Mostra di Venezia, per Brass a far sesso sono solo i gay

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Parola di Tinto Brass: «Gli etero fanno poco sesso». Al Venice Market ci saranno 4 film gay. Scandalo annunciato per l'italiano "Un altro pianeta" di Stefano Tummolini e...

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«Oggi a fare sesso sono solo i gay» spiega il presidente della giuria del secondo Queer Lion, il maestro dell’eros "rusticasereccio" Tinto Brass. «Gli etero fanno poco sesso. Lo dice la terminologia: l’accento sulla sessualità è sottolineato in una coppia omosessuale. Di solito non mi piace giudicare ma è una materia mortificata da talmente tanti pregiudizi che mi sono detto: forse è il caso che mi metta in gioco». Bella scelta, audace e insolita, quella di Brass a capo di una giuria che non può certo essere accusata di essere espressione della cosiddetta "lobby gay", anche se il rischio dell’equazione "film glbt = storia porcella" può risultare un messaggio-boomerang per la valorizzazione delle opere queer presentate al Lido.

Per evitare le polemiche dell’anno scorso, non esiste un elenco ufficiale dei film candidati al Queer Lion, il premio collaterale della 65esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia dedicato alle tematiche glbt, che verrà reso noto solo a giochi fatti insieme al verdetto della giuria, il 5 settembre. Ma sembra scongiurato il rischio di avere pochi titoli con cui fare i conti grazie anche a quattro film selezionati ad hoc per il Venice Market, una sorta di minivetrina internazionale per gli accreditati "industry", quindi finalizzata alla distribuzione.

Vedremo dunque in anteprima europea il dolente Ciao del malese Yen Tan (ma è un prodotto Usa-Canada) sull’incontro tra due uomini, l’americano Jeff e l’italiano Andrea che aveva conosciuto in chat Mark, il migliore amico nonché primo amante di Jeff, mancato improvvisamente (occhio al magnetico attore genovese Alessandro Calza, anche sceneggiatore). Un triangolo amicale/amoroso tra ventenni è invece al centro del drammatico The Lost Coast di Gabriel Fleming, in cui il gay Mark, la sua convivente Lily e l’etero Jasper in procinto di sposarsi si ritrovano nel quartiere omo di San Francisco, il celebre Castro, per le celebrazioni di Halloween e ricordano una gita scolastica in campeggio nella località a nord della California che dà il titolo al film, dove Mark e Jasper ebbero una relazione dai lunghi strascichi.

Al gelo metaforico di alcuni giovani "’cuori in inverno" si riferisce il titolo dell’israeliano Antarctica che ci farà immergere nei dilemmi sentimental-sessuali del bibliotecario trentenne Omer, di sua sorella minore Shirley, dell’aspirante ballerino Denny e del fascinoso giornalista Ronen. In anteprima mondiale, il 3 settembre, è la volta del surreale Esprit es-tu là? del francese Philippe Vallois, scoperto in Italia grazie a un’interessante retrospettiva del Togay 2007, su un giovane scrittore vittima dell’Aids che, dall’aldilà, invia al fidanzato una macchina fotografica dai poteri soprannaturali per metterlo in contatto con lui e sorvegliare le sue frequentazioni "terrene".

Se in concorso latitano titoli anche solo parzialmente queer, è nelle sezioni laterali, da sempre territorio fertile di ricerca e sperimentazione, che pullulano i film glbt: ai Venice Days, le Giornate degli Autori, spicca Un altro pianeta, opera prima no-budget (circa 900 euro) di Stefano Tummolini, collaboratore di Ozpetek, su un gay naturista che sul lido laziale di Capocotta incontra un gruppo di tre ragazze in cerca di compagnia. È già in odor di scandalo per una scena di sesso esplicita tra due maschi all’inizio del film.

Si parla invece di gelosia nel ceco A country teacher di Bohdan Sláma in cui un giovane insegnante omosessuale accetta una cattedra di scienze naturali in una scuola elementare di campagna. Quando riceve la visita dell’ex fidanzato, mal sopporta che quest’ultimo si sia invaghito del figlio diciassettenne della sua migliore amica.

Il primo dei due film sorpresa di Orizzonti farà sicuramente parlare di sé: l’iraniano Khastegi (Tedium), opera prima di Bahman Motamedian, su sette transessuali iraniani (sei in transizione verso il sesso femminile, uno FtoM), realizzato, secondo il regista, per «mostrare l’atteggiamento della società iraniana nei confronti dei transessuali, cosa non semplice vista la cultura profondamente tradizionale del paese. Khastegi è un film sulla ‘nostra identità’ nel senso più ampio del termine».

Oggi, però, è il gran giorno del sublime couturier neopensionato Valentino, a cui il giornalista Matt Tyrnauer ha dedicato l’atteso documentario Valentino – The last emperor accolto da una standing ovation e convinti applausi dopo la proiezione ufficiale alla presenza dello stilista e del compagno-socio di sempre Giancarlo Giammetti (molto ambita è la festa iperesclusiva organizzata per questa sera da Vanity Fair Italia e Vogue Italia al Guggenheim sul Canal Grande).

Se i giochi si sono aperti col cast stellare dell’apprezzata commedia caustica dei Coen Burn after reading – A prova di spia (Brad Pitt con pizzetto, George Clooney a ribadire che i fratelli da Oscar gli fan fare solo ruoli da idiota, Tilda Swinton sempre più eterea e bella), questa Mostra si preannuncia come la più bulgara e rigorosa degli ultimi anni anche perché è stata tolta la sezione di mezzanotte dedicata ai film spettacolari che davano un po’ di ‘respiro’ anche ai cinefili più accaniti. Se qualcuno vi dice che l’atteso Milk in realtà è in concorso non dategli retta: non si tratta del film gay di Van Sant (sarà pronto solo a fine anno) ma di un’omonima coproduzione franco-turco-tedesca firmata da tale Semih Kaplanoglu.

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