L’outing del re seicentesco Carlo XII nel Leone d’oro di Andersson

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Il regista svedese premiato al Lido: “Nessuno osa parlare dell’omosessualità di Carlo XII”

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Il Leone d’Oro al film svedese dal titolo wertmülleriano “Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza” ha il pregio di poter far scoprire a un pubblico più vasto di quello festivaliero (ma attenzione, in Italia non ha ancora una distribuzione) il cinema personalissimo di un grande autore 71enne, Roy Andersson, il cui “Canzoni dal secondo piano” di quindici anni fa resta un piccolo capolavoro di malinconica poesia. La sua estetica è pressoché da sempre la medesima: successioni di tableaux vivants a camera fissa elaboratissimi e decolorati – Andersson ha dichiarato di ispirarsi a Georg Scholz, Otto Dix e Brueghel il Vecchio – su un’umanità grottesca e intristita, ma con uno sguardo di ironica pietas che fa filtrare un umorismo raggelato da teatro dell’assurdo davvero particolare. Nel suo ‘Piccione’ troviamo una coppia di affaticati venditori di scherzi e maschere carnevalesche che cercano invano di affibbiare la loro merce a personaggi ancora più bizzarri. In un’insolita scena musicale, la locandiera Lotte la Zoppa dispensa baci a chi non può pagare la grappa e in un’altra, in un pub contemporaneo, irrompe a cavallo nientemeno che re Carlo XII (1682-1718), il quale domanda un bicchiere d’acqua e cerca di arruolare un giovane barista come suo amante facendolo dormire nella sua tenda prima della fallimentare battaglia di Poltava del 1709 contro i russi. Per la prima volta si parla esplicitamente della presunta omosessualità del sovrano. Durante un’intervista a Cinecittà News, il regista ha spiegato perché ha inserito questa scena: “Carlo XII ha sempre rappresentato un simbolo machista per i politici di destra, lo identificano con il potere – ha spiegato Andersson -. Finora nessuno aveva mai osato citare la sua omosessualità, perché invece non dirlo apertamente, facendone un simbolo più onesto?”.

Ma chi era Carlo XII? Figlio primogenito di Carlo XI e Ulrica Eleonora di Danimarca, fu in realtà sempre nemico della nazione da cui proveniva la madre, viste le mire espansionistiche della Svezia. Più abile a combattere che a governare e usare mezzi diplomatici, descritto dagli storici come una persona algida e insensibile, Carlo XII dovette fronteggiare proprio la Danimarca oltre a Sassonia e Russia nella Grande Guerra del Nord del 1700 che si concluse con un declassamento della Svezia nel controllo del Mar Baltico a favore della supremazia russa. La sua morte è avvolta nel mistero: nel 1718, durante un’ispezione alle trincee allestite a Fredriksten, in previsione dell’invasione della Norvegia, fu ucciso da un proiettile che lo colpì al capo e gli trapassò la testa ma non si sa se a sparare fu il nemico o un emissario del cognato Federico che aspirava al trono di Svezia. Le voci sull’omosessualità di Carlo XII hanno reali fondamenti storici: Eugène André Marie sostiene in ‘L’amore omosessuale’ che il sovrano ebbe vari amanti celebri, dal conte svedese Axel Wachtmeister al principe Massimiliano di Wurtemberg che chiamava affettuosamente ‘piccolo principe’, fino ai generali Stenbock e Rehsokeld.

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