Lovers Film Festival: vince l’africano The Wound ma la vera trionfatrice è Irene Dionisio

di

Menzione speciale all’americano Women Who Kill di Ingrid Jungermann.

CONDIVIDI
13 Condivisioni Facebook 13 Twitter Google WhatsApp
3070 1

Vince la circoncisione dell’africano The Wound di John Trengove scelto dai giurati Vieri Razzini, Eva Robin’s e Franck Finance Madureira.

Un’immersione primitivista nei riti africani in cui l’omofobia non solo non è accettata ma pronta a scatenare la violenza in nome di occulti riti tribali. Meglio, però, il capolavoro filippino 2Cool2Be4gotten di Petersen Vargas, applauditissimo Premio del Pubblico: ovazione per il regista ventiquattrenne che ha ritirato il premio tra urla di approvazione.

La motivazione del Premio Ottavio Mai a The Wound parla di “orgoglio nel premiare un’opera prima su un soggetto inusuale, che ci porta a scoprire tradizioni ancestrali in una società patriarcale e il loro modo di condizionare le vite, in particolare quelle delle persone omosessuali. Siamo stati commossi dalla storia potente e dalla volontà del regista di documentare questa realtà”. Menzione speciale all’americano Women Who Kill di Ingrid Jungermann per “l’originalità e lo humor”.

Il miglior doc è il vietnamita Small Talk di Hui-chen Huang “per la capacità di coniugare un percorso a ritroso nei silenzi di un legame tra madre e figlia, di ricerca della propria identità, con uno stile essenziale ma puntuale. Per una costruzione drammaturgica in cui l’indagine di una vita diventa gradualmente un disvelamento della propria. Perché la camera non solo guarda e racconta ma è, allo stesso tempo, capace di curare le ferite”. L’hanno scelto il filosofo Gianni Vattimo, il regista Fabio Mollo e la saggista Mariapaola Pierini. Vince una menzione speciale l’intenso Mr. Gay Siria “per il coraggio e la forza con cui la regista ha dato visibilità a una storia di rifugiato tra i rifugiati, con l’auspicio che il film non debba vivere nascosto, restare nell’ombra, come il suo protagonista”.

I giurati del concorso iconoclasta Irregular Lovers, Andrea Bellini, Guido Costa e Adrien Paci hanno scelto lo svedese Mephobia di Mika Gustafson mentre tra i corti ha trionfato lo svizzero Millimeterle di Pascal Reinmann. Trovate gli altri premi sul sito www.loversff.com.

Alla simpatica cerimonia di chiusura al Cinema Massimo, introdotta dalla brava arpista torinese Cecilia, ha deliziato il pubblico la poetessa Valeria Cavalli, una sorta di Trilussa ‘lesboccata’. Ha chiuso le danze il geometrico e cerebrale musical postmoderno americano Hello Again di Tom Gustafson, una sorta di Ronde schnitzleriana costruita come Sense8: le storie circolari di dieci personaggi nella New York dal 1901 a oggi. Un gioiellino sfaccettato in cui spicca il bellissimo Cheyenne Jackson e una parodia gender della scena cardine di Titanic: tutto inizia, scorre e ha una fine, cioè da etero a gay passando per la favolosità trans.

Memorabile la festa di chiusura nel magico Magazzino sul Po dal titolo Oh My God! It’s the Church al Magazzino sul Po dove si è esibito l’eccentrico pastore Michael Alabama Jackson che ci ha regalato un funambolico sermone gender attorniato da satanelle peccaminose.

A domani l’hard-ua sentenza col best of di un’edizione del Lovers Film Festival davvero indimenticabile.

Leggi   Chiara Appendino trascrive all'anagrafe gli atti di nascita dei figli di tre coppie omogenitoriali - prima volta in Italia
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...