PADRE RALPH È GAY

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Richard Chamberlain protagonista di Uccelli di rovo e del dott. Kildare fa coming out in un libro autobiografico di prossima pubblicazione. E in Italia le nostre stelle dello...

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Chissà che shock sarà per le milioni di casalinghe romantiche e per le suore di tutto il mondo, che avevano segretamente sperato di poter lavorare con un prete come il Padre Ralph interpretato da Richard Chamberlain nel famoso sceneggiato “Uccelli di rovo“, enorme successo televisivo dei primi anni ’80.

Per non parlare delle nonne, che negli anni ’60 avevano ammirato il superdivo della lunga serie televisiva del “Dr. Kildare“. A interpretare entrambi i ruoli c’era il fascinosissimo Richard Chamberlain, l’attore californiano, classe 1935, che ora confessa pubblicamente la propria omosessualità in un libro autobiografico di prossima pubblicazione per i tipi di HarperCollins, colosso dell’editoria di lingua anglosassone. Nel volume di memorie, che si intitola Towards Love (Verso l’amore), l’autore racconta del “doloroso ma infine gratificante processo di riconciliazione della sua più profonda identità con l’immagina pubblica”.

“E’ strano essere famoso per così tanto tempo e non sapere chi veramente sei… Il mio e’ stato un viaggio che mi ha portato dall’imparare a recitare per far piacere agli altri, ad imparare ad essere chi sono veramente” ha detto.

In precedenza Chamberlain aveva sempre glissato sull’argomento, né confermando né smentendo quello che e’ stato con una certa dose di acidità definito “il segreto peggio mantenuto di Hollywood”. L’attore, che vive alle Hawaii col suo manager Martin Rabbet, e’ un nome di rilievo dell’industria dell’intrattenimento cine-televisivo: tra gli altri suoi lavori ricordiamo anche gli sceneggiati “Shogun“, “Il Veneziano – Vita e amori di Giacomo Casanova” e film per il cinema come “La pazza di Chaillot“, “L’inferno di cristallo” e “L’ultima onda” di Peter Weir.

Sarebbe davvero auspicabile se anche in Italia personaggi noti del mondo dello spettacolo si rivelassero finalmente per quello che sono, senza reticenze ne paure, dimostrando a testa alta che non c’e’ niente di cui vergognarsi e niente da nascondere. Con la meritevole e coraggiosa eccezione di Leo Gullotta, tutti gli altri continuano a giocare a nascondino: attori brillanti che spopolano al botteghino, cantanti in perenne e ormai sterile bilico tra provocazione e santità, conduttori televisivi, registi di fama perennemente in confessionale a smacchiarsi la coscienza. L’ipocrisia regna sovrana e lo spettacolo certo va avanti, ma e’ sempre più scoraggiante e triste.

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