IL NUDO DI ACCORSI TURBA IL LIDO

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Ma il film in cui appare, "Ovunque sei", di Michele Placido, è accolto da fischi e perplessità. La critica ha persino sghignazzato nel vedere la semierezione del bel...

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Il nudo integrale e frontale di Stefano Accorsi in “Ovunque sei” di Michele Placido turba il Festival di Venezia. La scena nel prefinale in cui appare completamente nudo disteso nel letto insieme a Violante Placido (e forse in leggera erezione), in posa plastica, ha creato stupore tra gli spettatori.
La critica ha commentato con sonori sghignazzi, il pubblico femminile ha applaudito, quello maschile è rimasto interdetto. Il film che merita un secco tre è stato accolto molto male ed è oggetto di commenti feroci per la tremenda miscela di melodramma matarazziano e tragedia in sciatta versione ‘denoiantri’ che vuole imitare maldestramente “Al di là della vita” di Scorsese.
^SLa trama^s

Matteo (Accorsi) lavora come paramedico sulle ambulanze e prova attrazione per Elena (Violante Placido), una giovane volontaria studentessa universitaria. Emma (Barbara Bobulova) è invece una dottoressa in carriera e sicura di sé che ha un rapporto morboso col primario Leonardo.
Una notte Emma opera un malato grave insieme a lui ma l’intervento è problematico. Subito dopo Leonardo la possiede con violenza all’interno dell’ospedale. Quando Leonardo se ne torna a casa in auto Matteo sta sopraggiungendo: i due veicoli si scontrano e l’ambulanza finisce nel Tevere. Matteo ed Elena vengono soccorsi da un gruppo di zingari e da quel momento la loro relazione si intensifica. Emma, invece, deve elaborare il lutto e gestire la questione con la figlia bambina.
^SI commenti di attori e regista^s

«Qualcuno ha osato ridere sul mio nudo? Non posso crederci. Ma cos’è, ‘Così ridevano’ di Amelio?» ha commentato Accorsi alla notizia della reazione di pubblico e critica.
Per Violante Placido «è stata una gratificazione lavorare con mio padre. Sapevo che era un rischio ma abbiamo voluto prenderlo insieme. Anche la responsabilità era doppia ma volevo lasciare fuori dal set il rapporto famigliare anche se c’era comunque molta fiducia. E’ andata bene. Fare l’attrice non è stato un percorso facile. Dovevo capire se subivo l’influenza famigliare, se era una mia vera motivazione oppure era dovuto all’aria del set respirata fin da piccola».

«Ho voluto raccontare una storia che avesse al centro il sentimento della morte – sostiene Placido padre – In mente avevo solo questo passaggio di un racconto di Pirandello, ‘La carriola’: chi vive, quando vive, non si vede: vive. Se uno può vedere la propria vita, è segno che non la vive più: la subisce, la trascina. Come una cosa morta, la trascina. Mi piaceva quest’immagine. Nell’andamento dei personaggi, attraverso i corpi degli attori e i paesaggi, ho cercato di rappresentare l’accettazione serena dell’uscita dal mondo e con un legame molto stretto, l’acquietarsi del dolore dei vivi».
^SLa critica^s

Viziato da una sceneggiatura tremenda con dialoghi agghiaccianti (già cult la frase “Io ti amo sono tre parole” in un momento clou del film) è recitato in maniera dilettantesca persino dal protagonista Accorsi truccato male con vistose borse sotto gli occhi per farlo apparire costantemente stanco.
Uno dei fotogrammi pubblicitari del film è molto simile a un’inquadratura de ‘L’artigiano del ponte’, l’ironico cortometraggio con Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi che prendeva in giro i film d’autore all’interno della trasmissione televisiva ‘Nessundorma’.
Scultissimo.

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