LA QUARTA GIORNATA DEL FESTIVAL

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Le donne di Fassbinder e le fotografie del grande Mapplethorpe in scena a Torino, per la quarta giornata del Festival del Cinema Gaylesbico

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QUANTE DONNE AMO’ FASSBINDER

Tra le interessanti opere presentate nell’anticipazione alla retrospettiva completa su Fassbinder del prossimo anno (incrociamo le dita), c’è anche un documentario italiano, Tutte le donne di Fassbinder di Alessandro Colizzi, utilissimo nel ricostruire le linee guida della vasta opera del regista tedesco (che morì però giovane, a 36 anni, e concentrò 11 dei suoi 41 anni in soli due anni della sua vita, il 1969 e il 1970). Si apre con l’epitaffio che gli dedicò il suo grande amico e ispiratore Douglas Sirk, padre del melodramma passionale, il giorno della sua morte, e prosegue con una ricognizione sul mondo femminile nell’opera di Fassbinder (e non nella sua vita – ricordiamo comunque che ebbe anche una moglie, Juliane Lorenz, che divenne la fedele montatrice dei suoi film) con interventi dell’attrice-feticcio Hannah Schygulla, di Bernardo Bertolucci, Dacia Maraini, Liliana

Cavani (che quando era in giuria al Festival di Berlino cercò di assegnare l’Orso d’Oro a Il matrimonio di Maria Braun ma ebbe l’appoggio solo di Julie Christie e non degli altri tedeschi che non apprezzavano l’immagine della Germania postbellica devastata descritta da Fassbinder – il film vinse poi il premio per la miglior attrice assegnato proprio a Hannah Schygulla). E proprio la Germania risulta essere la vera ‘donna’ che vuole raccontare Fassbinder, una donna che non è vittima ma vuole ribellarsi attraverso la sua femminilità e la sua fantasia anticonformista, che tenta di sottrarsi al rapporto di dominazione che per il regista è inevitabile in qualunque relazione e porta uno dei membri della coppia a esserne prima o poi oppresso. Un cinema, quello di Fassbinder, che viene definito rozzo (non limava mai le sceneggiature), gelido, violento, appassionato. E scopriamo pure che Fassbinder prima di morire stava lavorando a un progetto di film sull’Olocausto: ma il destino ci ha provato, probabilmente, del suo ultimo capolavoro.

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