NON TOCCATE LE VECCHIETTE, PLEASE

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Weekend al cinema. Spassoso "Ladykillers", remake della "Signora Omicidi" con Tom Hanks. Il cinefilo "Aurora" di Murnau. L'italiano "Le intermittenze del cuore". E poi Oriente e azione.

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Premesso che dei programmisti della Rai non c’è da fidarsi (giovedì 20 maggio i due film di Almodóvar previsti in serata sono stati sostituiti da un dibattito parlamentare e dal film ‘Le comiche’!), chi ha potuto vedere su Raiuno La signora omicidi nel pomeriggio di venerdì non si perda il gustoso remake d’autore firmato dai vulcanici fratelli Coen, Ladykillers, che riprende il titolo originale (senza l’articolo The) il cui significato letterale è ‘I rubacuori‘.

Il classico inglese del ’55 firmato da Alexander Mackendrick su una banda di soliti ignoti che affitta una stanza a casa di un’indomabile vecchietta spacciandosi per un gruppo di musicisti e organizza un colpaccio alla stazione dei treni St. Pancras, metabolizzato e filtrato dai questi maestri della commedia dark che sono Joel e Ethan Coen, subisce qualche importante variazione: un’ambientazione ‘sudista’ in un’anonima cittadina della Louisiana sul Mississippi invece che un placido quartiere londinese; una corpulenta ‘old mama’ al posto della bianca e minuta vecchietta Mrs. Wilberforce (la settantasettente Katie Johnson qui divenuta Mrs. Munson, vedova con santuarietto votivo in ricordo del marito e fervente battista, ovvero l’attrice di colore Irma P. Hall, attualmente ricoverata in ospedale per un incidente d’auto e vincitrice a Cannes del premio della giuria ex-aequo col film gay Tropical Malady);

un casinò galleggiante da svaligiare al posto del baule nel deposito merci (e quindi chiatte sul fiume al posto dei vagoni sui binari); un gatto rosso striato, Pickles, che si mangia persino un dito umano, al posto dei tre pappagalli; un rapper svogliato (Marlon Wayans) invece che il teddy boy Harry (Peter Sellers); e soprattutto Tom Hanks, che torna alla commedia sei anni dopo C’è posta per te, nel ruolo del protagonista al posto di Alec Guinness. E sarà curioso vedere come viene doppiato in italiano il logorroico e citazionista professor G. H. Dorr, che in originale si scatena in una funambolica performance oratoria mescolando una parodia del dialetto del Sud con fonemi della lingua accademica del diciottesimo secolo.

Chi cercasse alternative cinefile, non si perda la riedizione restaurata da BFI, Academy Award Archive e 20th Century Fox del capolavoro espressionista di Murnau Aurora, suo primo film americano e vincitore di tre Oscar nel 1927 tra cui miglior film: rivederlo adesso fa ancora impressione per la sua modernità (le dissolvenze incrociate molto elaborate, la fotografia pastosa in bianco e nero che esalta le celebri scene del progettato annegamento della moglie e del tradimento tra i giunchi, il contrasto tra l’armonia monotona della campagna e il caos divertito e organizzato della città, con quel simbolico maialino che scappa e viene ritrovato dal protagonista). François Truffaut lo definì “il più bel film del mondo” e in quasi tutte le classifiche di riviste specializzate si piazza regolarmente tra i dieci più significativi capolavori della storia del cinema.

Film contemporaneo ma di un regista nato nella medesima epoca (Fabio Carpi, classe 1925) è invece Le intermittenze del cuore che gli amanti di Proust non possono lasciarsi sfuggire: una riflessione sulla “memoria involontaria” attraverso le vicende di un anziano regista che ripercorre la propria esistenza tramite libere associazioni suggerite da immagini, suoni e profumi durante la realizzazione di un film sulla vita di Marcel Proust.

Esce anche il calligrafico Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera di Kim ki-duk, il regista coreano de L’isola visto qualche anno fa a Venezia, che aveva turbato i festivalieri soprattutto per l’uso improprio che i protagonisti facevano di ami e lenze. Qui siamo dalle parti di un cinema lirico, contemplativo e estetizzante per narrare la storia di due monaci, uno giovane e uno anziano, che dividono non una casetta per pescatori ma un eremo galleggiante sul lago Jusan.

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Chi ama i film d’azione può scegliere Adrenalina blu di Louis-Pascal Couvelaire, prodotto da Luc Besson e tratto dal fumetto di Jean Graton che ha per protagonista Michel Vaillant, corridore d’auto della leggendaria corsa delle 24 ore di Le Mans. La fidanzata Julie Wood è interpretata da Diane Kruger, l’improbabile Elena di Troy.

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