PRIGIONIERI DEGLI SCHEMI

di

"Mi sono accettato a trent'anni, e allora? Perchè mi devono rompere le palle? La vita non va sempre come vorremmo, e tra i gay non c'è solidarietà" E...

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Caro Canino,

entro spesso in gay.it, ma non avevo mai letto la tua rubrica. Dopo averti visto da Costanzo (ma quanti ne ha lanciati?!) mi son detto però simpatico ‘sto Canino. E così ho dato una sbirciata alla tua rubrica. Allora questo è quanto vorrei dìre.

Non voglio stressare nessuno sul mio percorso personale, ma dopo anni in cui ho cercato di dare una spiegazione logica al perché non mi attraevano le donne e anni di analisi (si sono pure in analisi) proprio nel momento in cui incomincio ad avere contatti con altri gay, devo fare i conti con degli spocchiosi che mi criticano o trovano addirittura impensabile che un uomo di trent’anni non abbia mai rivelato a nessuno la propria omosessualità, o meglio non l’abbia mai vissuta?

Ebbene per me è così, ho perso anni preziosi, ma non rompetemi le palle.

Come me ci sono molti altri lo so. Vorremmo tutti essere liberi e belli, ma la vita non sempre va come vorremmo. Le donne parlano di solidarietà femminile che mi sembra non esista, ma nemmeno noi possiamo parlare di solidarietà gaya.

Ma come proprio i gay che "dovrebbero" essere i più anticonformisti non riescono ad accettare un gay che non rientra in uno schema?

Questo e quanto. Grazie e complimenti Jena.

Ciao Jack

Carissimo Jack, grazie per la lettera. Breve, chiara ed intensa. Non ti preoccupare di stressare nessuno con il tuo percorso personale, siamo qui apposta per farci i fatti altrui!!

Cominciamo subito con il chiarire un punto. Credo ci sia una bella differenza tra il "non aver mai rivelato a nessuno la propria omosessualità" ed il "non averla mai vissuta". La prima delle due opzioni, può essere condivisibile o meno, ma nasce da una scelta dell’interessato rispetto al suo rapporto con il mondo esterno. La seconda, invece, credo condizioni il rapporto con il mondo esterno, non penso abbia a che fare con l’anticonformismo, o no?

Una volta tanto però, caro Jack, devo prendere le difese di questi "poveri gay". Quelli che ti dicono che hai perso anni preziosi, non sempre credo siano degli spocchiosi. Credo invece siano ragazzi e ragazze che, avendo vissuto prima di te la stessa difficoltà, cerchino di aiutarti a "non perdere altro tempo". Magari in modo sbagliato, magari con un pizzico di presa per il culo, ma sono convinto che fondamentalmente ci sia la voglia di esserti utile attraverso il loro vissuto. Ma adesso credo che tu questa fase l’abbia già superata, visto che mi parli di "contatti " con altri gay. Ecco è da qui allora che cominciano i guai. Dal momento che si hanno i primi "contatti". Un gay normalmente non riesce a fare la stessa "gavetta sentimentale" che può fare liberamente, alla luce del sole, un suo coetaneo eterosessuale. Quanti di noi a scuola, sul diario, sostituivano il nome del ragazzo di cui eravamo follemente innamorati con il corrispettivo femminile per paura di essere presi in giro? ehhh…. ebbene non riuscire a vivere tranquillamente, serenamente, le varie avventure, i vari flirts adolescenziali, le prime cotte con relative delusioni, ci ha portato, spesso, a saltare completamente una fase della crescita sentimentale e a trovarsi direttamente a trentanni, a fare i conti con storie più serie, senza sapere dove mettere le mani (intendo in senso letterario, chiaramente…le mani sappiamo bene dove metterle…). Comportamenti da teen-ager tipo, ansia per una telefonata che non arriva, ripicche stupide, gelosie morbose sono all’ordine del giorno in alcuni rapporti tra gay over 30. Spesso sono comportamenti che, non avendoli vissuti prima, si sperimentano dopo, ahimè! Chiaramente non tutti vivono in ritardo questo tipo di esperienze! No Jack, lo dico solo per non ricevere lettere di persone che dicono che loro invece hanno vissuto tutto al momento giusto….. Per quanto riguarda invece, quella che tu chiami solidarietà gaya, il discorso è complesso, molto più complesso. Hai ragione, sembra non esistere. E per molti è così. Spesso da parte di chi ancora non si accetta la solidarietà nei confronti di un’altro gay,specialmente se pubblica, corrisponderebbe alla dichiarazione anche della propria omosessualità e capisci bene…. Ma fortunatamente non è sempre così. Credo che nei momenti di effettivo bisogno di aggregazione, quando è fondamentale la forza che sappiamo solo l’unione porta, come per magia ecco che le froce si uniscono e s’incazzano tutte insieme!!!! incredibile, ma accade. Certo una solidarietà più continua porterebbe molti vantaggi in più. Da anni spero che, la famosa lobby di cui alcuni ci accusano, prenda veramente forma!! una lobby soprattutto economica. Dove chiunque prima di prendere una decisione o di dire una cosa si dovrebbe chiedere: " ma i gay come la penseranno? e se poi sbaglio e questi non mi comprano più questo prodotto o non mi votano quel partito? sentiamo anche loro va…" Questo non è certo il massimo, mi rendo conto, ma sarebbe un primo passo. Si sa che le forze economiche hanno peso, eccome! E’ vero anche che non esiste un pensiero gay unico ed univoco. Ma in alcuni casi farebbe bene abbassare le barricate, cedere un pò, arrivare a piccoli compromessi per cause più grandi, per arrivare magari ad un punto in cui veramente non ci sarà bisogno di gruppi, strategie, proclami, ma dove ognuno risponderà per se, etero, gay, lesbiche, trans, bisex (quei pochi…). Hai ragione quando dici che vorremmo essere tutti liberi e belli (come diceva una pubblicità di uno shampoo..). E’ vero anche che la vita non va sempre come vorremmo ma, caro Jack, vale la pena di tentare!

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