NATURISTI PER PASSIONE

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Questa estate tutti nudi! Le associazioni dei "senza veli" rilanciano l'attività, e dalla Francia arriva il film "Nudisti per caso" sulla discriminazione verso chi si veste.

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«Comunicare la ‘serenità naturista’, cioè la gioia di stare insieme in spiaggia. Giovani, anziani e bambini senza costume, in un’atmosfera amichevole e raccolta». Così la Fenait, ossia la Federazione Naturista Italiana che ha sede a Torino, ha pubblicizzato la prima ‘Giornata nazionale della serenità naturista in Italia‘, tenutasi il 6 giugno scorso, per celebrare un hobby molto diffuso nel nostro paese ma poco noto: 6000 nudisti associati, circa 100.000 non iscritti, varie associazioni soprattutto al nord (l’UNI sempre a Torino, l’ANITA a Lido di Camaiore, l’ANEI di Brescia, l’ANER di Bagnacavallo, l’Associazione Naturista Alto Adige a Bolzano e la Liburnia di Trieste sono le più importanti). C’è persino un pentalogo di regole che ricordano di «non atteggiarsi in base alla propria età e al proprio aspetto fisico», «il naturismo non ha alcuna connotazione erotica o sessuale» (e qui si potrebbe aprire un dibattito), «il nudista ha sempre un comportamento civile: non fa rumore, non sporca, non lascia rifiuti».

Non molte, invece, le strutture naturiste italiane: solo sette quelle ‘ufficiali’ ovvero Le Betulle a La Cassa, nel torinese, Costalunga a Sassello (Savona), Ca’ Le Scope (Marzabotto), Classe (Lido di Ravenna), Le Peonie (Dorgali, Nuoro), il Naturist Sporting Club di Vico del Gargano (Foggia) e il Club Pizzo Greco a Isola di Capo Rizzuto nel crotonese. Penuria di spazi dovuta sicuramente al malevolo occhio con cui è visto il nudismo in Italia, condannato spesso con denunce penali che diventano quasi sempre assoluzioni poiché due sentenze della Corte di Cassazione hanno stabilito che il naturismo è pienamente legittimo dove è consuetudine: in effetti in Italia non è vietato stare nudi in spiaggia ma sono proibiti unicamente gli atti osceni.

E persino l’arte ha sdoganato la nudità, grazie alle apprezzate fotografie del trentaseienne newyorchese Spencer Tunick: masse multirazziali allineate o intrecciate in contesti urbani, rigorosamente nude. Molto diffuso il nudismo tra i gay: quasi tutte le spiaggie omo, spesso nascoste e impraticabili, sono per una gran parte naturiste ma in Italia nessuna è adeguatamente attrezzata e solo qualcuna è autorizzata dal Comune (la celebre Capocotta al Lido di Ostia). Altro discorso per la civilissima Francia, dove c’è una delle più belle spiagge ‘homo’ naturiste d’Europa, a Eze Sur Mer tra Nizza e Montecarlo e addirittura un’intera città nudista, Cap D’Agde, tra Béziers e Perpignan, dove la comunità gay è amata e rispettata. E tra il 18 e il 20 giugno a Cap D’Agde si tiene persino un festival di cinema, ‘Les Herault du Cinéma‘, dove sono attese personalità di spicco come Omar Sharif e Christian Vadim (appariranno nudi?).

Venerdì 25 potremo invece vedere nelle nostre sale la curiosa commedia francese Nudisti per caso di Franck Landron in cui due panettieri sposati ma in crisi, Sophie e Olivier (Barbara Shulz e Alexandre Brasseur), leggendo un annuncio affisso nel loro negozio, decidono di comprare a occhi chiusi una casa al mare a bassissimo prezzo da una bizzarra coppia di anziani, Paul e Colette. Scopriranno che l’abitazione si trova all’interno di un villaggio di naturisti e la cosa creerà non poco sconcerto anche per i due figli bambini della coppia.

Più che descrivere nel dettaglio l’universo dei senza velo, il regista è soprattutto interessato a parlare di tolleranza: «A New York, quando avevo venticinque anni, ho sbagliato a prendere la metro a Central Park, ho preso la ‘direct line’ diretta ad Harlem. Ero il solo bianco nella carrozza. Quel giorno ho sentito su di me l’intolleranza degli altri, perché non ero come loro.» E la Sophie del suo film è la ‘diversa’ del gruppo, «come la donna del quadro di Manet ‘Le déjeuner sur l’herbe’, che non è come gli altri e questo ne fa uno scandalo. Nel mio film Sophie è sempre vestita, vestita in un campo di nudisti. Basterebbe che si spogliasse per non sentire più lo sguardo degli altri posarsi su di lei. Ma Sophie non può cambiare il colore della sua pelle, non vuole spogliarsi». In una scena la coppia viene addirittura aggredita da una naturista in un supermercato perché sono gli unici vestiti e vengono insultati con un originale appellativo pronunciato con tono spregiativo: ‘i tessili’ (Les textiles è il titolo originale del film). «La storia di Sophie è la storia di una donna che il marito non guarda più» aggiunge il regista. «La storia di una donna che il marito guarderà come se non l’avesse mai vista».

Ma si parla anche di sesso? Sì, perché Sophie si mette a spiare dal suo giardino i triangoli erotici dei vicini e le orge notturne in riva al mare: rimetterà così in discussione l’attrazione sessuale per suo marito che col tempo è scemata non poco.

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Lo sceneggiatore Gilles Cahoreau racconta che l’idea del film è nata da un articolo di giornale che raccontava una storia simile. Per girare il film la troupe del film ha affittato per una settimana un appartamento a Le Ventus, nel nord-ovest della Francia, il più grande campo naturista d’Europa. L’attore Alexandre Brasseur ricorda così le riprese: «il regista Franck Landron non era molto a suo agio: malgrado le apparenze, bisogna dire che non è immediato dirigere un’équipe con le palle all’aria!».

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