I NIPOTI GAY DI NONNA CHIACCHIERA

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Abbiamo rivelato a Tarantino l'esistenza di un B-Movie italiano gay: che ne nasca un gay-pulp? Intanto in 'Orizzonti' diverte "I Nipoti", su una vecchia che trucca da donna...

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Un gay-pulp per Tarantino?
Conoscere Quentin Tarantino e farlo partecipe dell’esistenza di un superculto trash omo anni ’70, ‘Gay Salomè‘, sfuggito alla fantozziana sezione ‘Italian Kings of the B’s‘ (c’è pure ‘W la foca‘ con Lory Del Santo) ha del vero pulp: semplicemente perché si tratta di un film tarantiniano. Ebbene sì, ma non del regista americano prognatico, bruttarello e con tremendo ciuffone in avanti, bensì di un quasi omonimo e anonimo italiano: Michele Massimo Tarantini, quello de ‘La liceale‘, che nel suddetto monnezza-reel si scatena in una tremenda versione di teatro gay filmato con improbabili travestimenti carnevaleschi da balera di campagna.

Tarantino si sorprende, mi dà del “culture vulture” (sarà un complimento o una battuta un po’ omofobica?) mentre il suo entourage prevalentemente orientale sorride e si consulta – voci incontrollate parlano di un progetto che potrebbe essere un Kill Bill 3 insieme a Takashi Miike e Johnny To – pensate che bello se Tarantino facesse un gay-pulp e che mazzata per i suoi produttori Weinstein & Co.: vi ricordate la violenza estrema dell’unica scena gay della sua filmografia, lo stupro del boss Marcellus in ‘Pulp Fiction’? Sarebbe un bello scossone.
I candidati al Leone d’Oro
Comunque qui a Venezia la Mostra sta andando molto bene anche se non è emerso il capolavoro; il Leone se lo contendono il dogmatico ed estremo ‘Promised Land‘ di Amos Gitai, sulla tratta delle prostitute tra Sinai e Israele trattate come nei campi di concentramento, l’umanista ‘Mar Adentro‘ di Amenàbar e il classico ‘Vera Drake‘ di Mike Leigh con una strepitosa Imelda Staunton che ha già prenotato la Coppa Volpi (insieme al dolente Aurelién Recoing del cimiteriale ‘Tutto un inverno senza fuoco‘).
Se la nonna è frociarola
Nel frattempo in ‘Orizzonti’ è apparso un piccolo e curioso film, ‘I nipoti‘ (‘Les petits fils’) di Ilan Duran Cohen, autore del bisex ‘La confusion des genres’. Girato in digitale e a basso costo, quasi interamente in un appartamento, racconta la quotidianità di una nonna ciarliera e bizzarra che tiene le ceneri della nuora sul balcone, pinza i bicchieri con le mollette per riconoscerli, trucca da donna i bambini che la vanno a trovare e ha un rapporto burrascoso col nipote gay introverso Guillaume. L’arrivo del mulatto domestico Maxime fa tornare l’armonia in famiglia e convince Guillaume a sbarazzarsi delle ceneri della madre morta quarantasettenne per un tumore al seno.
«E’ raro trovare coppie visivamente forti. I miei attori sono novizi: ho incontrato i personaggi e ho scritto una storia su di loro. Ho usato due sole telecamere digitali: la pesantezza del mezzo poteva disturbarli – spiega il regista – Il fatto che la sessualità resti implosa per tutto il film dipende dal fatto che il film parla di una nonna e di un nipote, di routine e quotidianità. Adoro filmare il sesso. Ho girato qualche scena che poi ho tolto. Ci sarà sesso nel mio prossimo film. Comunque adoro gli eroi antipatici sullo schermo, anche Guillaume recitava in maniera molto aggressiva. Volevo sfuggire all’artificialità, potevo modellare i miei attori come fossero una materia vergine, li avevo chiusi nel mio sistema. Abbiamo tra l’altro girato con un caldo e un’afa pazzeschi».
«Il mio personaggio non è asessuato, è omosessuale» ribatte il protagonista Guillaume Quatravaux. L’adorabile nonnina interpreta dall’esordiente Reine Ferrato puntualizza: «Una nonna è una seconda madre. Se girassi un secondo film sceglierei ancora Ilan: è un regista straordinario, cavallo vincente non si cambia». ‘Les petits fils’ uscirà in Francia ma non ha ancora un distributore italiano.
Baci gay fatali e palindromi senza senso

Altra sorte per ‘L’amore fatale‘ (‘Enduring Love’) di Roger Mitchell, tratto da un romanzo di Ian McEwan, che sarà distribuito da Mikado. Un incidente a una mongolfiera che causa la morte di una persona è l’evento che fa conoscere Jed al fascinoso Joe e il primo si innamora follemente al punto di perseguitarlo. Ma Joe è etero e legato a Claire (Samantha Morton). A Jed viene diagnosticata la sindrome di De Clérambault, una forma ossessiva di delusione amorosa che può portare a comportamenti violenti. Riguardo alla sequenza del bacio appassionato tra i due attori Rhys Ifans ha dichiarato che «la produzione inizialmente pensava di tagliare la scena ma Daniel Craig voleva continuare a girarla!». Per il regista Michell «Il libro e il film sono connotazioni dell’amore tra esseri umani, entrambi forniscono varie versioni d’amore. McEwan dice che ‘l’unico amore che dura è quello di un pazzo’. Volevo chiedermi se questa follia è generalizzabile».
Pollice verso invece per il bizzarro film in concorso ‘Palindromes‘ di Todd Solondz, cantore dell’emarginazione borderline americana. Strutturato in maniera ricorsiva come un gioco di specchi multipli, racconta la storia della dodicenne Aviva che vuole avere un bambino a tutti i costi nonostante le opposizioni della madre che la fa abortire ogni volta che resta incinta. Aviva, che simboleggia il regista e l’opera stessa del regista, parto sicuramente difficile, è però interpretata da 2 donne, 4 ragazze, 1 maschio dodicenne e una bimba di 6 anni per cui la confusione è totale e spiazzante per lo spettatore. Al centro della vicenda una casa in cui si ritrovano tutti i freaks tipici del suo cinema (handicappati, ciechi, fanatici religiosi) e dove si rifugia Aviva diventata nera e grassa. La scena finale è costituita da molti raccordi che riassumono l’intero film ognuno con un’attrice/attore diverso, quella iniziale il suo funerale girato a un’ora palindroma. Risultato lambiccato e pretenzioso. Sostiene Solondz: «Il consiglio che posso dare allo spettatore è il seguente: anche se non sei sicuro di capire il significato di tutto – non sono sicuro di averlo capito nemmeno io – lasciati andare».

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