Un film per Natale? Paterson di Jim Jarmusch ovvero la poesia delle piccole cose

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Non perdetevi questa incantevole commedia minimalista con Adam Driver autista d’autobus e poeta per passione.

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“La poesia è la ragione messa in musica” diceva Francesco De Sanctis. E la poesia, quella non ‘alta’ ma alla portata di tutti, delle piccole cose, è la protagonista indiscussa di un delizioso e incantevole gioiellino minimalista che è il nostro cineconsiglio per questo Natale: Paterson di Jim Jarmusch.

Un’elegia folk del quotidiano attraverso una settimana di vita, scandita giorno per giorno, di un placido autista d’autobus che si chiama Paterson come la città (vera) in cui vive e lavora, nel New Jersey, nota come Silk City perché nell’Ottocento la sua industria tessile lavorava una seta rinomata.

Oggi sono circa centocinquamila abitanti, è il terzo centro urbano del New Jersey, ed è legato con un filo rosso all’Italia perché vi abitò a lungo l’anarchico toscano Gaetano Bresci (nel film viene chiamato ‘Breschi’) che il 29 luglio 1900 a Monza uccise Umberto I di Savoia. E a Paterson dedicò un corposo poema epico composto da cinque volumi il poeta William Carlos Williams, specializzato in situazioni ordinarie della gente comune, proprio quelle che racconta il film: Paterson vive in una casetta di legno con l’amata Laura appassionata di decoro d’interni – in particolare il bianco/nero – e il capriccioso bulldog Marvin (lo interpreta Nellie, vincitore a Cannes della Palm Dog!).

La sua vita si divide tra il lavoro, il divano, la passeggiata col cane e un salto al pub locale. Tra l’uno e l’altro, Paterson scrive poesie, peraltro non di qualità eccelsa, che colleziona nel suo taccuino personale (sono scritte da Ron Padgett). Ogni giorno è sempre più o meno uguale, tranne piccoli imprevisti che possono essere una ruota dell’autobus bucata o un matto che sbraita al pub. Poi, un tocco di realismo magico: la bizzarra apparizione di legioni di gemelli dopo che Laura ha sognato di concepirli, oppure un’agognata chitarra che le dà lo slancio per imparare a suonare. Eppure, la felicità è proprio lì, nella carezza di ciò che è familiare e semplice, nel contemplare la bellezza di un fiammifero o di un piccolo dettaglio, vuole dirci il regista che adotta un pacato stile minimal alla Kaurismaki ma senza desolazioni pauperistiche: siamo piuttosto dalle parti di una dignità piccolo borghese da America senza grandi sogni e poche valide certezze (salute, lavoro, amore).

Ma la queerness che soggiace a una presunta ‘normalità’ dei protagonisti è nello sguardo, obliquo e scentrato, soprattutto quello dell’irresistibile Marvin pronto a fare un vendicativo e disastroso danno che mette in discussione il presunto pacifismo del protagonista e che non vi riveliamo.

Strepitosi gli attori: Adam Driver è proprio un driver credibile, bonario e ‘qualunque’, ma la vera sorpresa è la bellezza rassicurante ed esotica di Golshifteh Farahani, scoperta in About Elly, irradiante buon umore e serenità interiore nel ruolo della comprimaria Laura.

In tempi ossessivamente cupi come questi, Paterson è un balsamo per l’anima, un tocco di cine-leggerezza necessaria, un omaggio alle piccole, grandi vite eccezionali nella loro unicità che chiunque ha la possibilità di incrociare.

Paterson esce oggi nelle città capozona e giovedì 29 nel resto del territorio nazionale.

Da vedere.

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