OZPETEK: NARRO I NOSTRI CONFLITTI

di

Esce venerdì 'Cuore Sacro' il nuovo film del regista turco. "Tutti noi oscilliamo tra maschile e femminile, materia e spirito". Ne parlano Barbara Bobulova, Lisa Gastoni e Gianni...

1426 0

MILANO – Presentato in anteprima “Cuore sacro“, il nuovo film di Ferzan Opzetek, il regista de “La finestra di fronte“, “Le fate ignoranti” e il “Bagno turco“, nelle sale da venerdì 25 febbraio. Un film ricco di poesia e misticismo, con soggetto e sceneggiatura di Gianni Romoli insieme allo stesso Opzetek, prodotto da Tilde Corsi e Gianni Romoli.

È la storia del percorso interiore della protagonista Irene, interpretata magistralmente da Barbara Bobulova, imprenditrice priva di scrupoli che sta per compiere una speculazione edilizia sull’antico palazzo di famiglia. L’incontro apparentemente casuale con una bambina e la riscoperta della camera della madre morta in circostanze misteriose, la porteranno in un viaggio quasi folle alla riscoperta di se stessa, del passato, del suo cuore sacro. «Un film sul sacro che è in tutti noi – si legge nella presentazione – ma non religioso. Un film sul conflitto all’interno del quale tutti noi viviamo oscillando tra maschile e femminile, ricchezza e povertà, materia e spirito, padre e madre». Questo conflitto non è altro che la lotta interiore tra il bene e il male, tra la vita e la morte, tra i due cuori che ciascuno di noi possiede. Tutta la vicenda è, infatti, costruita e suddivisa su due universi opposti e complementari. La protagonista ha due zie dal carattere diametralmente opposto, benché sorelle, incontra due uomini, un prete ed un barbone, vive la sua vita tra la produttività e le leggi del profitto legate al suo ufficio di Milano e la sontuosità misteriosa del Palazzo di famiglia a Roma.

«Sentivo l’esigenza di raccontare una storia del genere già da qualche tempo. – ha spiegato Ferzan Opzetek – Ho cominciato a pensarci addirittura prima di fare “Le fate ignoranti” e “La finestra di fronte” che poi sono passati davanti a questo progetto. Inizialmente volevo ambientarlo a Napoli, ma è una città che non conosco bene e la cosa mi intimoriva un po’. Ho quindi scelto ancora Roma per parlare della povertà, e non solo della gente che nasce e vive questa condizione, ma anche di coloro che perdono tutti i loro beni. Ho traslocato e mi sono stabilito da poco vicino al Colosseo – prosegue il regista – ho trovato il palazzo in cui è ambientato il film praticamente dietro casa. L’idea iniziale mi è nata circa quindici anni fa ad Istanbul quando mia madre portò a casa un bambino di sette anni per farlo mangiare e questi rubò tutte le polpette per portarle ai suoi fratelli. Da lì è partito un delirio dei miei per aiutarlo e questo mi ha fatto molto riflettere. Mia madre mi ricordava Ingrid Bergman in “Europa ’51” di Rossellini».

Un film che invita a porsi delle domande soprattutto sul tema della morte: «In questi ultimi anni ho perso molte persone – continua Opzetek – quelle del film sono le mie stesse domande, ovvero cosa succede alle persone che perdiamo? Possibile che finisca tutto in questo modo o c’è qualcos’altro? Mi piacerebbe molto che fosse così e la mia speranza è quella che in qualche modo queste persone sopravvivano nella memoria e le ritroviamo in un sorriso, una battuta. Non mi piace però dare messaggi precisi allo spettatore. Nei miei film c’è un po’ il mio sfogo di raccontare una storia con le domande che mi faccio normalmente che spero si facciano anche gli spettatori».

Erano presenti alla proiezione anche gli attori Andrea Di Stefano, interprete del barbone Giancarlo, Massimo Poggio, il padre Carras, Lisa Gastoni nel ruolo della cinica zia Eleonora e Barbara Bobulova, grandiosa protagonista nella parte di Irene. Numerose le domande alla signora Gastoni, che ritorna dopo venticinque anni di assenza dagli schermi. L’attrice, ancora bellissima, era entusiasta: «Ferzan è un poeta, lavorare lui è qualcosa che ti scuote profondamente, ti strappa le cose da dentro e lo fa da grande artista. Sono molto contenta».

Anche Barbara Bobulova, che ha dato una grandissima prova nel suo ruolo, si è espressa in toni appassionati: «Avevo sempre sognato di lavorare con Opzetek, ma non mi sarei mai immaginata mai che mi chiamasse davvero per un provino. Quando la mia agente me lo ha detto ero incredula. Tra noi c’è stato subito un colpo di fulmine».

Leggi   Colton Haynes contro l'omofobia di Hollywood: "Ruoli da macho? Ci scartano a priori"

Presente in sala anche l’autore, Gianni Romoli: «Il film parla della forza del cambiamento, i personaggi femminili sono persone chiuse in un meccanismo che di fronte a un avvenimento, soprattutto di fronte a un incontro, cambiano. L’esterno è una scusa per farle entrare all’interno di loro stesse. Così è stato per Antonia ne “Le fate ignoranti”, quando scopre la famiglia parallela del marito morto, per Giovanna ne “La finestra di fronte” quando, attraverso Massimo Girotti, scopre il mondo intorno a lei in maniera diversa.

Irene in “Cuore sacro“, chiusa nel suo dover proseguire la figura paterna a tutti i costi, nel momento in cui ritorna in una sorta di ventre materno, riscopre la parte femminile di sé, la propria variabile impazzita. Credo che tutti e tre i film, anche se molto diversi tra loro, abbiano in comune l’elemento della possibilità che ha ogni individuo di scoprire un altro se stesso, quello che nel film viene chiamato il cuore nascosto, che a un certo punto della vita ti permette di cambiare. Il tema del cambiamento è comune, qui in particolare c’è il tema degli altri e quello della religiosità. Si potrebbe parlare, quindi, di un’ipotetica trilogia».

di Francesco Belais

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...