10 muse di grandi registi del cinema italiano

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Da Ingrid Bergman a Monica Bellucci: scopri le dieci attrici che più hanno ispirato i registi del loro tempo.

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Infatuazioni, passioni incandescenti, scambi intellettuali o sodalizi lunghi tutti una vita, attrici-feticcio o compagne di ideazione e scrittura: la storia del cinema italiano è costellata di figure femminili che hanno incarnato per registi (e non solo registi uomini) il ruolo della musa – anticamente intesa come mediatrice tra l’artista e il divino – ovvero di figura-simbolo dell’opera o di un certo periodo dell’opera di un autore. Uno dei casi più suggestivi e noti è sicuramente il rapporto scandaloso degli anni ‘50 tra Ingrid Bergman e Rossellini. Lui era legato ad Anna Magnani, Ingrid Bergman gli scrisse una lettera perfetta: “Caro Signor Rossellini, ho visto i suoi film Roma città aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese e in italiano sa dire solo “ti amo”, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei”. Rossellini non esitò un minuto soltanto, raggiunse lui la Bergman a Parigi e il resto è storia.

Gay.it vi presenta alcune delle muse più memorabili del cinema italiano: da Giulietta Masina, moglie e attrice prediletta di Fellini, passando per Monica Bellucci e Tornatore, Sophia Loren e De Sica, Claudia Cardinale e Visconti, Laura Betti e Pasolini, Monica Vitti e Antonioni. Arte e amore (o amicizia) si intrecciano in questi storici sodalizi del cinema italiano: attraversandoli ci renderemo conto che la musa non è quasi mai, in realtà, una figura passiva – subordinata, immobile, priva di capacità creativa – ma è invece, secondo il suo significato più antico, un mezzo insostituibile per far accadere cose indimenticabili.

INGRID BERGMAN E ROBERTO ROSSELLINI

Nel 1948 Ingrid Bergman era già una delle attrici più famose del mondo quando vide due film del regista italiano Roberto Rossellini, inventore del Neorealismo. Si trattava di Paisà e Roma città aperta: Ingrid restò folgorata e scrisse subito un’astuta lettera a Rossellini. All’epoca il regista era legato sentimentalmente al mostro sacro del cinema italiano, Anna Magnani, ma la comparsa improvvisa della carismatica star svedese calamitò tutte le attenzioni artistiche e sentimentali di Rossellini, al punto che il regista le affidò in fretta e furia (con una mossa umanamente non all’altezza del suo talento) il ruolo che nel suo nuovo film, Stromboli – Terra di Dio (1950), era previsto per Anna Magnani. Lo scandalo fu enorme e internazionale: la Bergman, fino ad allora ritenuta una mezza santa, divenne all’improvviso una peccatrice senza scrupoli da condannare, “l’apostolo della depravazione di Hollywood”. I due si sposarono, ma il matrimonio non durò molto. Restarono però i tre figli della coppia e i film girati insieme, ovvero una pagina fondamentale di storia del cinema: oltre a Stromboli, vanno ricordati Europa ’51 (1952), Viaggio in Italia (1953) Siamo donne (1953) La paura (1954) e Giovanna d’Arco al rogo (1954).

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GIULIETTA MASINA E FEDERICO FELLINI

Giulietta Masina (all’anagrafe Giulia Anna Masina), figlia di una violinista e di una maestra, iniziò a dedicarsi alla recitazione giovanissima già presso il liceo delle suore Orsoline a Roma. Esordì nel cinema nel 1948 in un film di Alberto Lattuada, Senza pietà, ma fu solo insieme al marito, Federico Fellini, conosciuto nel 1942, che raggiunse la notorietà a livello mondiale e una personalità artistica matura. Con Fellini il sodalizio fu ad un tempo esistenziale e cinematografico, un rapporto lunghissimo di ispirazione reciproca e intesa potentissima. Da Luci del varietà (1950), per la regina di Fellini e Lattuada, passando per Lo sceicco bianco (1952) La strada (1954) Il bidone (1955) Le notti di Cabiria (1957) lo strepitoso Giulietta degli spiriti (1965), primo film a colori di Fellini e il malinconico Ginger e Fred (1985), con Marcello Mastroianni.

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MONICA VITTI E MICHELANGELO ANTONIONI

Monica Vitti è una delle attrici più celebrate della “commedia all’italiana”, forse l’unica in grado di tener testa, per fama e numero di pellicole, ai suoi colleghi maschi – Sordi, Tognazzi, Gassman. Sono rimaste però memorabili anche le sue interpretazioni nei ruoli drammatici per le quattro pellicole di Michelangelo Antonioni (di cui fu musa e compagna nella vita), dette la “tetralogia dell’incomunicabilità”, poiché incentrate sugli aspetti più insidiosi dei rapporti borghesi: L’avventura (1960), La notte (1961), L’eclisse (1962) e Deserto rosso (1964).

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SOPHIA LOREN E VITTORIO DE SICA

La grande diva del cinema italiano, forse la più famosa e celebrata anche all’estero, trovò nei lavori di Vittorio De Sica degli anni ’60 le interpretazioni più memorabili della sua sfolgorante carriera, recitando nei ruoli che l’hanno consacrata come interprete e icona dell’Italia nel mondo. In particolare, vinse l’Oscar come migliore attrice per La ciociara (1960), il capolavoro drammatico tratto dall’omonimo romanzo di Moravia ma fu diretta in molti altri film fondamentali di De Sica: Ieri, oggi, domani (1963), Matrimonio all’italiana (1964), I Girasoli (1969). Di recente Sophia Loren ha detto, ricordando De Sica: “Era l’uomo che mi faceva più ridere. Lui era il direttore di orchestra e mi usava come uno strumento”.

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