QUANDO L’AMORE E’ UNA CHIMERA

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Un film surreale che lascia un po' perplessi

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Erano anni che non si vedeva un film di Corsicato (sei per la precisione, da ‘I buchi neri’) anche perché questo regista ultimamente ha fatto solo cortometraggi compattati in lunghi (tutti suoi, come in ‘Libera’ o con altri registi napoletani, ‘I vesuviani’) che l’hanno infelicemente e superficialmente fatto soprannominare ‘l’Almodovar italiano’ per una certa ‘rusticità’ dei personaggi borderline immersi in storie originali ambientate nel sud e una solarità visionaria abbastanza atipica nel panorama registico italiano.

‘Chimera’, ultima fatica del regista napoletano in questi giorni sugli schermi, protagonisti la sua fedelissima (e brava) attrice Iaia Forte e un Tommaso Ragno in doppia versione baffuta e non, è la riprova che da Almodòvar Corsicato si è distaccato definitivamente, preferendo un cinema surreale, astratto, antinarrativo: un illusionista e la sua assistente raccontano di Emma e Sal, una coppia di trentenni in crisi (c’è di mezzo anche una questione di soldi, un debito dovuto a un’autorimessa incendiata che Emma paga concedendosi a un laido imprenditore) che per rinverdire il rapporto tenta prima uno scambio di coppia con due amici e poi un complicato gioco di finzione in cui Emma e Sal provano a sedursi, piacersi, amarsi nuovamente. Il tutto sembra una specie di delirio onirico sospeso nel tempo e nello spazio che ha come unico punto di riferimento una bellissima villa bianca arredata con un arredamento futurista aristo-chic anni ’50 originale e divertente (mobili stilizzati, un letto rotondo e rotante, una piscina dai bordi curvilinei) immersa in un enorme e intricato parco verde.

Il tentativo apprezzabile sarebbe quello di una divagazione postmoderna sulle illusioni e le contradditorietà del gioco amoroso ma il risultato ha un andamento a tratti faticoso, poco fluido e un po’ noioso. Costellato da ripetizioni ossessive e facili simbologie (le fiamme che consumano oggetti e corpi, una coppia di piccioni, le automobili bellissime), da continui ribaltamenti tra realtà e finzione, recitazione e autenticità, vita e palcoscenico, non difetta per fortuna di quell’ironia che garantisce un minimo di necessario distacco da un approccio registico estremamente astratto e freddo.

Novità per Corsicato, non c’è traccia di omosessualità in ‘Chimera’ (resta un accenno la possibile bisessualità dell’amico con cui i protagonisti tentano uno scambio di coppia) anche se fa capolino un vago erotismo insolitamente trattenuto (Iaia che si concede all’imprenditore, un curioso Franco Nero con le brache calate, improvvisando uno strip tra le piante; la camiciaia che salta addosso a Sal nello spogliatoio del suo negozio). Il resto è poco più di un esercizio di stile (giochi di parole:

Salvatore che si chiama prima Sal e poi Tore, l’illusionista straniero è interpretato da Thomas Arana, l’alter ego Sal da Tommaso Ragno) e la svolta surreale che si era già notata nel molto più riuscito ‘I buchi neri’ lascia in realtà un po’ perplessi: la narrazione è troppo asfittica, le immagini troppo poco incisive per gestire coerentemente per un’ora e mezza una non-storia appesantita da eccessivi rimandi metaforici. E il finale troppo facile ‘sgonfia’ ulteriormente la tesi di Corsicato: l’amore, come la riuscita di questo film, resta una chimera.

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