La Berlinale festeggia 30 anni di “Panorama” queer

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La sezione più gay friendly compie trent'anni e omaggia Harvey Milk, Quentin Crisp e Joe Dallesandro. Tra le novità, il thriller lesbico argentino 'El niño pez' e Jude...

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A Berlino è tempo di festeggiamenti. Mentre si inaugura stasera al Berlinale Palast la 59esima edizione del festival diretto dallo splendido sessantenne Dieter Kosslich, la sua sezione più sperimentale e gay-friendly, ‘Panorama’, celebra il trentennale dalla nascita. Nata nel 1980 per volere dell’illuminato Manfred Salzgeber col nome di ‘Info-Schau’ che terrà fino al 1996, quattro anni dopo la consegna nelle mani del lungimirante Wieland Speck, ‘Panorama’ ha contribuito non poco a dare forma all’immaginario omosessuale, grazie a un rapporto privilegiato con le cinenovità glbt internazionali, rappresentando ormai un tradizionale trampolino di lancio d’inizio anno per le opere che approdano poi ai vari festival queer nostrani, in primis Togay e Migay

Tre sono le figure iconiche, rappresentanti di altrettante diverse concezioni di militanza gay, una politica-innovatrice, la seconda artistica-provocatoria e la terza esibizionistica-mignottesca, che vengono omaggiate per l’occasione: Harvey Milk, Quentin Crisp e Joe Dallesandro.

Gus Van Sant presenterà il suo notevole ‘Milk’ in corsa per otto Oscar – da noi non se la cava malaccio al box office: è al decimo posto con circa un milione e trecentomila euro d’incasso – mentre la valente documentarista Jenni Olson porterà a Berlino il suo ‘575 Castro Street’ sul negozio di fotografia gestito da Harvey Milk e dal compagno Scott Smith che divenne una sorta di micro-centro sociale dove fu organizzata la sua campagna elettorale. Si potrà anche (ri)vedere l’esemplare documentario del 1984 ‘The Times of Harvey Milk’ di Rob Epstein vincitore dell’Oscar. 

Sull’eccentrico post-dandy Quentin Crisp verrà presentato ‘An Englishman in New York’ di Richard Laxton con un somigliantissimo John Hurt, lo storico doc del 1990 ‘Resident Alien’ diretto da Jonathan Nossiter e l’epocale ‘The Naked Civil Servant’ (‘Il funzionario nudo’) di Jack Gold tratto dalla sua celebre autobiografia. Non mancherà un micromaggio a Joe Dallesandro, presente nella capitale tedesca, a cui Nicole Hauesser ha dedicato l’affettuoso ritratto ‘Little Joe’.

Grandi aspettative sono riservate all’opera seconda della rivelazione di ‘XXY’, l’argentina Lucia Puenzo, che torna a occuparsi di tematiche queer con un curioso thriller lesbico, ‘El niño pez’ (‘Il bambino pesce’) tratto dal suo libro omonimo, su una coppia di ragazze innamorate, una di Buenos Aires e l’altra paraguayana, che diventano ladre e assassine pur di realizzare il loro sogno di andare a vivere insieme oltre confine. 

Una delle protagoniste è la convincente Inés Efron, la protagonista ermafrodita di ‘XXY’.

Tra gli eventi speciali, da segnarsi il toccante dramma ‘Pedro’ di Nick Oceano scritto da Dustin Lance Black, candidato all’Oscar per la sceneggiatura di ‘Milk’, sul cubano Pedro Zamora, attivista gay morto di Aids a soli 22 anni e divenuto una celebrità grazie al reality show trasmesso su MTV ‘The Real World: San Francisco’. Emozioni gender le garantirà il greco ‘Strella’ di Koutras H. Panos sull’incontro fatale tra una prostituta trans e un inquieto galeotto rilasciato dal carcere dopo quattordici anni di detenzione per omicidio.

Il concorso quest’anno non sembra offrire grandi suggestioni queer, a parte un inedito Jude Law travestito da donna nel bislacco ‘Rage’ di Sally Potter ambientato nel mondo della moda, "una tragicommedia sugli effetti della mondializzazione nell’era informatizzata". Se qualcuno si ricorda ‘Lezioni di tango’ della stessa regista, questo ‘Rage’ è il film nel film che la Potter non riesce a ultimare e per cui non trova i finanziamenti. 

L’Italia, a parte il documentario ‘Terra Madre’ di Olmi relegato in una sezione culinaria e poca altra robetta, è praticamente assente ma siamo contenti di segnalare che nella giuria internazionale del Teddy Award, lo storico premio glbt trasversale alle varie sezioni, è presente Cosimo Santoro, il coordinatore della programmazione del festival glbt di Torino.

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Apertura glamour, quella di stasera, con la spy-story tedesca su una potentissima banca truffaldina, ‘The International’ dell’enfant prodige Tom Tykwer (‘Lola corre’), dal cast altisonante: Clive Owen, Naomi Watts, Armin Mueller-Stahl e persino il nostro Luca Barbareschi nei panni di un politicante corrotto che viene ucciso davanti alla Stazione Centrale di Milano.

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