SAI CHE C’E DI NUOVO? NIENTE

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Il Gay film festival di Torino si è aperto con Madonna e Rupert Everett. La platea si infiamma per la Material Girl ma il film è sconnesso e...

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Una bandiera arcobaleno accoglie la fiumana di spettatori accorsi nella nuova sede del festival, il Teatro Nuovo al Valentino, sala da mille posti traboccante, gremita.

l film d’apertura è ‘Sai che c’è di nuovo’ di John Schlesinger (è l’anteprima italiana ma il film è uscito venerdì 14 nelle sale) con Madonna e Rupert Everett: la platea in fermento scoppia in un applauso alla prima inquadratura della Material Girl, un travestito nelle prime file, copia identica di Miss Ciccone, piange per tutto il film e alla fine canta a squarciagola ‘American Pie’. La scelta della pellicola è pertinente (le nuove famiglie miste, ovvero etero con gay che convivono, procreano o chiedono in adozione) e Madonna sta a un giovane gay come Padre Pio a un fervente cattolico.

Ma il film non è riuscito. La storia di Abbie e Robert, lei insegnante di yoga quarantenne sfortunata con gli uomini, lui aitante giardiniere gay che allevano insieme un bambino e poi finiscono in tribunale a chiederne l’affidamento una volta rotto il sodalizio, è sconnessa, irrisolta, stereotipata. Forse i due protagonisti si sforzano troppo si voler interpretare se stessi per ricordarsi di star recitando (e comunque lo fanno senza convinzione), l’intenzionale understatement di tutta la vicenda suona falso e pretenzioso. Né aiuta una fotografia insolitamente umbratile e scarna (la regia dell’oscarizzato Schlesinger – ‘Un uomo da marciapiede’ e ‘Domenica maledetta domenica’ – è irriconoscibile). Ma il problema non è solo questo: il film inizia come la classica commedia gay leggera e divertente per poi virare e contorcersi in un dramma giudiziario irrisolto (il finale è troncato e alcuni aspetti della vicenda restano in sospeso) in cui i padri del bambino si moltiplicano e la psicologia dei personaggi resta a un livello embrionale. Il tema del film è peraltro fuorviante: non si tratta affatto di un gay che alleva suo figlio e afferma il diritto ad esercitare la paternità ma piuttosto: chi alleva un bambino può avere tout court i diritti di un padre?

Resta poi una questione a suo modo ‘politica’: siamo poi sicuri che la questione della paternità gay sia un tema così a cuore degli omosessuali maschi – come viene messo in risalto ultimamente dalla stampa nazionale – a tal punto da essere messo sullo stesso piano, per esempio, delle unioni civili? Agli elettori l’ardua sentenza.

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