LEONE ROSA AL FILM GAY

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Dal 2004 al festival di Venezia potrebbe essere premiata anche la pellicola a tematica omo. Ma già quest'anno, al di là delle polemiche per Bellocchio, ci sono opere...

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Dopo la vittoria del cupo e scarnificato film russo ‘Il ritorno’ dell’impronunciabile Andrej Zvjagintsev (con somma delusione di Bellocchio a cui è andato il contentino del contributo individuale per la sceneggiatura) proviamo a fare un gioco.

A chi sarebbe andato il premio gay, il Teddy Bear versione lagunare che Moritz De Hadeln vuole istituire al Festival di Venezia? “Quando Grillini mi ha proposto un premio analogo per Venezia, ho detto che non avevo nulla in contrario. Ma sta alle associazioni gay istituirlo” ha dichiarato il direttore all’indomani della premiazione. Vediamo in ordine di gradimento di critica i titoli ‘papabili’ per un premio che in un futuro speriamo prossimo potrebbe diventare una realtà:

1) BU SAN (Goodbye, Dragon Inn) di Tsai Ming-Liang

Uno dei grandi esclusi dal palmarès ufficiale, unico film gay in concorso, ha incantato i critici (che gli hanno assegnato il premio Fipresci) per la bellezza formale e le struggenti atmosfere nostalgiche. L’ultima proiezione di un classico film di samurai, ‘Dragon Inn’ in un cinema cadente a Yonghe (Taiwan) gestito da una bigliettaia claudicante e un giovane proiezionista mentre fuori imperversa un temporale. Un gay giapponese entra nel cinema e cerca compagnia maschile. Tra il pubblico scoprirà che alcuni spettatori hanno sembianze identiche ai protagonisti della pellicola: sono loro o spiriti inquieti intrappolati in sala? Tsai-Ming Liang prosegue il suo discorso su solitudine e incomunicabilità con un inno al cinema come ultimo serbatoio di sogni, quasi un ‘La gatta a due teste’ in versione zen. Sono in corso trattative per una distribuzione italiana.

2) LE SOLEIL ASSASSINE’ di Abdelkrim Bahloul

La battaglia personale e politica di Jean Senac, poeta omosessuale che combattè per un paese libero e tollerante nell’Algeria post coloniale del 1972 (il titolo è ispirato all’abitudine del poeta di firmare le sue opere con un piccolo sole accanto al nome). Hamid e Belkam sono due giovani appassionati d’arte che cercano di rappresentare un’opera di Senac ma sono osteggiati dalla comunità perché è scritta in francese e non in arabo. Il poeta stesso si mette dalla loro parte per realizzare lo spettacolo.

3) TWIST di Jacob Tierney

L’Oliver Twist in versione postmoderna presentato nella Settimana della Critica e i suoi ragazzi disperati tra droga e prostituzione in una livida e inospitale Toronto (battuto però dall’italiano ‘Ballo a tre passi’ di Salvatore Mereu).

4) UN FILS di Amal Bedjaoui

Una delle sorprese della sezione Nuovi Territori, un mediometraggio su un giovane alla deriva, Selim, che per sopravvivere si traveste e prostituisce esternando alla telecamera le sue angosce e la sua rassegnazione.

5) PAQUENA PALOMA BLANCA di Christian Barbe

L’intimità quotidiana di Arturo e Franco raccontata attraverso piccoli gesti, riti, i ritmi di tutti i giorni come il pranzo o la cena. Un lungo off off apprezzato dai festivalieri più underground.

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