IL SEGRETO DI MATT DAMON

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Un uomo senza memoria, ripescato in mare da un peschereccio italiano e coinvolto in una letale caccia all'uomo: è "The Bourne Identity", in arrivo sugli schermi italiani. La...

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Tempo di passare all’azione per Matt Damon, seguendo l’esempio del suo vecchio amico Ben Affleck, recentemente protagonista di "Al vertice della tensione". Con Affleck (adesso impegnato sul set di "Daredevil") Damon raggiunse popolarità e successo nel 1997 grazie al film "Good Will Hunting – genio ribelle" e da allora sono seguite altre prove che lo hanno velocemente catapultato nelle zone alte degli attori più ‘hot‘ di Hollywood, basti citare titoli come "Salvate il soldato Ryan", "Il talento di Mister Ripley" e "Ocean’s eleven".

Stavolta lo troviamo ripescato senza memoria e con qualche pallottola in corpo da un peschereccio italiano. Il cuoco nonché infermiere di bordo, interpretato da Orso Maria Guerrini, gli trova sottopelle anche un piccolo cilindretto metallico contenente un numero di conto corrente bancario, ovviamente svizzero. Nonostante totalmente privo di ricordi inerenti la sua persona l’uomo parla perfettamente diverse lingue e se la cava pure molto bene nei combattimenti corpo a corpo. Recatosi prontamente a Zurigo trova nella valigetta relativa al conto molti soldi in contanti, diverse pistole e passaporti in quantità, molti dei quali fanno riferimento a lui col nome Jason Bourne, residente a Parigi. Qualcuno però è già sulle sue tracce e non sembra essere ben intenzionato nei suoi riguardi. Troverà l’aiuto di un’avventurosa tedesca auto-munita (Franka Potente, sempre in corsa anche qui come in "Lola corre") che lo scorrazzerà fino ai piedi della Tour Eiffel in cambio di diecimila dollari, trovandosi però anche lei ben presto braccata dalla polizia di mezza Europa. Ma perché? E chi – con tanta perseveranza – vuole uccidere il belloccio smemorato?

Il soggetto del film è frutto della mente del re delle spy-stories Robert Ludlum e tratto dal suo romanzo "Un nome senza volto" (Rizzoli Editore). L’utilizzo dell’espediente della perdita della memoria è superabusato da letteratura, cinema e televisione e si presta in modo sin troppo facile alla costruzione di trame, più o meno contorte, basate sullo svelamento dell’identità del misterioso individuo. "The Bourne Identity" si inserisce nel genere spionistico classico, mescolandolo con l’intramontabile sottofilone della caccia all’uomo, con risultati di medio livello. Da un lato un regista come Doug Liman, che viene dal cinema indipendente (Swingers, Go, nonché il recente "Kissing Jessica Stein" in qualità di produttore associato) e che cerca di modernizzare lo stantio plot puntando molto sull’ambientazione tutta Europea, avendo il coraggio di reclutare come volto femminile quello non certo glamour della tedesca Franka Potente. Dall’altro le ferree regole del cinema d’intrattenimento a stelle e strisce, che impongono certi ritmi e certe impostazioni. Preso atto di questo comunque il film nel suo complesso riesce egregiamente a mantenere il proposito per cui è stato realizzato, intrattenere, regalando un paio d’ore di intrighi e azione, trappole mortali, un bell’inseguimento tra le strade di Parigi in puro stile Il braccio violento della legge e l’immancabile sviluppo sentimentale tra il bel braccato e la coraggiosa salvatrice. Di quest’ultimo aspetto probabilmente si sarebbe fatto volentieri anche a meno, ma va riconosciuto ai realizzatori di averlo mantenuto circoscritto.

Le cose che convincono meno, purtroppo, sono concentrate nel finale: una fuga rocambolesca da un palazzo con un espediente che definire astruso e incredibile è dir poco. Poi le motivazioni che sciolgono l’enigma sul passato di Bourne, spia assassina, macchina per uccidere il cui addestramento è costato alla CIA milioni di dollari e che si commuove di fronte agli occhioni innocenti di due bambini. Nobile conversione ad uso e consumo di spettatori (e lettori) senza troppe pretese in cerca più di svago che di plausibilità. Salva quindi la forma della narrazione, un po’ meno la sostanza.

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Dal canto suo il trentaduenne Damon conferisce al personaggio credibilità e realismo, reggendo buona parte delle attrattive della pellicola sulle proprie spalle. C’è inoltre lo spiraglio per possibili seguiti, dal momento che Ludlum ha scritto altri due romanzi con Bourne protagonista. Per Matt Damon quindi la possibilità di un futuro da spia.

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