NICOLE VERSUS KEANU

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Sbarcati nelle sale italiane due dei più attesi titoli dell'anno, due film che più antitetici non si potrebbe: 'Dogville' di Lars Von Trier e 'Matrix Revolutions' dei Wachowski.

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Nicole versus Keanu. Lars contro Virtual Art. Il NeoDogma (ovvero cinema ‘fusionale’, mix di settima arte, teatro e letteratura) contro Neo Profeta. La radicalizzazione del cinema d’autore contro la spettacolarità seriale degli effetti speciali. Sono sbarcati in Italia due dei più attesi titoli dell’anno, due film che più antitetici non si potrebbe, due modi opposti di concepire il cinema d’avanguardia del terzo millennio: ‘Dogville‘ di Lars Von Trier e ‘Matrix Revolutions‘ dei fratelli Wachowski.

Nel primo un villaggio delle Montagne Rocciose nell’America della Depressione anni ’30 diventa una scenografia disseccata dove i muri delle case sono linee in gesso sul pavimento e restano visibili una porta, qualche mobile, la sommità di un campanile. Persino il cane Moses non è che un disegno sul pavimento. Tutto per rendere ancora più visibile il gioco della finzione operato dal controverso regista danese che mette in scena come un demiurgo-Dio, in nove capitoli più un prologo, dell’arrivo nel quieto paesotto statunitense della splendida Grace, una Nicole Kidman splendidamente immersa in un ruolo perfetto, annunciata da una serie di spari, in cerca disperata di un rifugio.

La accoglie lo scrittore sfaccendato Tom (Paul Bettany) che riesce a convincere la comunità ad ospitarla. Lei lavorerà per gli apparentemente benevoli locali che inizieranno lentamente a sfruttarla fino a torturarla nei modi più sadici possibili. Ma a differenza delle altre eroine di Lars, Grace ha pronta una vendetta implacabile.

Pamphlet lucidissimo, senza scampo, sulla disumanità dello sfruttamento dei deboli (e una critica durissima contro la superpotenza Usa) adotta uno stile brechtianamente scarnificato per far concentrare lo spettatore sui personaggi (recitati da attori del calibro di Lauren Bacall, James Caan, l’Harriet Andersson di Bergman) facendogli dimenticare dopo mezz’ora di film che la città di Dogville non esiste.

Il film visto a Cannes è un capolavoro, provocatorio e mai gratuito, cesellato con analitica perfezione, la versione che esce in Italia è però tagliata di 40 minuti per volere della casa di distribuzione Medusa ma con l’approvazione di Von Trier che garantisce di “non aver tolto nessuna scena ma di avere alleggerito ogni singola sequenza”. L’originale di tre ore sarà recuperabile all’uscita del film in DVD.

Un DVD ricchissimo sarà (e possiamo scommetterci, a breve) quello di ‘Matrix Revolutions‘, terzo e conclusivo (e visto il finale definitivo sembrerebbe proprio così) della tecnosaga più mediatizzata degli ultimi anni.

Alcune avvertenze prima di accedere alla Neo-visione: il film ricomincia esattamente dove era terminato ‘Matrix Reloaded‘ (è stato girato in contemporanea al secondo episodio) e Neo si ritrova in coma insieme all’ennesima incarnazione dell’agente Smith in un burbero “dall’occhio bovino” per sua stessa ammissione. E’ costretto a vagare in una linda stazione della metropolitana da cui non può uscire e dove trova una bambina indiana forse nipote dell’Oracolo. Attenzione, perché l’oracolo ha cambiato volto (l’attrice Gloria Foster è morta ed è stata sostituita da Mary Alice), è più tabagista di prima, e sta per essere raggiunta da Smith e dai suoi cloni.

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