LA CHIESA HA L’AIDS

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Grande interesse per l'anteprima di Taormina e Roma di "Conspiracy of Silence", film sul tema scottante derapporti del Vaticano con celibato, AIDS e gay. Ne parliamo col regista.

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ROMA – E’ lo scricchiolio proveniente dalle fondamenta di qualche chiesa vicina quello che si ode durante l’anteprima romana di “Conspiracy of Silence” o più semplicemente la vibrazione causata da un tram di passaggio? La risposta è ovvia, l’interrogativo di fondo molto meno. Questo film sembra destinato a far discutere (se ne è già occupato il Los Angeles Times nonostante ancora non ci sia una distribuzione americana certa) e se ne deve essere reso conto ben presto Felice Laudadio che lo ha voluto presentare nella suggestiva cornice del Festival del Cinema di Taormina per poi riproporlo, per ben due volte, nella rassegna capitolina Taormina BNL FilmFest a Roma, a Piazza Vittorio.

Nel film, un giornalista irlandese indaga sul suicidio di un prete sieropositivo che, anni prima, era stato allontanato dalla Chiesa dopo aver innalzato in Vaticano un cartello con su scritto “La Chiesa ha l’AIDS“. Parallelamente un giovane seminarista è combattuto tra la vocazione religiosa e l’attrazione per una ragazza che conosce da anni. A causa di sospetti legati alla sua sessualità (pensano che sia gay) viene però espulso dal seminario… Regista del film è John Deery, esordiente nel campo dei lungometraggi ma già con una solida esperienza alle spalle nel campo dell’audiovisivo, come assistente alla regia (anche di Hugh Hudson, il regista di “Momenti di gloria”) nonché come attore. Lo abbiamo incontrato.
Ha fatto un film che invita la Chiesa a mettersi in discussione, lei però viene dall’Irlanda, paese profondamente cattolico…
E’ una storia locale, ambientata in Irlanda, ma il problema è certamente generalizzato. Penso che il problema di fondo del celibato sia molto importante e la chiesa cattolica dovrà smettere di ignorarlo. Ecco perché credo che abbia rilevanza e motivo di interesse anche in Italia, non solo in Irlanda. C’è inoltre un altro aspetto altrettanto sottaciuto, quello delle infezioni da HIV e conseguentemente dell’AIDS, altro argomento che deve essere affrontato dalla Chiesa Cattolica. Quando stavo facendo delle ricerche per il film ho intervistato 35 persone, preti irlandesi, inglesi, americani e anche italiani. Anche a Roma, persone che lavorano in Vaticano. Ho scoperto delle cose incredibili, persone che quando è stato scoperto che erano sieropositivi o con AIDS sono stati scaricati, buttati fuori, ostracizzati.

Realtà scioccanti, dal mio punto di vista: io sono un cattolico praticante e da un lato la Chiesa Cattolica insegna la compassione, insegna il messaggio d’amore di Cristo, e dall’altro lato ho scoperto che ha fatto e fa cose molto diverse all’atto pratico. Alcune di queste persone che ho incontrato erano davvero molto arrabbiate per quanto capitato a questi preti gay che a lungo hanno servito la Chiesa e che sono stati ostracizzati.
Cosa ha voluto denunciare?
Trovo questa ipocrisia di base molto disturbante. Quando ho guardato a questo aspetto e a quello del celibato all’interno del mondo cattolico mi sono reso conto che, a meno che la Chiesa cattolica non affronti questi problemi, corre il rischio di implodere e crollare su se stessa. Nel mondo occidentale ci sono sempre meno persone che vengono educate ad essere preti. Ad esempio in Irlanda, paese davvero molto cattolico, nell’anno 2000 non c’erano seminaristi che volessero diventare preti. Secondo una stima certamente per difetto almeno 100.000 preti hanno lasciato il mondo ecclesiastico negli ultimi 25 anni. Qui in occidente la cosa sta diventando insostenibile, a meno che non affrontino il problema, ne prendano atto. Il celibato è una bomba a orologeria in attesa di esplodere ed il mio film cerca di affrontare alcuni di questi argomenti; spero che abbia una certa risonanza con gli spettatori, e questo a prescindere dalla loro sessualità. La gente di ogni tendenza può recepire il tema del film.

Uno dei dogmi della Chiesa è che il Papa non può sbagliare. Eppure per i papi sino a Innocenzo II (che nel 1139, introduce giuridicamente l’obbligo del celibato sacerdotale) ciò non era richiesto agli aspiranti preti. Poi la svolta e una politica diversa dei papati seguenti. C’è un paradosso: se il Papa non può sbagliare, quali di queste due linee guida è quella che va contro il volere di Dio?
E’ assolutamente vero. Il film spiega che il celibato è stato introdotto nel dodicesimo secolo, quindi per 1.200 anni non era richiesto. La ragione di quella decisione fu fondamentalmente politica ed economica, presa dal Vaticano, dai vertici del cattolicesimo del tempo, al fine di impedire ai preti sposati di lasciare le cose di loro proprietà ai loro primogeniti. Questo avrebbe loro permesso di rimuovere i loro averi, anche per finanziare cose come le crociate. Capisco la necessità di avere conversioni per una religione che aveva bisogno di espandersi. C’era il dovere spirituale e si può dire anche morale di far ciò, tuttavia proprio per queste ragioni, che capisco, la decisione rimane di natura politica ed economica. Del resto ci sono ancora oggi certi preti, ad esempio in Africa, a cui viene concesso il diritto di sposarsi. Parlo di preti cattolici, ma la Chiesa cattolica non ama parlarne. Ci sono anche i preti anglicani, nel Regno Unito, autorizzati dalla chiesa cattolica a sposarsi. Viene interpellata Roma e, se sono già sposati, viene loro concesso di poter vivere nella parrocchia con moglie e figli.

Qual è l’ostacolo allora?
Il problema vero qui, per la Chiesa, è un altro: abbiamo tutti, io, lei, tutti, la possibilità di scelta di rimanere casti o no, credo che dovrebbero averla anche i preti. Un prete potrebbe preferire di rimanere celibe per via dell’ordine al quale appartiene oppure per ragioni legate alla spiritualità; se questa spiritualità gli dà la forza di sostenere il voto di castità per quanto mi riguarda andrebbe benissimo. Ma sono esseri umani, come tutti noi. Il vero nodo per la Chiesa Cattolica è legato a come comportarsi nei confronti dell’omosessualità. Si potrebbe consentire a tutti i preti di sposarsi, ma come ci si comporterebbe nei confronti di un prete gay? E’ un vero e proprio barattolo pieno di vermi, c’è molta paura e paranoia al riguardo. Ma i fatti rimangono. Molti preti sono omosessuali. C’è un libro appena pubblicato negli Stati Uniti intitolato “The changing face of priesthood”, scritto dal Reverendo Donald B. Cozzens, direttore dei seminari al St. Mary’s di Cleveland, in Ohio, secondo cui quasi il 50% dei preti negli USA sono gay. Magari non praticano atti omosessuali, ma lo sono. Al momento che ci sono circa 50.000 preti negli Stati Uniti questo vorrebbe dire che ci sono circa 25.000 preti gay, nei soli USA. Abbiamo quindi persone di grande e profonda fede, che hanno ricevuto la chiamata da Dio, la vocazione. C’è per loro un dilemma di fondo in quanto esseri umani e dunque anche per la Chiesa. Con un numero così basso di nuovi seminaristi in occidente per la Chiesa la cosa sta diventando insostenibile, e come cattolico praticante ho sentimenti molto forti al riguardo. Che sia questo film che aprirà il dibattito, o che sia un altro tra qualche anno, o un libro, o un incidente, prima o poi comunque l’argomento si dovrà affrontare, le cose non possono continuare così come sono. Al momento si aggrappano allo stato delle cose, alla paura che porta al non voler cambiare. Questo lo si ha in ogni regime, lo si ebbe con Ceausescu, e in Russia, e dovunque ci sia chi si aggrappa a qualcosa per rimanere al potere. Si preferisce chiaramente lasciare le cose come stanno. Ma se il dibattito non comincia presto il tutto potrebbe venir giù come un castello di carte. Questo è il rischio che corre la Chiesa cattolica.

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