Ossessioni d’amore oltre i generi al Festival Mix

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Questa sera allo Strehler di Milano tre film imperdibili: il commovente melò basco '80 giorni', il delicato dramma argentino 'Ausente' e 'El consul de Sodoma', dramma biografico con...

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Brilla di luce propria, per qualità e varietà, la proposta cinematografica della terza serata del Festival Mix al teatro Strehler di Milano, iniziato davvero alla grande con due giornate affollate di pubblico attento e partecipe. Stasera alle 19 potrete scoprire una coppia di attrici semplicemente straordinarie, dagli impronunciabili nomi di Itziar Aizpuru e Mariasun Pagoaga, nel notevole 80 egunean (80 giorni) film basco di Jon Garaño e José Maria Goenaga già premiato col premio speciale della giuria al Togay.

Queste splendide signore più umane dell’umano sono le artefici dei più commoventi dialoghi visti in un film lesbico recentemente, in grado di infondere umanità e spessore ad Axun e Maite, due amiche ritrovatesi dopo cinquant’anni a ripercorrere le loro vite che le hanno separate per scelte diverse: una ha accettato la propria sessualità lesbica ed è diventata una pianista di successo, l’altra si è sposata ed è andata a vivere in compagna col marito. Emozioni palpitanti in una storia semplice ma non banale che arriva dritta dritta al cuore dello spettatore.

Segue alle 20.40 un delicato dramma argentino, Ausente (Assente) di Marco Berger, vincitore del Teddy Award 2011 a Berlino, sull’impositiva legge del desiderio che si impadronisce di un insegnante di nuoto, il quieto trentenne Sebastian, per un suo giovane allievo, Martin, che entra nella sua vita dopo un piccolo incidente a un occhio (il concetto di ‘visione’ negata o frustrata è al centro del film, pervaso da un’intrigante atmosfera di erotismo soffocato). Lo stesso Martin non resta indifferente alle attenzioni di Sebastian e sarà lui a condurre un gioco pericoloso che rischia però di compromettere un’amicizia profonda e probabilmente molto di più. Resta impresso, un film come Ausente, anche perché lo sguardo tormentato dell’ottimo protagonista interpretato da Carlos Echevarria non si dimentica facilmente.

Il secondo spettacolo è appannaggio di El consul de Sodoma (Il console di Sodoma), un passabile dramma biografico spagnolo caratterizzato da un’accurata ricostruzione storica della vita di Jaime Gil de Biedma (1929 – 1990), poco noto poeta bisessuale catalano della cosiddetta "Generazione dei ’50", ricco imprenditore erede di un’azienda di tabacco, nominato console onorario delle Filippine in Spagna ed esponente militante antifranchista della sinistra progressista passata alla storia col nome di "Gauche divine". Lo incarna con il giusto trasporto il bravo Jordi Mollà (Seconda pelle), piuttosto abile nel tratteggiare l’inquietudine e il disagio esistenziale di un uomo viziato e insicuro, alla ricerca costante dell’approvazione altrui e del bisogno di esprimere la propria identità sessuale in un ambiente fortemente repressivo. Si pone però troppo l’accento sul libertinaggio ossessivo del poeta, dedito ad ammucchiate pansex e a rapporti prezzoalti con gigolò soprattutto filippini, tralasciando un necessario approfondimento psicologico. Occhio all’intensa Bimba Bosè, nipote del più noto Miguel, nel ruolo della divorziata instabile Bel con cui il poeta visse un’intensa storia d’amore.

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