Irene Dionisio, direttrice del Lovers Film Festival: “L’anno prossimo avremo Golino, Cirinnà e Campillo”

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Intervista alla giovane regista che ha preso le redini del tradizionale film festival lgbt torinese diventato Lovers Film Festival.

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Il Lovers Film Festival torinese, reincarnazione del Togay, tornerà l’anno prossimo nella consueta collocazione primaverile, dal 20 al 24 aprile, e non più a giugno. La nuova edizione si preannuncia ricca di novità e inedite collaborazioni. Abbiamo intervistato la direttrice Irene Dionisio che affiancherà lo storico presidente Giovanni Minerba, a cui sarà affidata una sezione sulla storia del festival.

Mi faresti un personale bilancio della tua prima edizione da direttrice?

Sono molto contenta del fatto di essere riuscita a portare tutta una serie di cose nuove che stiamo continuando a sviluppare. Per esempio i premi introdotti, tra cui la borsa Querelle creata col Salone del Libro e il Torino Film Lab, una borsa che scade tra circa dieci giorni: si possono vincere 3000 euro per sviluppare una sceneggiatura a tematica lgbtqi e avere un pitch durante il Torino Film Lab. Sono orgogliosa anche della selezione: Tom of Finland, Small Talk e The Wound sono stati scelti dai rispettivi Paesi per la selezione agli Oscar (come miglior film straniero, n.d.r.). Continueremo in questa direzione, cercando anche un aspetto pop del festival.

Come sarà lo spirito della nuova edizione del 2018?

Abbiamo voluto cercare di mantenere, rafforzandolo, lo spirito del primo anno cercando di andare incontro alle esigenze del pubblico incontrato. La nostra idea è di lavorare su un festival militante, per questo abbiamo deciso di avere Robin Campillo che farà una masterclass, quindi un certo tipo di cinema, politico, con una sua forza estetica. Abbiamo pensato anche a un festival in qualche modo più pop, ci sarà un format musicale creato col Gay Village romano e Imma Battaglia.

Parlamene un po’, come sarà strutturato questo format musicale?

Ci saranno alcune interviste-spettacolo, è un format di Pino Strabioli che sta curando alcune sezioni artistiche del Gay Village. Sarà all’interno del festival, ci interessa che la sala sia vissuta in maniera anche ludica e non solo cinefila.

Come mai la scelta di Valeria Golino come madrina?

È un’attrice, regista, produttrice formidabile: è una sorta di nouvelle vague italiana perché sta portando a mio avviso un rinnovamento nel nostro cinema. È l’immagine perfetta che vogliamo dare al festival. Ci sarà anche Monica Cirinnà come madrina di una parte legata ai diritti in collaborazione col Coordinamento Pride.

Due selezionatori verranno scelti dalla comunità lgbt. In che modo?

Stiamo pensando di studiare una modalità di scelta per far sì che due scelte provengano dal ‘basso’, da chi ha sempre partecipato al festival, in modo che il gruppo di selezione venga affiancato per dare consigli non tanto cinematografici ma legati alla sostanza di quello che si tratta affinché il coinvolgimento sia massimo.

Il territorio è molto importante per il Lovers Film Festival. So che coinvolgerete tutte le associazioni lgbt locali, come verrà attuata questa collaborazione?

Faremo a brevissimo una riunione col Coordinamento Pride per decidere come gestirla: per il focus di cui è madrina la Cirinnà studieremo insieme sette ‘parole d’ordine’ legate alla questione dei diritti contemporanei a cui ‘sposeremo’ altrettanti film.

Tu sei anche una regista. Hai accantonato questo tuo lavoro oppure no?

Quest’estate ho lavorato come regista in uno spot per la moda, per Krizia. Sto anche lavorando a un altro progetto che deve essere ufficializzato. Cerco di non accantonare la regia.

Come hai vissuto il fatto di essere una direttrice etero di un festival lgbt?

A parte le minacce sui social, nulla di che: la comunità che ha partecipato al festival e le associazioni non mi hanno mai fatto appunti su questa cosa. Non l’ho vissuto come uno scoglio ma poi gli haters da tastiera ci sono, pensa a quello che scrivono alla Boldrini tutti i giorni!

E l’accoglienza del pubblico come è stata? Il Lovers Film Festival si sta aprendo anche a un pubblico non solo lgbt…

Sono contenta perché ho visto tanti giovani e tante donne. Magari il fatto di avere una direttrice donna, di avere una componente femminile, può avere aiutato. Voglio attivare a breve uno studio di marketing per capire quali meccanismi avvicinano i giovani: questi tipi manifestazioni sono cambiate negli anni, c’è stato un cambiamento culturale di cui tenere conto.

Visto che le serie tv prendono sempre più piede ritieni che il futuro del festival si possa orientare anche verso prodotti televisivi?

L’anno scorso c’era un focus sulla serialità nelle talk curate da Elisa Cuter, quindi c’era già un embrione al festival. È una questione che vogliamo portare avanti in base anche al materiale che viene inviato.

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