“Ricky”, il bambino volante figlio di un bear

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Il regista gay francese presenta in concorso a Berlino una bizzarra favola in cui a un bimbo paffuto spuntano due ali sulle scapole. Una metafora di ogni diversità...

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Diavolo d’un Ozon. Regista francese eclettico, molto prolifico – uno o due film all’anno – e dichiaratamente gay, François Ozon (‘Sotto la sabbia’,‘Otto donne e un mistero’, ‘Il tempo che resta’), spiazza ancora una volta il suo pubblico con ‘Ricky’, una bizzarra favola operaista presentata in competizione al Festival di Berlino dove ha diviso critica e pubblico. Kathy (Alexandra Lamy) lavora come operaia in un’industria chimica della profonda provincia francese, è separata e vive con la figlioletta Lisa (Mélusine Mayance). Conosce Paco (Sergi Lopez), un immigrato spagnolo decisamente bear, e da un rapporto malandrino in un bagno dell’azienda nasce Ricky, bambino paffutello all’apparenza non diverso dagli altri. Ma un giorno Kathy nota degli strani lividi sulla schiena dell’infante e accusa Paco di averlo picchiato.

Ma dai segni scapolari spuntano nientemeno che due implumi alucce da pollo, pronte a crescere e diventare vere e proprie ali spiegate michelangiolesche tra lo sbigottimento dei genitori e la gioia frenetica dei giornalisti avidi di scoop sempre più sorprendenti… Tratto liberamente dal racconto ‘Moth’ (‘Falena’) contenuto nella raccolta ‘The Darkness of Wallis Simpson’ della scrittrice britannica Rose Tremain e sceneggiato dallo stesso Ozon, ‘Ricky’ è un elogio della diversità filtrata attraverso la storia di un miracolo ma in chiave decisamente laica (già nel suo esordio ‘Sitcom’ il regista francese aveva inserito l’elemento surreale dell’enorme roditore che sconvolge la vita di una famiglia borghese). “Volevo parlare del fantastico come qualcosa di meraviglioso che serve a sfuggire all’ordinarietà” ha spiegato il regista in conferenza stampa. “Ciascuno di noi ha bisogno di sognare, immaginare e andare al cinema per continuare a vivere e sopportare la condizione umana. Come diceva Buñuel: filmate i sogni come fossero la realtà e la realtà come fosse un sogno”. 

“È un film sull’essere differenti e mette in evidenza che le differenze valorizzano l’individuo” aggiunge Sergi Lopez. “Ciò che mi interessava dal punto registico – continua Ozon –  è il mescolamento dei generi. Il film inizia in maniera molto realista, come nello stile di Ken Loach o dei Dardenne, per subire una metamorfosi che lo accosta a un film gore, quasi cronenberghiano e poi di genere fantastico. Volevo mescolare questi diversi registri anche per fare un’opera non facilmente incasellabile”.

‘Ricky’ è stato accolto in maniera contraddittoria dalla stampa italiana: l’Unità parla di “piccolo capolavoro, miracolosamente riuscito” mentre il Mereghetti sul Corriere lo descrive come “la metafora di ogni diversità, affascinante solo se si è disposti ad accettarla”. Anche Liberazione semina il dubbio: “film curioso da accettare senza riserve o da infilare nel sacco delle boiate plateali”.

Coprodotto dall’italiana Teodora, ‘Ricky’ verrà distribuito nel nostro Paese entro il 2009.

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