Il weekend del Festival Mix, tra amore e musica

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I primi tre giorni della cinemanifestazione milanese si rivelano molto dance col grazioso musical pop "Love is in the air" e il melò turco "Zenne Dancer". Musica del...

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Se la musica, come diceva Proust, è la comunicazione delle anime, il weekend del 26° Festival Mix è l’apoteosi della "soul connection" (sì, volendo anche musica soul!) con vari film di particolare interesse in cui ballo e note sono i veri protagonisti, idealmente collegati alla magnifica atmosfera chill-out che si respira sul sagrato del teatro Strehler fino a mezzanotte dove si alternano i dj per Musiconthesteps ed è facile fare piacevoli incontri.

È un piccolo, scoppiettante musical pop il grazioso Love in the air del danese Simon Staho, cineasta quarantenne sconosciuto da noi ma particolarmente prolifico (sta già lavorando al suo ottavo lungometraggio). Quattro amici sedicenni ballano, si vogliono bene, si seducono, si amano, cantano di passione con coreografie glitter o separati da un simbolico muro d’acqua, festeggiano divorando torte coperte da dildi invece che candeline, improvvisano giochi sexy con topping colorati (ma se si è diabetici è un problema!), si travestono da uccelloni gialli anche al cimitero in una ronde sentimental-dance dai colori acidi e squillanti simpatica e spensierata. La scatenata Lea indossa costantemente un bizzarro copricapo a barchetta ed è follemente innamorata della rockstar Niklas Ravn mentre di lei si è invaghito Daniel, oggetto del desiderio di Stefan a sua volta entrato nelle mire di Teresa che desidera perdere la verginità con lui. Strepitoso lo scambio di battute col papà di Stefan che apprezza il coraggio del figlio che ha fatto coming out. Un fiume dance arcobaleno e baby-camp di indiscutibile freschezza, perfetto per i più giovani: ma se la prova per sapere se si è trovata davvero la persona dei propri sogni è riuscire a sopportarne le puzzette in faccia, forse è meglio evitare e riprendere il ballo.

Ancora musica ma decisamente più esotica nella riuscita coproduzione turca-tedesca-olandese Zenne Dancer di Caner Alper e Mehmet Binay che riescono a evitare gli eccessi melò con ammirevole equilibrio raccontando la storia vera dell’amicizia tra un fotografo ursino tedesco che conosce a Istanbul un ballerino di danza del ventre dalla forte personalità con l’hobby di leggere i fondi di caffè, Can (l’incisivo Kerem Can) e s’innamora del suo assistente teddy, Ahmet. Ma la famiglia di quest’ultimo non tollererebbe la loro unione e così decidono di fuggire in Germania, dichiarando di essere omosessuali alla visita di leva per ottenere il congedo. È particolarmente interessante da un punto di vista psicologico il confronto tra le dinamiche famigliari del nucleo protettivo che circonda l’estroverso Can e la chiusura respingente di quello del timido Ahmet. E gli ipnotici spettacoli di Can, dalle tonalità calde e pastose (bella la fotografia di Norayr Kasper), sono in grado di restituire la sensualità unica di certe tradizioni millenarie della tradizione turca.

Il miglior film visto finora è probabilmente l’intimista Weekend di Andrew Haigh che, nella sua scarna semplicità, riesce a scavare a fondo con dialoghi mai banali nella relazione di un fine settimana tra due ragazzi conosciutisi per caso in un locale gay e caratterizzati da due visioni opposte del rapporto di coppia, il romantico Russell e il disilluso Glen. Straordinaria l’interpretazione naturalistica dei due attori Tom Cullen e Chris New. E nel finale si sfiora la poesia (e la commozione).

Emerge invece per la sua simpatica bizzarria il lesbico in bianco e nero Codependent Lesbian Space Alien Seeks Same, una commedia underground alla Ed Wood (l’astronave sembra un porta hamburger con lucine) su tre aliene lesbiche rasate e con bavero alzato alla Mars Attacks! la cui missione è innamorarsi in modo che le loro emozioni possano produrre l’energia necessaria per salvare l’ozono sul loro pianeta. La più comunicativa delle tre, Zoinx, si innamora dell’impiegata butch di una cartoleria (il ballo beat nel pub lesbo è davvero spassoso) mentre due agenti governativi le inseguono per scoprire da dove provengono. Uno stralunato B-Movie dai dialoghi corrosivi alla Clerks che dimostra quanto sia facile comprendere che la difficoltà nell’accettare la presunta diversità sessuale non è altro che la paura spesso infondata di ciò che non conosciamo.

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