“L’Onda”: ecco come nascono le gang omofobe

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Un esperimento di autocrazia totalitaria in un liceo tedesco diventa un violento movimento studentesco che porta alla tragedia: è l'attualissimo "L'Onda’'di Dennis Gansel dal 27 febbraio nelle sale.

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Sono ‘film faro’. Sono quei film in grado di visualizzare con impressionante tempestività fenomeni in atto nella società (e anche profetici: di solito la produzione di un lungometraggio può durare anche diversi anni) e radiografarne evoluzioni, conflitti, problematiche. È il caso di un affascinante film tedesco, ‘L’onda’ di Dennis Gansel, presentato al Torino Film Festival e in uscita nelle sale il 27 febbraio. Tratto dall’omonimo romanzo di Morton Ruhe, considerato un classico della letteratura per ragazzi e ispirato a un fatto vero avvenuto nel 1967 in un istituto di Palo Alto in California, racconta di un esperimento effettuato da un insegnante di liceo, Rainer Wenger (Juergen Vogel), che propone ai suoi allievi, dopo un micro corso intensivo sul concetto di ‘Autocrazia’, una sorta di gioco di ruolo in cui si mettono in pratica regole e comportamenti dittatoriali tipici di un sistema totalitario.

I ragazzi si appassionano al progetto e seguono con fervore l’idea ludica e didattica. Nel giro di qualche settimana fondano un vero e proprio movimento, ‘L’onda’ del titolo, con tanto di divisa ufficiale – un’apparentemente innocua camicia bianca – un simbolo grafico (ovviamente un’onda stilizzata, riprodotta su volantini, adesivi, graffiti) e un saluto rituale (terrorizzante nella sua analogia nazista: un braccio piegato in orizzontale sul petto, con movenza ondivaga). Così, il gioco tracima in un movimento strutturato, con adesioni ferventi ma anche contestatori accaniti, e si rischia l’atto violento durante una banale partita di pallanuoto. Ma il movimento non si può più arrestare e le conseguenze saranno tragicamente reali e irreversibili.

La forza di un film inconsueto, potente, allarmante come ‘L’onda’ non sta tanto nelle interpretazioni degli attori piuttosto ordinarie quanto nella precisa sceneggiatura – al Torino Film Festival ha vinto il Premio della Scuola Holden – che dimostra almeno tre tristi verità contemporanee: il totale scollamento delle nuove generazioni nei confronti della politica e la ricerca quasi ossessiva non del riconoscimento in un partito ma del gruppo, del team, della gang (ecco dunque gli stupri, l’omofobia diffusa, la violenza dei maneschi del quartierino) anche per trovare un senso appagante di appartenenza; la sempre maggiore difficoltà degli insegnanti nell’imporsi senza essere sottostimati, odiati, insultati, in una società barbarica in cui l’interclassismo violento ha stravolto ogni concetto gerarchico.

Per non parlare, poi, del bisogno di un ideale, un sogno, un progetto di vita (il più recente movimento studentesco si chiama proprio ‘L’onda’: riflettiamoci) per sfuggire all’orrore quotidiano di una cronaca giornalistica in cui la moralità è secondaria rispetto alla spettacolarità. Non c’è sentimento, tenerezza, amore in un film come ‘L’onda’ ma la meccanica crudele del potere, il fascino della sottomissione, la necessità anche psicologica di una struttura sociale in cui ogni membro ha un compito preciso e assegnato. Per questo è tragicamente attuale e assolutamente da vedere. Curiosità: durante la proiezione torinese il pubblico si è raggelato quando trema il soffitto in una classe: al piano di sopra ‘L’onda’ si sta esercitando in un passo cadenzato. A Rivoli era appena avvenuta la tragedia del liceo Darwin dove uno studente è deceduto sotto le macerie per un cedimento strutturale. ‘L’Onda’ uscirà in Italia il 27 febbraio.

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