Los Decentes: quando il nudismo porta a ritrovare se stessi

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Incuriosisce il film di Lukas Valenta Rinner in cui una domestica scopre una comunità di nudisti.

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È uno dei più eccentrici film dell’anno e all’ultimo Torino Film Festival ha vinto il Premio Speciale della Giuria, che l’ha definito ‘audace e originale’. Stiamo parlando del bizzarro Los Decentes, opera seconda dell’austriaco Lukas Valenta Rinner, coproduzione tricontinentale che coinvolge Austria, Corea del Sud e Argentina.

Una donna timida e piuttosto mesta, Belen (Iride Mockert, azzeccata) viene assunta come collaboratrice domestica in una villa con piscina all’interno di una prestigiosa zona residenziale presidiata alla periferia di Buenos Aires. Si trova alle dipendenze di una signora nevrotica ossessionata dalla riuscita professionale – che tarda ad arrivare – del giovane figlio, tennista professionista. La padrona di casa esige ordine e pulizia maniacale (guai a scompaiare tazzine e piattini!) mentre Belen esegue silenziosamente con pacata sottomissione.

Il quartiere elegante e asettico sembra una bolla sospesa fuori dal mondo, e l’unica persona con cui riesce a relazionarsi Belen è uno dei sorveglianti, un tipo solitario e goffo, che tenta di sedurla portandola, senza grande successo, in un hotel a ore decisamente kitsch.

Durante una pausa dal lavoro in villa, Belen scopre con grande sorpresa che oltre la recinzione vive in mezzo a un bosco una comunità di naturisti che passa placidamente il tempo a prendere il sole, a organizzare letture collettive di poesie erotiche, a praticare (bi)sesso di gruppo in mezzo alle fratte: niente di frenetico, i ritmi sono decisamente quieti e riflessivi.

Fortemente intrigata da questa realtà che vede come un modo liberatorio per sottrarsi agli opprimenti codici borghesi che hanno caratterizzato la sua vita fino a quel momento, Belen decide di osare – non senza una certa timidezza iniziale che la vede in posa botticelliana a coprirsi le parti intime – e si propone al gruppo coeso, il quale l’accoglie con massima benevolenza.

Belen continua la sua vita di sempre ma non vede l’ora di potersi rilassare nel suo ‘nuovo mondo’ che vede come il suo giardino segreto in cui può finalmente essere se stessa e liberare le tensioni di un corpo fino ad allora praticamente negato. Ma il nudo può essere ancora rivoluzionario? Rappresenta oggi una vera liberazione dagli orpelli del consumismo ‘tessile’?

La tensione col mondo borghese dei cosiddetti ‘decenti’ tende a salire quando ci scappa il morto a causa della recinzione elettrificata che divide le due proprietà: lo spirito pacifico di convivenza lascia il posto a brutali desideri di vendetta che fanno presagire il peggio.

Riflessione non banale sulla lotta di classe che, un po’ dappertutto nel mondo, causa crisi ma non solo (assenza d’ideali, mercificazione totalizzante, consumismo sfrenato), vede aumentare l’effetto forbice a causa del quale i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi, riesce a costruire un’atmosfera insolita attraverso elaborati tableaux vivants in campo lungo in cui i corpi nudi s’integrano perfettamente nel contesto naturale.

L’amore gay viene vissuto all’interno della micro-società in maniera assolutamente naturale (vediamo anche una coppia omosessuale teneramente abbracciata sotto un albero) e risulta inserito senza alcuna problematicità nel contesto maggioritario eterosessuale.

Peccato che non si sviluppi a dovere lo spunto iniziale e il tutto rischia di girare un po’ a vuoto per arrivare a una soluzione semplificatoria di stampo tarantiniano che sgonfia così ogni premessa di seria analisi sociale. Lo stile sorvegliato con predominanza di piani fissi ricorda quello del regista olandese Alex Van Warmerdam, la cui specialità consiste proprio nel ‘minare’ contesti borghesi con un elemento di diversità dissonante per dimostrare il sorprendente vuoto di valori sotto la superficie opalescente di benessere e organizzazione controllata.

Los Decentes non ha ancora una distribuzione italiana ma questo Lukas Valenta Rinner è da tenere d’occhio.

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