LINDA HA IL CLITORIDE IN GOLA

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Esce 'Inside Deep Throat', ricco documentario sulle bizzarre vicende del film porno che cambiò il costume americano. Interviste interessanti e nessuna censura delle immagini hard.

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Una vecchietta occhialuta esce baldanzosa dal cinema esclamando: «Mi è piaciuto. Volevo vedere un film sozzo e l’ho visto. E voglio avere il diritto di guardare quello che voglio!». È una delle scene divertenti di ‘Inside Deep Throat‘ di Fenton Bailey e Randy Barbato, ricco documentario in uscita venerdì 27 (e in anteprima al Festival del Cinema Gaylesbico di Milano)sulle vicende di ‘Gola Profonda‘, il film di Gerard Damiano che sdoganò la pornografia in America (era il lontano 1972) e incassò di più, ben 600 milioni di dollari, in proporzione al costo iniziale, soli 25000 dollari (e sei giorni di riprese). Per gli appassionati, nel mese di luglio la Dolmen Video distribuirà un’edizione in DVD del film “La Vera Gola Profonda” con vari contenuti extra tra cui un documentario inedito di 20 minuti dal titolo I giorni della gola profonda sulla storia del film e di Linda Lovelace, una galleria di fotografie d’epoca del set, di Linda Lovelace e una rassegna stampa dei magazine americani del periodo.

In tempi di rivoluzione sessuale, ‘Gola Profonda‘ rappresentò una sfida alla censura, un vero e proprio inno alla pratica del blowjob e una rivendicazione per il movimento femminista dell’orgasmo clitorideo (nel film si immagina che la protagonista Linda Lovelace abbia il clitoride posto in fondo alla gola). ‘Inside Deep Throat‘ è basato su una fitta serie di interessanti interviste a molti personaggi del mondo del cinema e della cultura americana, come la femminista Camille Paglia che ricorda: «Era la prima volta che donne rispettabili della middle class entravano in un cinema a vedere un porno». Parlano anche John Waters, la sessuologa Ruth Westheimer e la scrittrice Erica Jong.

Con un montaggio elaborato e una non comune abilità di narratori (il materiale iniziava ammontava a circa 800 ore di girato), i registi descrivono con dovizia di particolari le bizzarre vicende di questo film: né il regista Gerard Damiano né gli attori guadagnarono una lira, gli incassi finirono probabilmente nelle mani della mafia poiché le copie del film e i relativi incassi venivano prelevati da misteriosi agenti direttamente nei cinema. Tutta la troupe dovette subire un lungo processo per oscenità ma l’unico a essere condannato fu l’attore baffuto che interpretava il dottor Young Harry Reems e passò in cella ben cinque anni. Ed è curioso vedere quante celebrità, tra cui Warren Beatty e Jack Nicholson, si mobilitarono per difendere la causa di Reems.

Particolarmente riuscita è la seconda parte del film in cui si ricostruisce il contesto storico-politico americano, tra le mistificazioni della gestione Nixon, la rivoluzione anche di costumi con l’elezione di un acclamato Jimmy Carter, le manifestazioni di piazza pro e contro la liberalizzazione della pornografia (nel 2002 Hollywood è arrivato a produrre 391 film tradizionali e ben 11303 film a luci rosse). Usualmente i film che parlano di questi argomenti non mostrano immagini hard e sono molto pudichi: non è il caso, per fortuna, di questo riuscito documentario in cui è possibile vedere la famigerata fellatio di Linda Lovelace e varie scene di sesso indubbiamente ‘arcade’. Ed è curioso ascoltare dalla stessa Lovelace, invecchiata e appesantita, quanto questo film abbia rivoluzionato la sua esistenza (l’attrice morì il 22 aprile del 2002 per le ferite riportate in un incidente stradale). Harry Reems si è invece convertito al cristianesimo e ora fa l’agente immobiliare nello Utah, a Park City.

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Un film molto ‘seventies’, curioso e arditamente ruspante, da vedere.

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