L’omofobia? “Una questione delicata” in un doc di Marcias

di

Un significativo documentario di Peter Marcias racconta, nel giorno in cui il Papa atterra a Cagliari, l'aggressione omofobica subita da Christian Floris nel maggio 2008. Prossimamente in dvd.

Un paio d’anni fa avevamo scoperto Peter Marcias, talentuoso regista oristanese indipendente ormai naturalizzato romano, grazie all’apprezzato Ma la Spagna non era cattolica?, un intenso documentario che metteva a confronto la legislazione progressista e progay del governo Zapatero con l’imbarazzante stallo normativo italiano. Tra settembre e ottobre prossimi, grazie a 01 Distribution e Walter Casini editore, uscirà un ricco cofanetto di questo doc con vari extra tra cui alcune interviste inedite e in allegato, oltre a un saggio scritto con Marco Porru, anche un minidoc di mezz’ora particolarmente interessante, Una questione delicata, presentato all’ultimo Togay.

Il 7 settembre 2008, giorno in cui Papa Benedetto XVI atterra a Cagliari, un ragazzo sardo, ma romano d’adozione come il regista, torna anche lui nel capoluogo isolano. Si tratta di Christian Floris, ventiquattrenne speaker di Radio Deegay che il 23 maggio dell’anno scorso fu aggredito sotto casa, a Roma, da una gang omofoba. Il caso fece parlare di sé anche nei mesi successivi perché Floris, simpatizzante di centro-destra, difese il ministro Carfagna dalle accuse di ‘velinismo’ e criticò proprio Radio Deegay insinuando il dubbio di non aver potuto proseguire la collaborazione con l’emittente per le sue dichiarazioni politiche. E la peculiarità più interessante di questo doc è proprio l’evitare l’agiografia vittimistica (ma giustamente Floris insiste sul concetto chiave: "È doveroso rendere l’omofobia un reato in questo Paese") restituendo agli spettatori un ritratto sfaccettato senza però imporre il proprio giudizio.

"È un personaggio anomalo che mi ha incuriosito" ci spiega Marcias. "Dopo essere stato aggredito per omofobia si dichiarava di un partito che certo non si batte per i diritti dei gay. È comunque una persona intelligente, è riuscito a districarsi anche quando poi gli sono andati un po’ tutti contro. C’è chi lo trova antipatico ma per me è una voce nuova, un’opinione che va contro corrente. Nel mio documentario non si parla mai del suo orientamento politico: non volevo obbligarlo a discuterne. Mi piace ascoltare le persone e le lascio parlare, è il mio modo di lavorare. Non facciamo mai parlare i nostri interlocutori, non diamo loro la possibilità di argomentare, e per noi poi parlano i politici". Riguardo alla scelta di accostare la sua storia all’arrivo del papa a Cagliari, il regista chiarisce: "È stata una combinazione fortuita: Floris è arrivato lo stesso giorno del Papa e abbiamo registrato nello stesso pomeriggio. Mi piaceva questo contrasto: giungevano lo stesso giorno ma il Papa veniva accolto da una folla plaudente mentre Christian si trovava a girare solo per la città. Teniamo però presente che la Sardegna è molto aperta nei confronti dei gay, si vive tranquillamente, ci sono associazioni glbt molto valide e bei locali.

Nel nostro Paese si riscontra però un’ingerenza terrificante della Chiesa e ho paura che se non cambieranno i personaggi politici ci sarà sempre questo servilismo nei confronti del Papa. Sono abbastanza pessimista a riguardo, anche se con l’arrivo di Marino potrebbe esserci qualche novità positiva".

Leggi   La nostra Jeanne Moreau: libertà, creatività e omosessualità
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...