IL TERMINATOR E’ TORNATO

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Terza sortita sul grande schermo per l'organismo cibernetico più famoso e muscoloso della storia del cinema, interpretato ancora una volta da Arnold Schwarzenegger.

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Un micidiale cyborg dalle fattezze umane e’ inviato dal futuro indietro nel tempo per uccidere Sarah Connor. La donna costituisce una minaccia semplicemente perché darà alla luce un bambino che da adulto diventerà il capo della resistenza umana contro il dominio delle macchine sfuggite al controllo dell’uomo. Questo il concetto, semplice ma ingegnoso, alla base del film “Terminator” che nel 1984 trasformò il body builder d’origina austriaca Arnold Schwarzenegger in una star cinematografica di primo piano a livello mondiale. Nel 1991 arrivò puntuale un seguito che elevava a potenza il concetto del primo film e cambiava alcune delle carte in tavola: in “Terminator 2 – il giorno del giudizio” infatti il cyborg tornava in azione ma stavolta col compito di proteggere quel John Connor (figlio di Sarah) che, nel futuro, lo aveva riprogrammato proprio per proteggere se stesso, nel passato. Entrambi i film erano scritti e diretti con maestria dal regista di Titanic James Cameron.

003, nuovo capitolo. In “Terminator 3 – le macchine ribelli” (Terminator 3 – the rise of the machines) l’organismo cibernetico (Schwarzenegger) torna ancora una volta indietro nel tempo per rivelare all’ormai più che ventenne John Connnor (Nick Stahl) che il giorno del giudizio nucleare e’ stato solo posticipato, non evitato. Skynet non è stato sconfitto e l’armageddon, inevitabilmente, accadrà. Dunque è una nuova corsa contro il tempo perché dal futuro è arrivata anche una nuova versione di Terminator, il T-X (Kristanna Loken), che avrà pure il fisico da top model ed un bel faccino immacolato ma è pur sempre una spietata macchina assassina programmata per compiere la solita vecchia missione: uccidere John Connor. Il quale adesso cerca di nascondersi dalla tracciabilita’ supertecnologica di Skynet vivendo perennemente nascosto, senza lavoro, casa e soprattutto senza carte di credito o cellulari, tramite i quali sarebbe facilmente rintracciabile. Nella vicenda finisce involontariamente coinvolta anche la veterinaria Kate (Clare Danes), destinata anche lei ad avere un ruolo di primo piano nella lotta tra l’umanità e le macchine ribelli…

Prevedibilmente T3 ripercorre a grandi linee la struttura dei modelli, il che non deve certo sorprendere visto che l’intera vicenda ruota attorno ad un loop temporale capace di ripetersi teoricamente all’infinito. La novità principale dunque consiste nell’arrivo della bionda donna bionica T-X, bellissima ed opportunamente inguainata dal costumista in un attillato completino di pelle. Schwarzenegger dal canto suo si ripropone per la terza volta nel ruolo per il quale e’ più adatto: un essere senza emozioni per un attore senza espressioni. All’inizio viene riproposta anche la gag ormai irrinunciabile della sottrazione di abiti, rigorosamente di pelle, per poter andare in giro senza farsi troppo notare e stavolta a farne le spese e’ uno spogliarellista (chiaramente gay) che si sta esibendo in un night club.

La sua rivale terminatrix, l’ex modella Kristanna Loken obiettivamente appare minacciosa quanto un manichino in una vetrina dei grandi magazzini e non regge il raffronto col precedente T-1000 impersonato da Robert Patrick (X-files) nel secondo film. Le cose vanno meglio con i coprotagonisti umani della vicenda: sia Nick Stahl (che ricordiamo bambino ne L’uomo senza volto di Mel Gibson) che Clare Danes (partner di Di Caprio nel Romeo & Giulietta di Buz Luhrmann) sono azzeccate scelte di casting e ben si inseriscono nelle concitate scorribande temporali di questa guerra tra uomini e macchine. Schwarzy dal canto suo si abbandona alle citazioni con buona ironia, autocelebrando se stesso e il mito del Terminator senza prendersi troppo sul serio.

Il cambio di regista certamente non giova e Jonathan Mostow (U-571) si trova a dover reggere raffronti con un fuoriclasse del cinema d’azione come Cameron. Se la cava tuttavia egregiamente, maneggiando senza guizzi geniali ma con professionismo le numerosissime scene d’azione e proponendo un finale curiosamente sottotono e dal ritmo sorprendentemente lento rispetto a quanto venuto prima. I co-sceneggiatori John Brancato e Mike Ferris (The game-nessuna regola con Michael Douglas) da bravi fan dell’originale si permettono riferimenti e citazioni pertinenti ed innalzano un po’ il livello di commedia presente nel copione rispetto ai toni altamente drammatici dell’apocalittico T2 di 12 anni fa.

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