LO STALLONE DI TROIA

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Scordatevi Omero, scordatevi gli dèi, scordatevi la storia. Se andate a vedere "Troy", fatelo solo per ammirare Brad Pitt (qui nella galleria di foto) e un po' di...

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CANNES – Ci vuole non poca ‘hybris’ (tracotanza) per fare un film sulla guerra di Troia da 200 milioni di dollari, di quasi tre ore, distribuirlo a pioggia in 61 nazioni e ignorare completamente gli dei, alla base dell’epica omerica. «Abbiamo scelto un approccio realistico» ha dichiarato in conferenza stampa il regista di ‘Troy‘, Wolfgang Petersen (‘Air Force One’, ‘La tempesta perfetta’). «E la nostra è un’interpretazione del testo assolutamente libera. Volevo fare un film reale, non un fantasy. Credo che anche Omero, se potesse vederlo, approverebbe la nostra scelta e direbbe di lasciar perdere gli dei».

L’unico vero dio del film è lui, l’ineffabile Brad Pitt nei gloriosi panni dell’eroico Achille, pneumaticamente gonfiato da pettorali, bicipiti, tricipiti e obliqui innaturali (altro che dieta a base di soli alimenti biologici!), alla sua prima Montée des Marches con nuovo look, capelli quasi a spazzola e mogliettina di origini greche Jennifer Aniston al fianco un po’ spaesata con abito chiaro e squadrettato. «A mia moglie sono piaciuti moltissimo i costumi del film. Mi ha chiesto se potevo portargliene qualcuno» ha rivelato Brad. «Se oggi si rilegge l’Iliade sembra che Omero parli dei giorni nostri: tragedie belliche, famiglie distrutte, morti ovunque. La Grecia è andata in guerra contro Troia per una donna. E l’America è andata in guerra contro l’Irak per… magari fosse per una femmina, almeno sapremmo il motivo!». E Brad è anche l’unico ad apparire discinto in tre scene: «I greci erano sempre nudi o seminudi. Credevo che tutti gli attori apparissero spesso nudi, invece quando ho visto il film mi sono accorto che ero solo io a farlo». Pitt è poi subito fuggito dalla Croisette per raggiungere George Clooney e Julia Roberts sul set di ‘Ocean’s Twelve’ ad Amsterdam.

Il kolossal di Petersen racconta la conclusione dell’infinita battaglia (circa 17 anni) tra gli Achei e la città di Troia, conclusasi con la conquista della medesima nel 1250 a.C. secondo quanto riporta Erodoto, certo non solo per il ratto di Elena ma soprattutto per conquistare lo stretto dei Dardanelli e controllare meglio l’Egeo. Dopo un breve prologo con tanto di pergamena con mappina della Grecia per contestualizzare la storia, ecco il guerriero Achille aiutare malvolentieri il prepotente re greco Agamennone ad estendere il suo potere conquistando un regno dopo l’altro. Il debole e viziato principe troiano Paride (Orlando Bloom, il Legolas de ‘Il Signore degli Anelli‘), in una missione di pace a Sparta col fratello Ettore (l’Hulk Eric Bana) si innamora della bella Elena

(l’ex ballerina del Royal Ballet di Londra, Diane Kruger, finta bionda tedesca che è quanto di più lontano dalla bellezza classica si possa immaginare), moglie del re di Sparta Menelao (Peter O’Toole), fratello di Agamennone, a cui il sovrano chiede aiuto per conquistare Troia quando scopre che Paride gli ha rapito la moglie. Con l’aiuto di Odisseo (Sean Bean), riesce ad avere tra le sue fila il valoroso Achille e i potenti Mirmidoni ma la madre di Achille Teti (Julie Christie) gli rivela che potrebbe non tornare mai più a casa.

Le libertà prese rispetto all’Iliade sono molte, per cui i puristi lascino a casa il Rocci e si godano il film come puro intrattenimento spettacolare: viene dato molto più spazio a Briseide (Rose Byrne), l’amante nonché vera coscienza di Achille che viene maltrattata dai soldati di Agamennone; è completamente censurata la relazione amorosa tra Achille e Patroclo ma viene descritto solo il rabbioso ritorno alla battaglia di Achille travolto veramente da «ira funesta» quando il cugino viene ucciso da Ettore (il duello con quest’ultimo, risparmiato da Achille «perché non ci sono troiani ad assistere alla sua morte» è stato preparato durante tutto il periodo di lavorazione e girato solo nell’ultima settimana);

l’inganno del cavallo viene raccontato in modo spiccio solo alla fine del film. Restano impressionanti le scene di battaglia: le 1000 navi costruite in digitale dalla Framestore che invadono l’Egeo, 50.000 soldati greci e troiani che si affrontano (1200 comparse e il resto computer graphics della Moving Picture Company), gli epici scontri di spada sulle «inespugnabili mura» della mitica Troia.

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Girato negli studi Shepperton di Londra (interni) e Messico, California, Grecia e Malta (esterni), ha riportato in vita un genere che negli Anni Cinquanta andava molto di moda, il peplum pieno di uomini virili, muscolosi e seminudi che occhieggiavano anche al pubblico gay, come il gigantesco Steve Reeves che cita Frank’n’Furter nel ‘Rocky Horror Picture Show‘. Sono molti i pepla attualmente in lavorazione:

ben due su Alessandro Magno (‘Alexander‘ di Oliver Stone con Colin Farrell e ‘Alessandro il Grande‘ di Baz Luhrmann con Leonardo di Caprio), ‘Hannibal‘ di David Franzoni con Vin Diesel, ‘Boudicca‘ di David Auburn, ‘Gates of Fire‘ diretto da Michael Mann e le serie televisive ‘I 300 spartani‘ per la Fox, ‘Empire‘ per Storyline, Touchstone e ABC, e ‘Rome‘ per HBO/BBC, tutti a inseguire il successo planetario che fu de ‘Il gladiatore‘: ben 188 milioni di dollari solo negli Usa e più di 450 in tutto il mondo. Amanti del bodybuilding e dei palestrati, accorrete.

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