lo ha fatto sdrammatizzando piacevolmente, altre scioccando, altre emozionandoci e commuovendoci. Mi piace pensare che Lucky Red abbia dato un piccolo contributo in questo senso».

La scelta tra i film presentati a ‘Da Sodoma e Hollywood’ è quanto mai varia: è possibile recuperare film ormai classici come il drag ‘Priscilla – La regina del deserto‘ di Stephen Elliot (precursore dei molti film su e con travestiti di lì a venire, da ‘A Wong Foo…‘ in poi) o l’anticipatore di tanti titoli sul coming out, ovvero ‘In & Out‘ di Frank Oz; gli amanti del cinema d’autore (ri)vedranno volentieri le virtuosistiche immagini virate in verde e in blu oppure Hong Kong vista al contrario (la fotografia è del grande Chris Doyle) in ‘Happy Together‘ di Wong Kar-Wai, miglior regia a Cannes, piuttosto che l’algida messa in scena del curioso ‘Perversioni femminili‘ di Susan Streitfeld con l’enigmatica musa di Jarman Tilda Swinton.

Nella selezione c’è sicuramente un capolavoro: ‘Il fiume‘ di Tsai Ming-Liang, riflessione radicale su solitudine e incomunicabilità con almeno una scena indimenticabile ed estrema (padre e figlio che hanno un rapporto nella sauna senza riconoscersi fino alla fine). Tra i migliori film gay sull’adolescenza c’è sicuramente ‘Beautiful Thing‘ (foto) di Hettie MacDonald coi suoi due adorabili protagonisti proletari Jamie e Ste che scoprono di amarsi grazie a un provvidenziale massaggio con una lozione alla menta. Memorabile la battagliera madre di Jamie Sandra (un’impareggiabile Linda Henry) pronta a difendere coi denti la possibilità di essere felice con suo figlio.

Non mancano autori che hanno ormai una certa notorietà internazionale come Rose Troche (‘Camere e corridoi‘), il visionario Todd Haynes (‘Velvet Goldmine‘, foto, miglior contributo artistico a Cannes), l’indiana Deepa Mehta e il suo saffico ‘Fire‘, il Gregg Araki di ‘Doom Generation‘ (al Togay anche col nuovo ‘Mysterious Skin‘) o il Bill Condon (‘Demoni e dei‘) regista del recente ‘Kinsey‘. L’unico poco riuscito è probabilmente ‘Total Eclipse‘ con un poco ispirato Leonardo di Caprio nei panni del poeta Arthur Rimbaud e un effettato David Thewlis (Paul Verlaine) in odor di maledettismo.

Di italiano un unico film, il lesbico e poco noto ‘Le complici‘ (foto) di Emanuela Piovano ambientato sul litorale laziale, metà melò e metà noir, sul rapporto tra due donne molto diverse legate dal fatto di essersi trovate in casa di un architetto misteriosamente assassinato.

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