SHORTBUS, SESSO USA E ORGETTA

di

Esce in un numero ridotto di copie lo 'scandaloso' Shortbus di John Cameron Mitchell su un club newyorchese dove si pratica sesso libero, etero e gay. È il...

1405 0

Variety l’ha definito il film più sessualmente esplicito mai realizzato in America al di fuori del cinema porno e negli States, dove ha diviso gli esperti del settore, ha dato vita a bizzarri neologismi quali Fucktastic, Cocktacular, Breastalicious. I critici italiani l’hanno accolto bene a Cannes dove è stato presentato fuori concorso: Alberto Barbera lo paragona a un «John Waters in stato di grazia» e la sempre pungente Maria Rosa Mancuso de Il Foglio lo lancia come «’L’impero dei sensi’ di questi anni, allegro e promiscuo quanto il giapponese era monogamo e cupo».

Stiamo parlando del sulfureo Shortbus di John Cameron Mitchell, bomba cinematografica ad alto contenuto ormonale pronta a esplodere nella bigottissima Papaland, dove l’uscita è stata anticipata a domani facendo gridare allo scandalo e scatenando la ferale mannaia preventiva della riduzione delle copie previste da 100 a 60. Sono stati infatti soprattutto i proprietari dei multiplex a rifiutare di proiettarlo temendo l’accostamento con i normali prodotti cinematografici per quiete famigliole protettive. «Ho trovato difficoltà con molti esercenti, anche di qualità, nel far accettare questo film a causa di un certo loro perbenismo» spiega il distributore della Bim Valerio De Paolis. «Considerano questo film pornografico, una cosa che a me sembra davvero miope e comunque riduttiva. Ma non li giudico certo, ognuno è libero di pensarla come vuole e non voglio fare polemica».

Una garanzia però ci sarebbe, ovvero il fatto che la commissione di censura non avrebbe infierito con alcun taglio sul film che, si spera, dovrebbe rimanere intonso come nelle intenzioni del regista pur non scampando l’inevitabile divieto ai minori di diciott’anni.

Tutto ruota intorno a un club newyorchese, lo Shortbus appunto (in America è l’autobus corto destinato agli studenti minorati o caratteriali), dove la creatività si esprime in gioiose ammucchiate ma anche in canti, balli e pubbliche letture. E gli intrecci sessuali – dentro e fuori lo Shortbus – sfidano le leggi combinatorie con ardita fantasia, senza distinzione etero o gay: dall’acrobatica autofellatio nella posizione yoga dell’aratro, alla seduta sadomaso con tanto di abbondante eiaculazione da missile Stud contro un quadro alla Pollock-De Koonig che viene così completato artisticamente; dal ginnico trio gay con tanto di dissacrante Star-Spangled Banner, ossia l’inno americano, canticchiato allegramente durante un rimming mentre un voyeur spia esterrefatto col teleobiettivo, all’accoppiamento etero con ampio specchio di varianti del kamasutra (cunnilingus con lei sul pianoforte, donna in posizione invertita Viparita Karani – ossia la mezzacandela – mentre lui le dà le terga, missionaria standard, pecorina contro una porta, eccetera).

In questo divertito bailamme di carne palpitante vari personaggi cercano di comunicare, realizzarsi…

Continua in seconda pagina^d

In questo divertito bailamme di carne palpitante vari personaggi cercano di comunicare, realizzarsi, combattere la solitudine: c’è il gestore del locale, la disillusa drag Justin Bond nel ruolo di se stessa; c’è la sessuologa Sofia che non ha mai avuto un orgasmo e da anni simula col marito Rob affetto da satiriasi, ovvero è costantemente desideroso di sesso; ci sono i fidanzati Jamie e James che decidono di aprire la coppia a un terzo, il bel Ceth, ma Jamie è dubbioso; c’è l’inquieta Severin, la maitresse sadomaso insoddisfatta che mal sopporta il suo vero, impegnativo nome: Jennifer Aniston.

Leggi   Per la prima volta un ‘madrino’ al Festival di Venezia: è Alessandro Borghi

Un progetto portato avanti dal 2003 quando il regista John Cameron Mitchell, già autore del queer Hedwig, la diva con qualcosa in più, ha reclutato gli attori attraverso segnalazioni su alcune riviste alternative («abbiamo evitato le star, non hanno sesso») e un sito Internet visitato da mezzo milione di persone. Dalle 500 videocassette con provini hard e non, Mitchell ne ha selezionate una quarantina che hanno poi partecipato a una vera festa Shortbus filmata, ovviamente a base di sesso. Il titolo di lavorazione era quanto mai esplicativo: The Sex Film Project. Il giorno dopo il gruppo si è riunito, ha visto i filmati, e tramite uno scrutinio segreto, ognuno ha dato un voto da uno a quattro agli altri: quelli più alti sono serviti a creare le coppie da cui si sono poi sviluppati i personaggi in corso d’opera, attraverso continui laboratori collettivi alla Mike Leigh.

Lo stesso regista, gay dichiarato, ha confessato di aver fatto sul set per la prima volta nella sua vita un cunnilingus a una donna molto eccitata, l’attrice Sook-Yin Lee, che nel film interpreta l’anorgasmica Sofia ma nella realtà, durante una scena, aveva infiocchettato ben sei orgasmi consecutivi.

«Non lo considero un film pornografico» spiega Mitchell. «Perché la pornografia, e Dio sa che non ho niente contro di lei, ha come scopo solo quello di eccitare, ma è priva di scopi artistici».

L’intento è infatti quello di far sorridere e riflettere, più che provocare, con uno stile da commedia esistenzialista alla Woody Allen ma in salsa decisamente piccante. E se non è certo il film che sdogana l’hard nel circuito tradizionale – si pensi a Idioti di Von Trier o a Ken Park di Larry Clark – è forse la prima volta che il sesso esplicito e collettivo viene rappresentato in maniera così gioiosa e vitalistica senza essere associato al dramma o alla morbosità peccaminosa della perversione. Certo, la malinconia non manca – e la ‘Manhattan’ di Woody è stata ormai decapitata da un senso di incertezza e allarmismo con cui gli USA faranno i conti ancora per molti anni – ma la ricetta proposta da Mitchell è chiara: «Non dico che il sesso libero fa bene, dico che il buon sesso aiuta» sostiene il regista. «E buon sesso significa rispetto reciproco, capacità di guardarsi negli occhi. Se la gente facesse un sesso migliore ci sarebbero meno guerre. È un film patriottico, che ricorda come l’America sia sempre stata il luogo in cui i perseguitati hanno ottenuto asilo e libertà mentre oggi viviamo in un’era in cui le paure sono manipolate dal potere politico e quindi terroristi, emigranti e minoranze sessuali vengono considerati pericolosi alla stessa stregua».

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...